MATTINALE 36/ Come la Sicilia dovrebbe spendere i fondi europei e perché non lo fa

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Per accelerare la spesa dei fondi europei in Sicilia non serve la bacchetta magica, ma solo la volontà politica. Che è il requisito che manca alla politica siciliana. O meglio, alla vecchia politica siciliana di centrodestra e di centrosinistra 

Che cosa ha fatto finora il Governo regionale di Nello Musumeci per accelerare la spesa sui fondi europei? Tante cose, ma tutte perfettamente inutili. Voi fareste il pieno di carburante in una macchina che è così malridotta che, per portarvi da Palermo a Catania, ci metterebbe (salvo imprevisti, tutti dietro la prima curva) quanto un trattore, ovvero 12 ore invece che un’ora e mezza?

L’inefficienza della ‘macchina’ amministrativa nel suo complesso è un atto di irresponsabilità e di disinteresse per i cittadini, ma il “male oscuro” che affligge la burocrazia cui è affidata la gestione dei fondi comunitari è voluto, è frutto di un avvelenamento criminoso, doloso e perpetrato con scienza e conoscenza degli effetti.

E con questa classe politica che si alterna al potere (destra e sinistra sono la stessa cosa) non c’è speranza alcuna che si avvii un processo di guarigione.

I soldi della UE non saranno spesi o saranno spesi male. Non è possibile che dopo 20 anni di finanziamenti comunitari per un totale di decine e decine di miliardi di euro, la Sicilia non riesca a uscire dal novero delle Regioni più povere dell’Unione europea. E CHE INVECE LA SICILIA SIA CONDANNATA ALLA POVERTÀ È POSSIBILISSIMO, BASTA VOLERLO E LAVORARCI CON IMPEGNO.

E’ quello che fa la vecchia inossidabile politica. E se dico che non è questione di irresponsabilità, ma di normale delinquenza, ho le mie ragioni. Fino a quando tu compi un’azione di cui non comprendi le conseguenze, hai solo delle colpe, emendabili se ci metti la tua buona volontà per cambiare.

Ma se tu, messo sull’avviso da chi ne sa più di te, e potendo adottare le soluzioni necessarie, continui a sbagliare, allora, delle due l’una: o sei un perfetto cretino o sei un perfetto criminale. E i vecchi politici tutto sono tranne che cretini.

Il rimedio, l’unico rimedio, questo blog lo ha spiegato e pubblicizzato in più occasioni. Era uno dei punti fondanti del programma elettorale di NOISICILIANIconBUSALACCHI, che i giornali di regime, che sopravvivono con la corruzione morale generata dai contributi pubblici all’editoria si sono ben guardati dal fare conoscere agli elettori nel corso della campagna elettorale per le regionali scorse (Sezione del Blog Voce: Programma QUI).

E’ un rimedio, però, inconcepibile per la politica d’accatto che ammorba la Sicilia, perché presuppone che questa stessa politica che vive di voti venduti e comprati, di corruzione e concussione, di interessi privati e di c… zi suoi, si renda protagonista di una spettacolare conversione di massa.

Cioè, che tutti questi personaggi mai visti al potere in un Paese civile facciano prevalere l’interesse dei siciliani sui propri e rinuncino a quote di loro potere. I tempi si accorcerebbero, in applicazione dello stesso principio della semplificazione nelle frazioni in matematica. Invece di avere una frazione di quattro dodicesimi se ne avrebbe una di un terzo.

Ovvero che la stessa ‘carta’, invece di passare attraverso dodici mani passerebbe per tre, di mani. L’uovo di Colombo. Come sia possibile nel dettaglio, è, ripeto, spiegato nel programma di NOI SICILIANI. A Musumeci appartiene la scelta politica tra non fare nulla e restare presidente oppure tentare di imporre la semplificazione ed essere immediatamente sfiduciato. E quindi …patate!

A noi siciliani, per capire che cosa si può fare con i fondi comunitari, non resta che fare una gita a Berlino e ammirare quello sono riusciti a fare i tedeschi con gli stessi fondi nella poverissima ex Repubblica democratica tedesca. In soli 20 anni, la tetra e triste Postdammer platz di Berlino est è diventata uguale allo scintillante Kdammurfursten di Berlino ovest.

Ma i tedeschi, si sa, sono gente seria, ed eleggono gente seria…
Ed è per questo che i miserabili di casa nostra ce l’hanno con loro.

 

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