Perché Renzi non vuole mollare. Sbagliata l’idea che i grillini al Governo si ‘vendano’ a Bruxelles

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Sono in tanti, oggi, a chiedere a Matteo Renzi le dimissioni. Il paradosso è che, in maggioranza, sono quelli che, con lui, hanno trasformato il PD in un partito moderato. Ora il segretario del Partito Democratico dovrebbe essere ‘sacrificato’ perché la UE non vuole Salvini a Palazzo Chigi. Ma cosa fa pensare al Quirinale e agli ‘europeisti’ che i grillini, una volta al Governo, emulerebbero Renzi, continuando a massacrare gl’italiani?

Perché Matteo Renzi ha annunciato le sue dimissioni che scatterebbero, però, dopo l’avvio della nuova legislatura e, cioè, dopo la nascita del nuovo Governo? Le possibili risposte sono almeno due.

La prima risposta l’ha data lo stesso Renzi:

“Il PD – ha detto – non appoggerà governi presieduti dai populisti”.

Il messaggio è chiarissimo. Ed è indirizzato al candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, e al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 

Una delle ipotesi di Governo che in queste ore viene fuori, infatti, è quella di un Governo monocolore grillino appoggiato, dall’esterno, dal PD.

Ma un’ipotesi del genere, è chiaro, presuppone l’uscita di scena di Renzi: non può certo essere l’ex Presidente del Consiglio ad avallare, da segretario del PD dall’esterno, un Governo Di Maio.

Anche perché questo scenario, visto dalla parte di Renzi, significherebbe la resa incondizionata dell’attuale segretario del PD: il primo passo per la sua uscita dalla politica.

In pratica, a quarant’anni, dopo aver obbedito a tutti gli ‘ordini’ che gli sono arrivati dall’Unione Europea dell’euro, e segnatamente dalla Germania della signora Angela Merkel – mettendoci certamente del suo, come l’enfasi su certi atti di governo e le bugie a iosa raccontate in questi anni – Renzi dovrebbe non solo lasciare la segreteria del PD, ma anche la politica.

Lo scenario è un po’ complesso. Perché se, da un lato, l’appoggio a un eventuale Governo Di Maio sarebbe l’ideale per il candidato premier dei grillini – che è stato abilissimo, pochi giorni prima del voto, a presentare al Quirinale la lista dei possibili ministri del suo possibile Governo – non sarebbe affatto un bell’affare per Renzi e per il suo gruppo che, già da tempo, si sono impossessati del PD, imponendo a questo partito una svolta moderata.

Ricordiamo che la scissione operata da Massimo D’Alema e da Pier Luigi Bersani è stata voluta proprio per creare una sorta di “PD parallelo” per poi tentare di scalzare Renzi e riprendersi il partito.

Ma l’operazione Liberi e Uguali – questo è nei fatti – è naufragata sul piano elettorale. D’Alema, Bersani e Piero Grasso sono, sì e no, al 3,5%. Mentre Renzi  che, lo ricordiamo, in queste elezioni ha messo in lista il 90% e forse più di propri amici e seguaci, è pur sempre al 19%.

Insomma, la sfida tra D’Alema e Renzi, piaccia o no, è stata vinta da quest’ultimo. Perché mai, adesso, il segretario del PD dovrebbe mollare tutto? Perché una parte (ma quanti saranno?) di dirigenti che lui stesso ha messo in lista adesso è d’accordo con il Quirinale per appoggiare un monocolore grillino in funzione antileghista?

Perché il problema potrebbe essere questo. Per motivi che ci sfuggono a Bruxelles potrebbero aver deciso che, tra i due possibili ‘mali’ della politica italiana – parliamo dei ‘mali’ visti dall’Europa dell’euro – il ‘male’ minore sarebbe rappresentato dai grillini, mentre il leghista Salvini sarebbe visto dagli ‘europeisti’ come il ‘male’ in assoluto.

Non sappiamo se le cose stiano così. Ma a nostro modesto avviso, se gli ‘europeisti’ di Bruxelles e di casa nostra, a cominciare dal Presidente Mattarella (che peraltro ha avallato tutte le pessime leggi volute dal Governo Renzi, dal Jobs Act alla ‘Buona scuola’, per citarne solo due) pensano di imbrigliare i grillini, trasformando i leader di un movimento popolare contro il rigore finanziario UE in seguaci senza idee della stessa Unione Europea dell’euro, beh, si sbagliano di grosso!

Anche se con abilità linguistica – che certo non gli manca, perché quasi tutti i possibili ministri scelti da Di Maio sono docenti universitari e, comunque, personaggi di alto livello – è chiaro che, sull’economia, un eventuale Governo del Movimento 5 Stelle non si adeguerà certo ai dettami dell’Europa dell’euro.

I tempi di Padoan che governava ai ‘ritmi’ del Fondo Monetario internazionale sono finiti. Renzi ha perso le elezioni e mezzo partito proprio perché ha tradito le radici della sinistra italiana (ricordiamoci che alle elezioni europee del 2014 il PD era al 40%!). E l’ha fatto con l’avallo della maggioranza del Partito Democratico e con leggi impopolari – lo ribadiamo – che il Quirinale ha sempre firmato.

Anche per questo pensiamo che Renzi si rifiuterà di passare per l’unico capro espiatorio di una fallimentare stagione politica voluta da tanti: anche da chi, oggi – all’interno del suo partito e da qualche ‘colle’ romano – cerca di fargli pagare il conto.

Non solo. Pensare che i grillini, una volta a Palazzo Chigi, seguano i dettami di di Bruxelles sul ‘rigore’ economico, sul CETA e su altre follie ‘europeiste’ ci sembra un’idea folle.

L’Unione Europea dell’euro se ne dovrà fare una ragione.

Foto tratta da investireoggi.it 

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