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Siciliana, giovane, emigrata a Londra: perché non tornerà mai più in Sicilia/ MATTINALE 158

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La storia emblematica di una ragazza siciliana emigrata giovanissima a Londra. Il padre, dopo tanto chiedere, trova finalmente la raccomandazione ‘giusta’ per un posto in Sicilia. Ma la ragazza spiega al papà perché non ritornerà nella nostra Isola. Ricordate il ‘Lamento per il Sud’ di Quasimodo? “Più nessuno mi porterà nel Sud…”

Dopo tanto chiedere e supplicare, salendo e scendendo le altrui scale, consumando ore e ore in attese logoranti, sfacciandosi e inchinandosi ai tanti piccoli cesarini che ammorbano le nostre vite, un mio lontano cugino ottenne un posto di lavoro per la propria adorata figliola che, proprio in cerca di un’occupazione, due anni prima era partita per l’Inghilterra. Fuori di sé dalla gioia, telefonò subito alla figlia, dalla quale però ebbe una risposta che lo gelò:

“Ti ringrazio papà, è una bella occasione, ma io non tornerò mai più in Sicilia, nemmeno per un posto sicuro che duri tutta la vita, nemmeno per uno stipendio di 3.000 euro. E tu sai che qui io guadagno meno della metà di quella cifra e che il lavoro che faccio è modesto. Ma qui ci sono tanti altri motivi per viverci e tanti vantaggi garantiti dal Comune e dallo Stato che invece laggiù dobbiamo pagare. Ti faccio un esempio: quando aspetterò un bambino, il servizio sanitario mi inserirà in un programma di assistenza e controlli con date e visite certe e gratuite. Non dovrò andare per forza, come ha fatto mia sorella, da un ginecologo che è medico ospedaliero e che poi ti fa partorire a pagamento nella sua clinica privata. E lo stesso vale per il dentista e tutti gli altri medici. Qui non importa se trovi casa lontano dal posto di lavoro. Qui ci sono treni, autobus e metro comodi e puntuali. Ci sono asili comunali e scuole pubbliche dove porterò i miei figli e lì saranno al sicuro. Se sarò stata brava nel mio lavoro, tra qualche mese passerò sicuramente a tempo indeterminato, perché, mi dicono, è interesse della mia azienda tenersi i migliori. Lo sai che il nostro amministratore entrò dieci anni fa come commesso? E con lui gli affari vanno benissimo. Qui non fanno come a Palermo, dove, al compimento dei due anni, invece di stabilizzarti, ti licenziano, come è successo al mio amico Giovanni in quel negozio al centro, dove lo avevano sfruttato a sangue per due anni e nessuno al Comune o alla Regione controlla e i datori di lavoro fanno gli squali e il comodo loro. Da noi vengono anche per controllare se i pesi e le bilance non sono truccate. Alcuni miei nuovi conoscenti hanno aperto piccole attività commerciali e nessuno è andato mai a chiedergli il ‘pizzo’. A me piacerebbe potere aprire una libreria. Tutte queste cose fanno sì che il mio piccolo stipendio conservi quasi intatto il sua valore e io sono orgogliosa di me e della mia vita. Io non sono così brava da capire se in Sicilia le cose non sono come qui per colpa dei siciliani o della politica. So che si può fare e a me sta bene così. Non debbo nulla a nessuno, non debbo ringraziare padrini e onorevoli e nemmeno tu, pa’ devi ringraziare nessuno. Ti voglio bene”.

Foto tratta da vistanet.it

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