A Varsavia via il nome di Garibaldi da una scuola. E in Sicilia?

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Lo ha deciso la direttrice di una scuola, sostenendo che Garibaldi era “un avventuriero non estraneo alla pirateria e all’antisemitismo”. L’antisemitismo non c’entra nulla ed è un errore. Ma sul concetto di “avventuriero” e “pirata” la direttrice ha ragione. Perché il Governo regionale siciliano non comincia a eliminare da vie, piazze e scuole i nomi dei criminali che hanno trucidato migliaia di siciliani negli anni successivi alla ‘presunta’ unificazione italiana?

Sul quotidiano cattolico Avvenire di qualche giorno fa c’è una notizia su Giuseppe Garibaldi che merita di essere letta e commentata (in realtà la notizia è stata riportata anche da altri quotidiani, ma noi ci limitiamo ad Avvenire, che ha pubblicato un articolo efficace e senza fronzoli).

“In Polonia – leggiamo su Avvenire – la direttrice di una scuola elementare di Varsavia, che dal 1963 è intitolata a ‘Giuseppe Garibaldi’, ha annunciato durante una trasmissione a una radio locale che intende cambiare il nome dell’istituto scolastico, presentando il protagonista del Risorgimento come un «avventuriero non estraneo alla pirateria e all’antisemitismo». Un annuncio che ha provocato la protesta dell’ambasciata italiana a Varsavia. Lo ha riportato il quotidiano Gazeta Wyborcza, che ha parlato anche di una lettera inviata alla scuola dall’ambasciatore italiano, Alessandro De Pedys. «Si tratta di parole che offendono inutilmente tutti gli italiani», ha scritto il diplomatico. La scuola ha intenzione di sostituire l’intitolazione a Garibaldi con quella a Jan Bytnar (1921-1943), eroe della Resistenza antinazista a Varsavia. «Siamo in polemica con Israele e gli Stati Uniti, e ora rischiamo di offendere gli italiani», ha commentato il sindaco del quartiere dove si trova la scuola”. (QUI L’ARTICOLO DI AVVENIRE PER ESTESO)

Vorremmo dire al sindaco del quartiere di Varsavia che, per quanto riguarda il Sud Italia, non si deve preoccupare: noi meridionali non ci offendiamo se liberate la vostra città da nome di Garibaldi dalle vie, dalle piazze e dalle scuole.

Garibaldi è stato un grande brigante che ne ha combinate di tutti i colori, come questo blog ha raccontato in tanti articoli (che trovate allegati in calce a questo articolo).

La direttrice della scuola di Varsavia ha detto benissimo: Giuseppe Garibaldi è stato “un avventuriero non estraneo alla pirateria”. Non condividiamo, invece, la tesi di Garibaldi antisemita perché, a differenza delle nefandezze provocate nel Mezzogiorno d’Italia dalla ‘presunta’ unificazione italiana dal 1860 fino ai primi del ‘900 – che sono tutte provate – non ci sono prove di un suo atteggiamento contro gli ebrei.

Lasciamo perdere Garibaldi antisemita, insomma, e diamo, invece, atto alla direttrice di questa scuola media di Varsavia di avere detto una grande verità. Quanto all’ambasciatore italiano Alessandro De Pedys, che ha detto che le parole della presidente “offendono inutilmente tutti gli italiani”, gli ricordiamo che, con molta probabilità, ‘offenderanno’ gli italiani che con la già citata ‘presunta’ unificazione italiana del 1860 ci hanno guadagnato, non certo il Sud Italia che, con l’unificazione italiana ha solo perso!

Non lo diciamo noi: lo diceva Francesco Saverio Nitti, che è stato un grande meridionalista e un grande uomo politico italiano:

“Ciò che è certo è che il Regno di Napoli era nel 1857 non solo il più reputato d’Italia per la sua solidità finanziaria – e ne fan prova i corsi della rendita – ma anche quello che, fra i maggiori Stati, si trovava in migliori condizioni. Scarso il debito, le imposte non gravose e bene ammortizzate, semplicità grande in tutti i servizi fiscali e della tesoreria dello Stato. Era proprio il contrario del Regno di Sardegna, ove le imposte avevano raggiunto limiti elevatissimi, dove il regime fiscale rappresentava una serie di sovrapposizioni continue fatte senza criterio; con un debito pubblico enorme, su cui pendeva lo spettro del fallimento. Bisogna, a questo punto, riconoscere che, senza l’unificazione dei vari Stati, il Regno di Sardegna per l’abuso delle spese e per la povertà delle sue risorse era necessariamente condannato al fallimento. La depressione finanziaria, anteriore al 1848, aggravata fra il ’49 e il ’59 da una enorme quantità di lavori pubblici improduttivi, avea determinato una situazione da cui non si poteva uscire se non in due modi: o con il fallimento, o confondendo le finanze piemontesi a quelle di altro Stato più grande”. (QUI L’ARTICOLO PER ESTESO)

Se questo cose non si studiano nei libri di storia è perché, ancora oggi, l’Italia è piena di quelli che Antonio Gramsci definiva “scrittori salariati”.

Onore, allora, alla direttrice della scuola elementare di Varsavia che sta eliminando il nome di un brigante come Garibaldi dalla scuola. E chiediamoci, invece, perché ancora oggi, in tante città del Sud Italia, vie, scuole e piazze sono ancora oggi dedicate a Garibaldi, ai Savoia, a quell’ascaro di Francesco Crispi, al “Ministro della malavita” conosciuto con il nome di Giolitti, al generale Cialdini e ad altri criminali come lui che hanno seminato morte e disperazione in tutto il Mezzogiorno.

Presidente della regione, Nello Musumeci: perché, insieme con il suo assessore ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi, non comincia a liberare via, piazze e scuole dai nomi di questi criminali?

Foto tratta da iltalebano.com

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