Siciliani da ricordare: Ercole Patti

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Oggi, 16 febbraio, ricorre l’anniversario della nascita – avvenuta a Catania, nel 1904 – di Ercole Patti, giornalista, scrittore, sceneggiatore, morto a Roma nel 1976. Lo ricordiamo avvalendoci delle informazioni riportate da Wikipedia 

Dopo aver iniziato la carriera letteraria come giornalista, arriva a 36 anni, nel 1940, alla notorietà, grazie al romanzo Quartieri alti, una narrazione satirica dell’alta borghesia romana col piglio dell’indagine di costume. Con Il punto debole nel 1952 ottiene il “Bagutta del venticinquennale” ed è finalista al Premio Strega.

Più tardi, con Giovannino (1954), è finalista al Premio Strega. Con questo romanzo, giocato fra Catania e Roma, che riporta ai temi dell’apatia giovanile, della sindrome di Peter Pan e della disillusione, Patti definirà più compiutamente la propria fisionomia di narratore moralista, in un punto di incontro fra acume e amarezza. Una tendenza confermata con i tre libri successivi, Un amore a Roma (1956), Le donne e altri racconti (1959) e Cronache romane (1962).

La svolta nella produzione letteraria di Patti arriva tre anni dopo Cronache romane, nel 1965: con La cugina, dove la narrazione si sposta in una Sicilia morbida e pigra. Adesso Patti racconta profumi e colori della Sicilia dell’inizio del Novecento, con un eros rimasto nel guscio, incapace di essere più che fisico, su una linea seguita due anni più tardi da Un bellissimo novembre (1967), considerato il suo capolavoro, a Graziella (1970), preso a soggetto per il film La seduzione, e da Diario siciliano (1971), vincitore del Premio Selezione Campiello (finalista del Premio Campiello/Super Campiello) dello stesso anno.

Con il libro successivo, Gli ospiti di quel castello (1974), vincitore del Premio Brancati-Zafferana, si cambia ancora genere: adesso la narrazione, in una cornice di fiaba magica, torna a Roma, città che lo ospiterà fino alla morte e nella quale lavorerà anche come autore teatrale e sceneggiatore cinematografico.

In Diario Siciliano Patti coglie con un realismo tinto di elegia gli aspetti e i colori della campagna che si stende intorno a Catania, tra l’Etna e il mare, soprattutto a Trecastagni coperta di agrumeti, dove in novembre le arance “hanno la stessa tonalità delle foglie”.

Uno di questi brani di diario, allusivamente intitolato “Alla ricerca della felicità”, può considerarsi la chiave di lettura di tutto il Diario Siciliano: lo sguardo dello scrittore sembra penetrare oltre l’apparenza delle cose, fino all’essenza non soltanto del paesaggio ma degli oggetti stessi.

“Questa specie di viaggio autunnale compiuto a ritroso”, così come lo chiama l’autore, comincia con un prologo, intitolato “L’adolescenza”, dove l’autore propone in un tono di poesia autobiografica tutti i motivi con cui egli ha celebrato questo tema: la felicità di sentirsi giovani, pieni d’amore e di ammirato stupore per il mondo e la vita; la scoperta delle piccole gioie quotidiane, comuni, in cui si trova improvvisamente un’intima e segreta bellezza. Anche il senso di morte evocato nel capitolo “I notabili di Savoca” si colora della suggestione familiare di una continuità di vita, di un accordo tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che è.

Allo stesso modo il capitolo “La credenza” restituisce un tempo perduto, ma su un piano di ricordi festosi l’elegia di questi ricordi è senza tristezza, poiché le cose che appartengono a quel passato sono ancora lì, e la realtà che esse evocano sembra più vera della realtà presente.

Infine possiamo dire che la protagonista del Diario è una Sicilia ormai fuori dal tempo, ritrovata con una freschezza di sensazioni che qualche volta è rimpianto per un paesaggio che sparisce come, ad esempio, paesi “che erano immersi in un grande languore, in un dolcissimo letargo” (Paesetti sull’Etna) sono oggi inghiottiti dal cemento della città che si estende.

Diario Siciliano è pieno di queste quiete emozioni, di questi incontri con la verità elementare dell’esistenza che vengono espresse con un umile e calma poesia profondamente assaporata, in un tono intenso e pacato, perciò dopo lettura del Diario ci resta nella memoria l’immagine consolante delle passeggiate all’alba nella frescura dei boschi di castagni, fra gli agrumeti e gli ulivi, dove il frastuono e l’affanno del nostro vivere di oggi appare assurdo e remoto.

Foto tratta da wikipedia

 

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