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La Regione siciliana pignorata: partecipava al Vinitaly di Verona e non pagava!/ MATTINALE 195

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La Regione, attraverso l’Istituto regionale della Vite e dell’Olio, deve 3,3 milioni di euro alla società che organizza il Vinitaly. Da qui il pignoramento. Questa vicenda, in realtà, è la spia di quanto sta succedendo alla Regione, nelle ex Province siciliane, nei Comuni e negli enti e società che fanno capo a Regione, Province e Comuni. Sprechi? Anche. Ma sono soprattutto gli scippi dello Stato frutto dei ‘Patti scellerati’ voluti nella passata legislatura dal PD siciliano 

Pignorata. La Regione siciliana che subisce un pignoramento. Non direttamente, perché il provvedimento è stato notificato all’Istituto regionale per la Vite e per l’Olio. Ma siccome a non erogare i fondi a questo Istituto è la Regione, di fatto, a subire il pignoramento di 3,3 milioni di euro è, indirettamente, la Regione siciliana!

Insomma, siamo amministrati da una Regione che fa quelli che, dalle nostre parti, si chiamano “tappi“. La Regione siciliana – attraverso il citato Istituto regionale della Vite e dell’Olio – è in debito con Verona Fiere. Da qui il pignoramento “di tutti i conti correnti dell’Istituto – leggiamo su Blog Sicilia – ottenuto da Verona Fiere per recuperare un debito non pagato di 3,3 milioni di euro per la partecipazione a cinque edizioni del Vinitaly”.

In compenso, negli stessi anni in cui la Regione non pagava la partecipazione al Vinitaly, pagava per la partecipazione all’EXPO di Milano. In quel caso i soldi c’erano. Volete mettere il Vinitaty con Milano?

Che figura, ragazzi! Passare pure per ‘tappiatori’. Però, se ci pensiamo, la situazione fa il paio con tutto quello che sta succedendo in Sicilia.

Basti pensare al fatto che, martedì prossimo, i rappresentanti del Governo regionale si dovranno presentare davanti la Corte dei Conti per la Sicilia, in contraddittorio, per spiegare che cosa stanno combinando con il Rendiconto 2017. Con il Governo regionale che cerca di aggirare una prescrizione della magistratura contabile di circa un miliardo e mezzo di euro (QUI TROVATE GLI ARTICOLI DOVE APPROFONDIRE QUESTA INCREDIBILE STORIA).

E che dire del Comune di Catania? Dove si profila una dichiarazione di default che rischia di costare ai cittadini catanesi 160 milioni di euro all’anno! (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

Non si conoscono ancora i veri conti del Comune di Palermo. Ma da quel poco che si comincia a capire dal grottesco ‘Bilancio di previsione 2018’ che il Consiglio comunale dovrebbe approvare in questi giorni la situazione volge al peggio.

E che dire dei Comuni siciliani che hanno già dichiarato il default? (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

E dei circa 300 Comuni della nostra Isola senza Bilanci approvati ne vogliamo parlare?

E dei 115 milioni di euro per consentire ai Comuni il pagamento delle rate dei mutui (ammesso che con questi soldi ci paghino le rate dei mutui…) tolti agli ospedali pubblici della Sicilia che ne pensate (i ‘celebri’ risparmi sulla sanità siciliana, tra Pronto Soccorso nel caos, mancanza di posti letto e carenza di medici e infermieri: nonostante ciò sono stati ‘risparmiati’ 115 milioni di euro: in compenso nella Catania di Nello Musumeci e dell’assessore alla Salute-Sanità, Ruggero Razza, è stato inaugurato il nuovo Pronto Soccorso del Policlinico: gente che può!).

Ormai non citiamo più le ex nove Province siciliane, tutte senza soldi (ma qui la responsabilità primaria, come racconteremo più tardi, è del passato Governo regionale di Rosario Crocetta).

Quanti sono, oggi, i Comuni siciliani che non pagano gli stipendi ai propri dipendenti?

Quante sono le società regionali, comunali e provinciali che non pagano i propri dipendenti?

Ci sarà qualcuno che metterà assieme tutti questi dati per arrivare alla conclusione che quello che sta succedendo in Sicilia somiglia tanto a un fallimento che è prima di tutto culturale e politico?

Foto tratta da quifinanza.it

P.s.

La domanda è: perché sta succedendo tutto questo? Nel caso dei Comuni di Palermo e di Catania ci sono anche gli sprechi. Ma il vero problema sono i ‘Patti scellerati’ tra il Governo Renzi e il Governo regionale di Rosario Crocetta firmati nel 2014 e nel 2016. Il fallimento della Regione, dei Comuni e delle ex Province siciliane è scritto in quei ‘Patti’. Con qualche altre penalizzazione aggiunta qua e là.

Con responsabilità politiche precise: il centrosinistra siciliana, PD in testa.

 

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