Stefano Fassina (Liberi e Uguali) difende le tesi di Paolo Savona

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Si va sempre più assottigliando il fronte ‘anti-populista’ di chi cerca di non far decollare il Governo Di Maio-Salvini. Stefano Fassina, già sottosegretario del Governo Letta, parlamentare nazionale di Liberi e Uguali, non solo difende l’economista Paolo Savona, ma stigmatizza anche l’assurdità delle regole europee

Il fronte ‘anti-populista’ si va sfaldando. Giorgia Meloni – lato centrodestra – difende il leader della Lega, Matteo Salvini. Mentre a sinistra del PD l’ex sottosegretario all’Economia del Governo Letta, difende le tesi dell’economista Paolo Savona che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la Germania non vogliono nel nuovo Governo al Ministero dell’Economia.

In un’intervista al quotidiano La Repubblica Stefano Fassina – che nella vita fa l’economista e, quindi, conosce molto bene lo scenario economico italiano ed europeo, dice che Paolo Savona “è una persona autorevole e competente”. Quello che ci vuole, insomma, per “forzare le regole europee”, con particolare riferimento agli obiettivi del Fiscal Compact, un trattato internazionale che ha “obiettivi irrealistici e pericolosi per l’uguaglianza e la giustizia sociale”.

Come si può notare, quando si ragione in termini economici le baggianate sull’europeismo a tutti i costi, anzi, costi quel che costi lasciano il tempo che trovano anche a sinistra.

Non la imbarazza il fatto di pensarla come Salvini, chiede il giornalista. e Fassina:

“Queste cose le dicevo già anni fa, tanto che furono all’origine delle mie dimissioni da viceministro del Governo Letta”. Cosa, questa, che noi ricordiamo perfettamente, se è vero, allora, Fassina parlava, senza mezzi termini, di insostenibilità dell’euro.

E infatti l’ex sottosegretario cita due premi Nobel per l’economia, Stiglitz e Krugman, che sull’Europa del Fiscal compact non hanno mai risparmiato critiche.Riflessioni, quelle dei due noti economisti che, a parere di Fassina, sono ormai patrimonio di milioni di italiani, soprattutto “le fasce deboli che hanno votato Movimento 5 Stelle al Sud e Lega al Nord”, aggiunge l’ex sottosegretario.

Detto questo, Fassina precisa che non voterà la fiducia al nuovo Governo (ammesso che il presidente Mattarella e la Germania concedano il ‘permesso’…), anche se non esclude “singole convergenze”.

Fassina si dice favorevole ad alcuni punti: allargamento del deficit per rinviare le clausole di salvaguardia, investimenti pubblici nel Sud, introduzione della quota 100 per le pensioni, proroga dell’opzione donna, salvaguardia degli esodati (che il Governo Gentiloni , quello che “ha governato bene” ha abbandonato).

“Nella risoluzione al DEF (Docimento di Economia e Finanza) – annuncia Fassina – Liberi e Uguali farà la proposta del deficit al 2%, alternativa al pareggio di bilancio”.

Dopo di che Fassina assesta una ‘botta’ al PD renziano, spiegando perché Libero e Uguali non ha avuto, a livello elettorale, grande seguito:

“Abbiamo pagato il fatto di essere stati un’improvvisazione elettorale, che non ci ha fatti percepire come un’alternativa all’europeismo liberista del PD”.

Dopo di che ricorda una delle tante assurdità dell’europeismo oggi difeso da chi cerca di non far nascere il Governo Di Maio-Salvini:

“Per rispettare il Fiscal Compact servirebbe una manovra lorda, per il 2019, di circa 31 miliardi di euro”.

Non manca l’autocritica, se è vero che Fassina ammette che il Movimento 5 Stelle e la Lega “hanno intercettato la sofferenza economica e sociale che avremmo dovuto raccogliere noi”.

Fassina chiude ricordando il fallimento del Governo Monti, che tra il 2011 e il 2013 ha fatto crescere il debito pubblico di 12 punti.

Foto tratta da globalist.it

 

 

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