Terza pagina

terza pagina/ La Sicilia? “La più bella regione d Italia, un’ orgia inaudita di colori, di profumi, una grande goduria”

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La nostra rubrica dedicata alle pillole culturali: gli incipit tratti dai grandi romanzi, gli aforismi di scrittori e filosofi, i siciliani da non dimenticare, gli anniversari di fatti storici noti e meno noti, la Sicilia dei grandi viaggiatori, i proverbi della nostra tradizione e tanto altro ancora. Buona lettura

terza pagina

(a cura di Dario Cangemi)

Incipit

Un classico buongiorno. O, se preferite, un buon giorno ricordando un grande romanzo. Il modo migliore di iniziare una giornata: l’incipit di un grande libro. Se lo avete già letto sarà un bel ricordo. Se no, potrebbe invogliarvi alla lettura

«Uno scrittore è qualcuno che non sa niente della propria vita o della vita di chiunque altro fintanto che non solo l’ha immaginata, ma ha scoperto, scrivendo, come immaginarla».

Philip Roth in ‘’Non scrivere di me di Livia’’ Manera Sambuy, Feltrinelli

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Pensieri sparsi

L’aforisma, la sentenza, sosteneva Nietzsche, sono le forme dell’eternità. L’aforisma é paragonato dal filosofo tedesco alle figure in rilievo, che, essendo incomplete, richiedono all’osservatore di completare ‘’col pensiero ciò che si staglia davanti’’

«Se non ci metti troppo, t’aspetterò tutta la vita».

Oscar Wilde

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Siciliani notevoli da ricordare

Ricordiamo oggi… Onofrio Abbate, dal 1882 Abbate Pascià (Palermo, 29 febbraio 1824 – Il Cairo, 11 ottobre 1915) è stato un medico, naturalista e scrittore siciliano. Laureatosi in medicina, allievo di un noto oculista del tempo, Socrate Polara, divenne un valido oftamologo, coltivando, nello stesso tempo, interessi letterari: tra i quali alcune poesie e un libretto teatrale per un oratorio Il giudizio universale del maestro Pietro Raimondi. Nel 1845 emigrò in Egitto, dove diventò direttore dell’ospedale governativo di Alessandria e ricevette diversi incarichi pubblici. Ci ha lasciato un gran numero di scritti trattanti la medicina, le condizioni fisiche e sanitarie dell’Egitto, la storia delle scienze e specialmente la geografia e l’archeologia egiziane.

La sua opera Il giudizio universale (Palermo 1843)  fu musicata dal romano P. Raimondi, fin dal 1833 direttore del Collegio di musica di Palermo. E, sempre in quegli anni, diede inoltre alle stampe: Illustrazione di una inedita iscrizione gotico-normanna; Sulla etimologia nelle lingue (Palermo 1840); Archeologia egiziana o i geroglifici applicati alle scienze mediche; Un bassorilievo di Beni Hassan – Interpretazioni medico-archeologiche (Palermo 1843)

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Eventi e fatti storici

E’ l’11 ottobre… 1735

– Preliminari di pace per il trattato di Vienna –

La sospensione d’armi (armistizio) fu pubblicata nell’Impero il 3 novembre 1735 ed in Lombardia il 16 novembre. Il 2 dicembre 1735 gli spagnoli accettarono l’armistizio e si ritirarono dalla Toscana, cedendola agli austriaci.

Soltanto il 18 novembre 1738 fu conclusa la pace definitiva tra la Francia e l’imperatore d’Austria, a cui la Sardegna aderì il 9 marzo 1739.

La pace riconosceva a Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna ed Elisabetta Farnese, il legittimo possesso delle Due Sicilie (conquistate negli anni 1734-1735 a spese degli austriaci); in cambio, il Ducato di Parma e Piacenza, appartenuto fino al 1735 a Carlo di Borbone stesso, veniva definitivamente ceduto agli austriaci, nella persona dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo. Come stabilito dai preliminari di pace siglati nel 1735, Stanislao Leszczyński, suocero del re di Francia Luigi XV, rinunciò al trono polacco in favore di Augusto, duca di Sassonia, che divenne re di Polonia. Come indennizzo, Stanislao ricevette il ducato di Lorena e Bar, che alla sua morte, avvenuta nel 1766, sarebbe passato alla Francia. Francesco Stefano, marito della figlia e designata erede dell’imperatore Maria Teresa, ricevette da Carlo di Borbone, come compenso per la perdita del Ducato di Lorena, i diritti di successione sul Granducato di Toscana, che avrebbe ereditato alla morte di Gian Gastone de’ Medici nel 1737. (sefferhouse.eu)

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Viaggiatori in Sicilia

Se il viaggio è desiderio di conoscere l’altro e, al tempo stesso, possibilità di riconoscere se stessi. E’ affascinante notare come la Sicilia rappresenta per chi non vi è nato un’attrazione irresistibile, calamitando fantasie e immaginari dei viaggiatori stranieri che, forti della propria identità, vengono in Sicilia per capirne la conclamata diversità e forse trovano per lo più quello che credevano di voler trovare secondo la loro formazione, i loro desideri. In passato, l’identità univoca dei centri da cui provenivano i viaggiatori, bagaglio e ideale di cultura di cui erano portatori e di cui cercavano conferma in Sicilia, si è scontrata con l’identità plurale dell’isola in cui giungevano, quella pluralità tipica delle periferie e pure delle dimore di frontiera, con il loro intreccio di genti e di culture.

Lo scopo del viaggio progettato da Dominique-Vivant Denon e dagli artisti che l’accompagnavano aveva il fine di conoscere l’abbondante ricchezza delle antichità classiche e i fenomeni naturali della Sicilia. Sbarcati a Messina il 2 giugno 1778, raggiungono Taormina e Catania e da qui, muovendosi verso Nicolosi, si avventurano a scalare l’Etna. Poi proseguono per le città dell’entroterra quali Adrano, Enna, Leonforte, Termini e raggiungono Palermo il 2 luglio. A Palermo assistono ai festeggiamenti di Santa Rosalia soffermandosi per un intero mese. Dalla capitale si portano a Segesta, Erice, Trapani, Selinunte ed Agrigento. Il 4 settembre da Licata si imbarcano su una “speronara”(piccola imbarcazione Maltese con tutte le vele in poppa) per approdare a Malta, sede dell’Ordine dei Cavalieri. Qui, soggiornano fino al 17 settembre e rientrano in Sicilia approdando a Siracusa. Dopo la visita di Siracusa, raggiungono la Cava d’Ispica attraverso Avola, Noto, Rosolini. La mappa sottostante mostra a chiare lettere l’intero percorso Adesso, il viaggio volge al termine e ritornati a Messina, il 29 novembre 1778 lasciano la Sicilia, dopo sei mesi di perlustrazioni frenetiche e pure rischiose per la propria salute. Dell’intero viaggio di originale resta il meraviglioso libro pubblicato a Parigi nel 1788 ‘’Voyage in Sicile’‘. L’opera ebbe grande successo in Europa, tanto che creò il cosiddetto Grand Tour in Italia. Il turismo in Sicilia si implementò anche e sempre più anche presso i giovani dell’aristocrazia europea, nasce il viaggio di diletto associato alle emozioni della scoperta di luoghi selvaggi in natura ed al piacere di ammirare l’arte.

Con il francese Denon continuo il racconto del tour dei viaggiatori stranieri in Sicilia della fine del 1700. Leggere la Sicilia di Denon non solo ci colpisce e ci stupisce, ma sicuramente ci appassiona. Non leggeremo solo storia, ma a tratti anche arte, archeologia, architettura, letteratura epica e mitologica, geologia, demografia, sociologia e forse c’è di più che non so esprimere. Oltre ai sacrifici personali sofferti, verranno pure confermati le scarse, disagevoli, pericolose e paludose strade e i sentieri attraversati, la scarsa popolazione, le terre paludose e abbandonate, la miseria e povertà delle città visitate, l’aria malsana di vari paesi e città e infine, lo sfruttamento di re e monarchi. Per la città di Agrigento, Denon evidenzia l’abbandono, quasi totale, degli allevamenti di cavalli.

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Rapporti tra scrittori e la Sicilia

Quando pensiamo alla Sicilia, inevitabilmente i ricordi personali si sovrappongono alle descrizioni letterarie, così come i fatti di attualità si intrecciano con le fantasie mitologiche e il folklore si confonde con i luoghi comuni, suggerendo all’immaginazione percorsi alternativi

“La più bella regione d’Italia: un’ orgia inaudita di colori, di profumi, di luci, una grande goduria”

(Sigmund Freud)

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La scuola poetica siciliana

La scuola poetica siciliana è la prima forma di letteratura laica in Italia. Suo promotore fu l’Imperatore Federico II di Svevia. Questa scuola vide il suo apice tra il 1230 e il 1250. Nacque come una poesia di corte, infatti autori dei più noti sonetti sono lo stesso Federico II e membri della sua corte quali Pier delle Vigne, Re Enzo, figlio di Federico, Rinaldo d’Aquino, Jacopo da Lentini (funzionario della curia imperiale), Stefano protonotaro da Messina…La lingua usata era il siciliano o meglio il siculo-appulo.

‘’Dal core mi vene

che gli occhi mi tene – rosata:

spesso m’adivene

che la cera ò bene – bagnata,

quando mi sovene

di mia bona spene – c’ò data

in voi, amorosa,

benaventurosa.

Però, se m’amate,

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già non vi ’ngannate – neiente,

ca pur aspetando,

in voi ’magginando,

l’amor c’aggio in voi

lo cor mi distrui, – avenente;

ca·ss’io non temesse

c’a voi dispiacesse,

ben m’aucideria,

e non viverï’a – tormenti…’’

Giacomo da Lentini – Poesie (XIII secolo)

Rime

‘’Dal core mi vene’’

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Un po’ di Toponomastica siciliana…

La toponomastica ha un ruolo fondamentale per ricostruire o far riaffiorare, passato e memoria storica oggi archiviata.

Il ricordo, in particolare nel Meridione d’Italia, della presenza culturale araba e musulmana che contribuì a rendere dotta erudita e saggia la nascente cultura italiana, nelle arti nelle scienze nella letteratura e in tutti i campi delle umane attività, forgiandola con quei caratteri comuni a entrambe le sponde del Mediterraneo.

Studiamo da vicino, oggi, due termini: Il primo, “gebel” – altura, monte, monte isolato, o gruppo o catena di monti, o anche altopiano – è frequentissimo nella toponomastica di tutto mondo arabo e in Sicilia incontriamo Mongibello (l’Etna era chiamato “gebel” al tempo degli Arabi, poi Mongibello dalle persone colte); Gibellina (piccola altura); Gibilmanna, Gibilrossa…

Il secondo, il termine “rahl” – luogo di soggiorno- indica un sito in cui fare tappa e sostare: Racalmuto, Regalbuto, Ragalna, Regaleali.

A domani!

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