Elezioni siciliane/ Il centrodestra insiste su Musumeci: a pagare il conto sarà Berlusconi

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Che piaccia o no, la designazione di Nello Musumeci candidato del centrodestra in Sicilia per la presidenza della Regione sarà una sconfitta per Berlusconi, se è vero che, a livello nazionale, verrà ‘letta’ come una vittoria della Lega Nord di Salvini che diventerà il vero leader del centrodestra italiano. La vice presidenza della Regione affidata a Gaetano Armao ha rimesso in gioco l’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo: la vecchia politica che ritorna

Da sabato scorso le voci di corridoio raccontano che Berlusconi è ormai convinto: sarà Nello Musumeci il candidato del centrodestra alle elezioni regionali siciliane del 5 novembre. “Stasera – raccontavano le cronache di quattro gironi fa – il presidente Berlusconi ufficializzerà la candidatura di Nello Musumeci in accoppiata con l’avvocato Gaetano Armao: Musumeci candidato presidente e l’ex assessore del Governo di Raffaele Lombardo candidato alla vice presidenza. Rien ne va plus, direbbero il croupier. Però…

Però siamo arrivati a mercoledì 30 agosto e l’ufficializzazione di Musumeci candidato presidente della Regione siciliana del centrodestra e di Armao candidato vice presidente non c’è ancora. Che succede?

Succede, forse, che l’ex Cavaliere deve aver fatto bene i conti, a Roma e nell’Isola. E i conti, a quanto pare, non tornano: né nella Capitale, né in Sicilia.

E’ inutile girarci attorno: per Berlusconi la candidatura di Musumeci alla presidenza della Regione siciliana sarebbe una sconfitta: a Roma e nell’Isola. Proviamo a illustrare il perché.

Nello scenario nazionale – e le elezioni regionali siciliane sono un fatto nazionale visto che, da giorni, ne parlano i TG nazionali – gli elettori ‘leggerebbero’ l’ufficializzazione della candidatura di Musumeci alla guida della Sicilia come una vittoria del leader della Lega, Matteo Salvini, e di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Che significherebbe questo? Che la leadership del centrodestra, che Berlusconi rivendica, passerebbe nelle mani di Salvini.

Per non parlar della Meloni, che partirebbe dalla Sicilia per rifondare una moderna destra in Italia, sfruttando un eventuale buon risultato di Musumeci. Perché l’ex Cavaliere dovrebbe dare ‘sto vantaggio alla Lega e alla Meloni?

Il problema è che, ormai, la ‘macchina’ è partita: quasi tutti i parlamentari regionali di Forza Italia appoggiano la candidatura di Musumeci: ne ha preso atto il coordinatore-commissario degli azzurri siciliani, Gianfranco Miccichè, che sembra anche lui convinto della designazione di Musumeci quale candidato del centrodestra alla presidenza della Regione siciliana.

La notizia che Musumeci sia a un passo dal ‘traguardo’ rimbalza da quattro giorni sui già citati TG nazionali.

Insomma, tutto sembra tramare per portare Berlusconi verso la cessione dello scettro di leader del centrodestra a Salvini. Tanto che in Sicilia, tra quelli che dovrebbero essere i suoi fedeli, c’è chi sussurra: via, ormai ha fatto il suo tempo…

Non solo. I conti, a Berlusconi, non tornano nemmeno in Sicilia. Dove l’ex Cavaliere, non si capisce bene sulla base di quali valutazioni, avrebbe voluto l’avvocato Gaetano Armao candidato alla presidenza della Regione e Musumeci come vice. Cosa, questa, che gli sta creando altri problemi.

Il primo problema è che, anche in Sicilia, la designazione di Musumeci viene ‘letta’ come una sconfitta di Berlusconi. E’ stato, come già accennato, lo stesso ex Cavaliere a dire, senza avere la certezza di incassare il sì dei suoi possibili alleati in Sicilia: Armao candidato presidente e Musumeci vice.

Ora dovrebbe accettare l’esatto contrario. Con il risultato che la sua, anche nell’Isola verrebbe vista come una capitolazione.

Di più. Puntando su Armao, Berlusconi sta facendo rivivere ai siciliani ricordi non certo esaltanti. Armao non viene dal nulla: al contrario, è stato, per quasi quattro anni, assessore di riferimento del Governo regionale di Raffaele Lombardo: un esecutivo, frutto di un ribaltone politico, che ha lasciato in Sicilia un pessimo ricordo.

Non è esagerato definire il Governo di Raffaele Lombardo secondo solo a l Governo Crocetta per i danni che ha provocato in Sicilia.

Scegliendo Armao come candidato presidente della Regione, l’ex Cavaliere ha stimolato l’ego dell’ex assessore, che ora pensa di essere diventato un ‘leader’ politico: così Armao, dimenticando che i siciliani non si sono affatto dimenticati di lui, presenta programmi immaginifici, rilascia interviste, esprime giudizi su questo e su quello: in una parola, si comporta come se, dietro di lui, ci fosse un partito del 40%, quando Forza Italia – che è l’unica forza politica che fino a questo momento lo sostiene – in Sicilia, se raggiungerà il 10%, sarà già un miracolo!

La candidatura di Armao ha rimesso in moto un altro vecchio fantasma della politica siciliana: il già citato ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che le cronache davano nella sua natia campagna di Grammichele tra cavalli e galline. Le cronache raccontano che Lombardo, da quando ha saputo che il suo ex assessore è nel cuore di Berlusconi si è rimesso in movimento per preparare una lista in favore di Armao.

Qual è la morale di questa storia?

Che Berlusconi, probabilmente senza volerlo, non solo rischia di passare per perdente a Roma e in Sicilia, ma ha rimesso in circolazione ‘pezzi’ della vecchia politica dell’Isola che avrebbe fatto bene a lasciare in ‘sonno’.

Volendo, anche l’alleanza tra Musumeci e Armao non è il massimo: vero è che in politica bisogna fare buon viso a cattivo gioco, ma vedere gli ex democristiani – e segnatamente i cuffariani – appoggiare Musumeci è già una forzatura. Se poi, come sembra, spuntano, accanto a Musumeci, altri personaggi del mondo della destra siciliana, come, ad esempio, gli ex assessori regionali, Fabio Granata e Carmelo Briguglio, ecco che lo scenario si complica.

Insomma: gli ex democristiani voteranno per Musumeci, sapendo che si ritroveranno davanti Briguglio e, soprattutto, Fabio Granata?

Non è improbabile che, in Sicilia, alla fine, la ‘quadra’ su Musumeci si possa trovare: anche perché, a mediare tra Musumeci e gli ex democristiani (parliamo del Cantiere Popolare di Saverio Romano e Toto Cordaro, oltre che di Totò Cuffaro), c’è l’ex parlamentare, Giusy Savarino, cresciuta proprio con Cuffaro. Non è improbabile che, in Sicilia, tutto si ricomponga: non è improbabile persino che l’ex rettore, Roberto Lagalla, fino a questo momento in corsa come candidato alla presidenza della Regione, si possa aggregare a Musumeci, smentendo quello che ha affermato fino ad oggi.

Tutto è possibile, in Sicilia, quando la vecchia politica deve trovare un accordo, anche temerario, per la sparizione delle potere.

Il vero problema – se in Sicilia si troverà il grande accordo su Musumeci – rimane per Berlusconi, che a Roma e in Sicilia, che gli piaccia o no, passerà per perdente.

Soprattutto a Roma, dare la sensazione di aver ceduto alla Lega di Salvini ,è veramente duro da mandare giù per l’ex Cavaliere…

 

 

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