J'Accuse

Palermo, un addio al vetriolo

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“È necessario parlare di Palermo. Questa città ha sempre avuto e continua ad avere un peso determinante misconosciuto nella vicenda italiana. Oggi dicono che per via politica e mafiosa sta trasmettendo una specie di lebbra morale a tutta la nazione. Se è vero, perché lo fa? Cos’è Palermo? Da dove viene? Dove va? Cosa vuole da noi questo tritume d’ossa e calcinaccio? L’anima della città non è fissata alle sue pietre. Esse sono completamente mute. Palermo non è un museo; la sua scoperta si può fare solo in una dimensione psichica. Ma bisogna iniziarsi con serena umiltà: unico modo per arrivare pian piano a penetrare i misteri e a gustarne (perché ci sono) i raffinati, cerebrali, snervanti piaceri. La città offre visioni di sfacelo e di morte. Se riuscite a farle abbassare la maschera, vedete che sotto è ben viva. Ma chi non si abbandona, chi non si lascia iniziare al suo culto, sente Palermo indifferente, inospitale o addirittura nemica fin dal primo mettervi piede”. Da “Guida ai misteri e piaceri di Palermo”, Pietro Zullino, Ed. SugarCo, 1973 

Nulla porteremo via da te se non
la nudità, città detestabile!
Prenditi anche questo con mille maledizioni!
Noi andremo nella foresta, dove
scopriremo che la belva più crudele
è migliore degli abitanti di questa città.
Distruggano gli dei
– voi tutti ascoltatemi, buoni dei –
i vostri governanti, figli di Palermo,
dentro e fuori queste mura:

O sole benedetto che nutri, perché hai estratto
tanta marcia umidità dalla terra?
I fratelli gemelli di un solo ventre hai toccato
con fortune diverse, e il maggiore
disprezzò il minore.
Avete elevato straccioni, avete precipitato
signori, per questo a voi, i governanti di questi tempi,
toccherà un disprezzo ereditario.
Quest’uomo è un adulatore, dite?
Se lo è uno, lo sono tutti,
perché ogni gradino della fortuna
è lisciato da quello che sta sotto:
la zucca del dotto si piega davanti
al cretino d’oro; tutto è obliquità;
non c’è nulla di retto nelle vostre nature
maledette ma solo una diretta malvagità.

Che c’è qui?
Oro? Giallo, splendente, prezioso oro?
Tanto di questo renderà bianco
il nero; bello il brutto; giusto
l’ingiusto; nobile il vile; giovane
il vecchio; coraggioso il codardo. Ah!
Voi dei! Perché questo?
Che cosa è questo, dei? Ebbene,
questo strapperà sacerdoti e servi
dal vostro fianco, ucciderà coi cuscini
uomini vigorosi. Questo giallo verme
unirà e sfalderà religioni, benedirà
i maledetti, farà adorare la lebbra
canuta, premierà i ladri con titoli,
riverenze e lodi e con gli scranni
dei senatori. Questo è ciò
che fa rimaritare la vedova stantia:
davanti a lei vomiterebbero
l’ospedale e le piaghe ulcerose, ma costui
la imbalsama e profuma e di nuovo la dona
al giorno d’aprile.

Foto tratta da visitpalermo.eu

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