Nominati i nuovi commissari delle ex Province. Resta il ‘papocchio’ di Palermo e Catania

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Di fatto, il TAR Sicilia, con una sospensiva, ha bloccato gli effetti di una legge regionale. In base a tale sospensiva, i sindaci di Palermo e di Catania, rispettivamente, Leoluca Orlando e Enzo Bianco, sono stati riportati ai vertici delle Città metropolitane di Palermo e di Catania. Vi raccontiamo perché quello che potrebbe avvenire risulterebbe un po’ paradossale…

Un comunicato della presidenza della Regione siciliana annuncia le nomine dei nuovi commissari nelle ex Province. Le nomine sono state effettuate dal presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, d’intesa con l’assessore alle Autonomie locali, Bernadette Grasso.

Sei ex Province siciliane hanno cambiato nome: si chiamano Consorzi di Comuni per via di una legge che ha ‘scimmiottato’ l’articolo 15 dello Statuto siciliano: in realtà, sono sempre le vecchie Province un nuovo nome.

Sono le Province di Agrigento, Enna, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa e Trapani.

Nella Provincia di Agrigento, o Consorzio di Agrigento, arriva Alberto Di Pisa, magistrato in quiescenza, già procuratore generale aggiunto presso la Corte di appello di Palermo e procuratore della Repubblica a Termini Imerese e Marsala.

A Enna è stato nominato Ferdinando Guarino, dirigente generale di Pubblica sicurezza in quiescenza, già questore di Enna e vicario ad Agrigento e L’Aquila.

A Ragusa arriva Salvatore Piazza, già segretario generale dell’ex Provincia regionale e del Comune di Ragusa.

A Siracusa torna Elda Floreno, già prefetto della Città Aretusea e di Enna, oltre che commissario straordinario della Provincia di Ragusa.

A Trapani viene confermato Raimondo Cerami, magistrato in quiescenza, già giudice istruttore al tribunale di Palermo e Trapani e sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Palermo.

A Caltanissetta proroga per Rosalba Panvini, attuale dirigente regionale. Dovrebbe restare “fino all’imminente rotazione dei dirigenti generali della Regione”, come si legge nel comunicato.

“Per quanto concerne le Città metropolitane di Palermo e Catania, a seguito di provvedimenti del TAR – leggiamo sempre nel comunicato – sono stati confermati nelle funzioni gli attuali sindaci dei capoluoghi, Leoluca Orlando ed Enzo Bianco. A Messina, invece, l’assessorato regionale per le Autonomie locali ha già avviato la procedura di revoca dell’incarico per l’attuale commissario straordinario, che dovrebbe concludersi verso la metà di febbraio”.

In realtà, una legge regionale ha superato la legge nazionale Delrio (una legge che assegna la carica di Sindaci metropolitani ai sindaci delle città capoluogo di provincia, che così cumulano due incarichi: il secondo, quello di Sindaco metropolitano, senza passare dalle elezioni).

La legge regionale è stata impugnata dal Governo nazionale. Ma non è stata sospesa. Ciò significa che la legge regionale resta in vigore fino a quando sulla legge regionale impugnata non si pronuncerà la Corte Costituzionale (la Regione siciliana, infatti, si è costituita).

In base alla legge regionale, i sindaci di Palermo e Catania sono stati sostituiti dai commissari in attesa che i cittadini eleggano i nuovi vertici delle due Città metropolitane.

A questo punto è avvenuta una cosa stranissima. I sindaci di Palermo e di Catania, Leoluca Orlando e Enzo Bianco, si sono rivolti ai giudici del TAR Sicilia chiedendo, di fatto, la sospensiva di una legge regionale!

Il TAR Sicilia ha concesso la sospensiva: così Orlando e Bianco, in barba a una legge approvata dal Parlamento dell’Isola, sono tornati sulle plance di comando, rispettivamente, delle Città metropolitane di Palermo e Catania.

Rispetto a tale sospensiva la Regione ha presentato ricorso al CGA, sigla che sta per Consiglio di Giustizia Amministrativa, in Sicilia organo di appello del TAR.

Giovedì prossimo, così si dice, il CGA si dovrebbe pronunciare.

L’argomento è molto interessante. Se il CGA dovesse confermare la sospensiva concessa dal TAR Sicilia, ci troveremmo davanti a una legge regionale bloccata, di fatto, dalla magistratura amministrativa. 

In questo caso, la Corte Costituzionale si dovrebbe pronunciare sulla costituzionalità di una legge regionale che, per una parte, sarebbe già stata bloccata dal pronunciamento da TAR e CGA in attesa del giudizio di merito.

Se la Consulta dovesse dichiarare la legge regionale incostituzionale (ma la Regione siciliana, in materia di enti locali, non gode di potestà esclusiva? come finì con l’Autonomia siciliana?) tutto resterebbe così com’è oggi.

Se la Consulta dovesse dare ragione alla Regione lo scenario diventerebbe un po’ paradossale: da una parte ci sarebbe la Corte Costituzionale che avrebbe considerato costituzionale la legge regionale; dall’altra parte TAR e CGA che l’hanno bloccata, almeno per la parte che riguarda chi dovrebbe gestire le Città metropolitane di Palermo e Catania.

Si dirà: TAR e CGA avrebbero solo approvato la sospensiva. Certo: intanto Orlando e Bianco resterebbero in carica! Non ci sembra una cosa da nulla: o no?

In attesa di che cosa, poi? Di un altro ricorso contro le elezioni dei vertici delle Città metropolitane di Palermo e Catania, elezione prevista da una legge dichiarata costituzionale?

Oppure si dovrebbero aspettare i giudizi di ‘merito’ di TAR Sicilia e CGA, che arriverebbero dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale?

Ma tutto questo non è un po’ strano?

P.s.

A questo punto qualcuno potrebbe dire: visto che una legge regionale si può ‘placcare’, ebbene, aboliamo Parlamento e Governo della Sicilia e diamo tutto in mano a… 

Foto tratta da tempostretto,it

 

 

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