Un agricoltore di San Cataldo aspetta i fondi europei che non arrivano: intanto gli hanno tolto la casa!

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Anche questa è la Giustizia italiana: lo Stato e la Regione siciliana ritardano i pagamenti dei fondi europei e, in generale, dei fondi pubblici agli agricoltori. Questi ultimi, stretti tra la concorrenza sleale dei prodotti ortofrutticoli che arrivano da mezzo mondo a prezzi stracciati (o, nel caso del grano duro, dalla speculazione che tiene i prezzi bassi) e i pagamenti dello Stato e della Regione che non arrivano, non possono più pagare: e gli tolgono la casa!

A San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, un agricoltore è stato buttato fuori da casa perché non aveva i soldi per saldare un debito. O meglio, i soldi li avrebbe avuti se l’AGEA, l’Agenzia dello Stato che si occupa dei pagamenti in agricoltura, avesse corrisposto i fondi pubblici che questo agricoltore attende da tempo. Anche di questo è fatta l’agricoltura siciliana: di imprenditori in grave difficoltà che non percepiscono nemmeno il dovuto, ai quali viene tolta la casa!

La vicenda avvenuta a San Cataldo è eclatante. Questo blog ha più volte acceso i riflettori sui ritardi nei pagamenti in agricoltura.

Abbiamo scritto un articolo su tale argomento nel settembre dello scorso anno (CHE POTETE LEGGERE QUI).

Siamo tornati sull’argomento con un altro articolo nell’ottobre dello scorso anno (CHE POTETE LEGGERE QUI).

E ne abbiamo scritto un terzo nel novembre dello scorso anno (CHE POTETE LEGGERE QUI).

Ovviamente, non possiamo ascrivere responsabilità al Governo regionale che si è insediato da poco tempo. Le responsabilità degli attuali ritardi nell’erogazione dei fondi agli agricoltori vanno addebitate ai passati Governi della Regione e al Governo nazionale.

In questa vicenda ci sono responsabilità della Regione siciliana e, segnatamente, degli uffici dell’assessorato all’Agricoltura; e ci sono anche responsabilità del Governo nazionale, che ritarda i pagamenti mettendo in coda l’agricoltura (e, con molta probabilità, gli agricoltori del Sud Italia).

In Sicilia ci sono agricoltori che aspettano i fondi da un anno, altri che li aspettano da due anni (e questi sono la maggioranza) e altri ancora da tre anni.

In questa storia – incredibile – c’è anche da segnalare il comportamento della magistratura.

Sul Blog Sicilia leggiamo una dichiarazione del leader della Lega Nord in Sicilia, Alessandro Pagano:

“È chiaro che questa vergogna non può passare indenne. Attendiamo gli sviluppi giudiziari e non molleremo la presa, anche grazie ai nostri avvocati, affinché si possa rivedere e sospendere questa decisione, facendo tornare la famiglia nella propria casa. Sul piano politico confidiamo in una presa di posizione del governatore Musumeci, per risolvere positivamente questa indecenza, e dell’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera circa i contributi europei dovuti a migliaia di agricoltori siciliani, tra cui la famiglia Scarlata”.

“Allo stesso tempo – continua Pagano, che è originario proprio di San Cataldo – la nostra battaglia prosegue per fare luce e chiarezza sulle tante ombre che, troppo spesso, avvolgono le aste giudiziarie sulle case. È inaccettabile, infatti, che una famiglia di persone perbene venga buttata per strada, nel bel mezzo delle feste di Natale, perché la propria abitazione è stata venduta all’asta a un decimo del proprio valore, per soli 11 mila euro. Soldi con i quali la banca non ci paga neppure le spese legali. La Lega e Salvini da sempre si oppongono al cappio delle banche sulla povera gente. Si battono contro le ingiustizie. Andremo avanti e porteremo questo scandalo all’attenzione dei media nazionali. Non possiamo vivere in una società dominata dalle lobby delle banche. E non possiamo assistere a una società che predica accoglienza agli immigrati e sbatte fuori dalla propria casa gli italiani, dove i clandestini vivono negli hotel e una famiglia con i figli costretta nelle auto o per strada”.

Molte aziende agricole siciliane, oggi sono in crisi per due motivi.

Il primo motivo è che i prodotti agricoli siciliani subiscono la concorrenza sleale di prodotti che arrivano da chissà dove a prezzi stracciati (questo vale per l’ortofrutta). O, nel caso del grano duro siciliano – come I Nuovi Vespri documentano spesso – subiscono la speculazione internazionale e locale messa in piedi per fare arrivare il grano duro canadese.

Il secondo motivo è legato, per l’appunto, ai ritardi nell’erogazione dei contributi pubblici.

Stretti tra questi due fuochi, molti agricoltori non ce la fanno e non possono più pagare. A questo punto arriva la Giustizia e gli toglie la casa.

Così vanno le cose in Sicilia.

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