Sul Titanic

Tangentopoli del mare: un’intera classe politica alla sbarra

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L’avviso di chiusura indagini è arrivato a Ettore e Vittorio Morace (ex Ustica Lines), all’ex presidente della Regione, all’ex sottosegretaria Simona Vicari, l’ex sindaco di Trapani ed ex deputato regionale Girolamo Fazio, il deputato regionale Marianna Caronia, la dirigente regionale Salvatrice Severino e altri

Bandi ritagliati ad hoc, finanziamenti pubblici non dovuti, regali di lusso, dai Rolex alle borse Chanel, assunzioni di parenti e amici, soldi in campagna elettorale e chissà quanto altro ancora verrà fuori al processo che vede alla sbarra politici e funzionari regionali che, secondo l’accusa, avevano stretto un patto corruttivo con gli armatori Morace, ex Ustica Lines, oggi Liberty Lines. L’inchiesta ‘Mare Mostrum’ ha rivelato un mondo fatto di affari e mazzette, favori e corruttele che, al di là degli indagati, ha sfiorato numerosi esponenti dei partiti politici di destra e di sinistra. La notizia di oggi è che il processo è sempre più vicino: con 14 avvisi inviati dalla Procura, l’inchiesta è arrivata al dunque.

Tra i destinatari del provvedimento siglato dai pm di Palermo. Sergio Demontis e Francesco Gualtieri, gli armatori di Ustica Lines, poi diventata Liberty Lines, Ettore e Vittorio Morace, la stessa società di navigazione, l’ex governatore Rosario Crocetta, l’ex sottosegretario alle infrastrutture Simona Vicari, l’ex sindaco di Trapani Mimmo Fazio, la deputata regionale Marianna Caronia, la dirigente dell’epoca dell’assessorato ai Trasporti, Salvatrice Savarino e altri burocrati.  A Trapani un altro filone dell’inchiesta per la quale il 15 novembre è fissata l’udienza preliminare.

Per l’accusa, in particolare, la società di Morace avrebbe ottenuto, tra il 2008 e il 2014, dieci milioni di euro come compensazione finanziaria di servizi di trasporto marittimo che in realtà non sarebbero stati effettuati. Il caso è stato sollevato dall’opposizione sostenuta, nella gestione burocratica dei bandi e delle erogazioni, da un’altra dirigente regionale, Dorotea Piazza, che sarebbe stata per questo minacciata.

Ma è solo un dettaglio. Perché come accennato- e come potete leggere negli articoli correlati che trovate in calce- l’inchiesta ha svelato un sistema, “un patto corruttivo” che ruotava intorno agli interessi dei due armatori siciliani che detengono il monopolio nel settore dei collegamenti marittimi, a carico dei contribuenti siciliani. Dalla vendita della Siremar, che con una controversa manovra, è finita nelle mani dei Morace e dei Franza, fino ai più recenti bandi per le isole minori.

Emblematica l’accusa rivolta all’ex deputato regionale, Mimmo Fazio, anche lui di Trapani come i Morace: gli interessi degli armatori erano per lui, scrivono i PM, “oggetto prioritario e criterio guida della propria azione politica, in violazione dell’obbligo su lui gr­avante ex art. 5 dello Statuto della Regione Siciliana di esercitare le proprie funzioni al solo scopo del bene inseparabile dell’Italia e della Regione”.

Insomma, era “al soldo dei Morace”. Ma non era il solo e non poteva essere il solo. Perché per garantire gli interessi di questi imprenditori,  logica vuole che poteva contare sulla complicità di assessori e burocrati. Non a caso, Salvatrice Savarino non è la sola ad essere indagata. Ci sono anche ,ci sono anche il dirigente Giacomo Monteleone e i funzionari Sergio Bagarella, Lucio Cipolla ed Elisabetta Miceli. Ogni funzionario aveva un preciso referente politico. Elisabetta Miceli, ad esempio, è la figlia dell’ex sindaco San Giuseppe Jato e sorella di Francesco, consigliere provinciale vicino al Mpa. Un esempio per dire che questi funzionari di certo non agivano senza il placet dei loro referenti.

Ed è per questo che questa inchiesta, in realtà, svela molto più di quello che leggiamo sui documenti relativi ai singoli indagati: mette a nudo un sistema da cui si sono nutriti tutti i governi regionali, un sistema fatto di interessi privati che sovrastano quelli pubblici, di politici e funzionari che hanno usato risorse pubbliche per i loro tornaconti,  di tangenti, collusioni, commistioni, occhi chiusi e bocche aperte.

Ed è per questo che, simbolicamente, alla sbarra sarà chiamata un’intera classe politica. Peccato che sia solo simbolicamente. Ma, va da sé, nel nostro ordinamento le responsabilità penali sono personali. Ma sullo sfondo restano responsabilità politiche pesanti come un macigno. E una vera e propria truffa in danno dei siciliani.

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