Accogliendo migranti ‘accomeegghiè’ Palermo rischia di diventare una banlieue

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Il nostro Paese deve accogliere i migranti delle ONG che battono bandiera italiana. Le ONG di altri Paesi non possono continuare a “scaricare all’ingrosso” i migranti nei porti italiani. Finalmente se n’è accorto persino Paolo (Gentiloni) il pavido. Se l’Italia avesse applicato dal principio questa elementare regola non ci troveremmo nell’attuale condizione di emergenza

Due vecchi detti siciliani descrivono con brutale chiarezza l’atteggiamento di certe belle gioie nei confronti del problema migranti. Uno è irripetibile e intraducibile, l’altro è questo:

“’Na spina ‘n culu d’autri pi nuatri è sita”.

Chi conosce questo detto capirà anche a quale altro detto mi riferivo. Quei due antichi proverbi immortalano l’attitudine di tanti rivoluzionati da salotto, di tanti radical chic, di quei Giangi, Piermaria, Tarsilla e Eglide che sulle spalle degli altri fanno professione di alti pensieri (solo pensieri, attenzione, l’azione se la debbono caricare gli altri), di alto sentire e di nobili propositi. Tanto loro se ne stanno al calduccio o al fresco a commentare il “Che fare?” di Lenin, mentre gli altri la prendono nel contro natura.

Qualcuno di questi eroi, con alto senso di giustizia, oggi ha tuonato contro il primo timido gesto di lucidità di Paolo (Gentiloni) il pavido: se continua così (e cioè con lo scarico all’ingrosso di migranti nei porti italiani) forse dovremo pensare a limitare l’accoglienza alle sole ONG battenti bandiera italiana”.

Non mi pare una posizione da negriero. I governi italiani avrebbero dovuto farlo sin dal primo giorno in cui una nave non battente bandiera italiana ha chiesto di entrare in qualunque porto italiano a scaricarvi migranti, e rimandarla al suo Paese di iscrizione nel registro navale. E ne avremmo viste delle belle.

Navi che tornano in Monrovia o in Liberia, navi che tentano di attraccare in porti svizzeri o del Liechtenstein, insomma un vero carnevale, ma anche un’operazione verità. Forse qualche anima bella che cita a sproposito la Costituzione italiana e si fa paladino di una accoglienza accomeegghiè, ma sempre a costu d’autri, avrebbe materia per riflettere, se solo lo volesse o ne fosse capace.

Invece, da quando il nostro pluriennale sindaco ha detto che a Palermo non ci sono migranti, ma cittadini, i suoi giannizzeri si allineano e dimenticano i semafori con lavavetri incorporati, i posteggiatori-taglieggiatori, la mafia ghanese e la prostituzione nigeriana. Tutti graditi, colorati e simpatici ospiti-cittadini, effetto allegro della presunta e indimostrata vocazione multietnica dei palermitani, una vocazione che, se assecondata demagogicamente dalle “belle gioie”, farà della nostra città non un “tutto porto”, ma tutta una sterminata banlieue.

Foto tratta da lasicilia.it

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