Confindustria Sicilia? Questo genere di imprenditoria parassitaria non ci interessa

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Antonio Gramsci aveva perfettamente intuito il ruolo dell’imprenditoria parassitaria. L’imprenditore che si attribuisce la sua fetta di potere imponendo un assessore di sua estrazione al Governo della Regione è espressione di un’imprenditoria malata, debole, deviata e corriva. Non è questo il terreno in cui possono nascere, crescere e svilupparsi corretti e fruttuosi rapporti tra la politica, i governi e il mondo delle imprese

Alle elezioni regionali tra i coatti del voto bloccato (che potete leggere qui) un posto d’onore è occupato da Confindustria Sicilia. Del resto, un industriale che aspetta sempre, talvolta postula e implora e tal’altra impone pubbliche provvidenze non può che essere un coatto/complice, un esempio di quell’industria parassitaria di cui parlava Gramsci.

Tempo fa un presidente di Confindustria Palermo, in una pubblica intervista al TG 3, dichiarò che la situazione del manifatturiero in Sicilia non si sarebbe risollevata se la Regione non si fosse decisa a erogare mutui a tasso zero e contributi a fondo perduto, a finanziare sgravi fiscali e contributivi e se non si accollava le spese del lavoro. Un modo ben miserevole di interpretare il rischio di impresa.

Questo genere di imprenditoria non ci interessa, né noi ci interessiamo a questo genere di imprenditori.
L’imprenditore che si attribuisce la sua fetta di potere imponendo un assessore di sua estrazione al Governo della Regione è espressione di un’imprenditoria malata, debole, deviata e corriva. Non è questo il terreno in cui possono nascere, crescere e svilupparsi corretti e fruttuosi rapporti tra la politica, i governi e l’imprenditoria.

Bisogna identificare il luogo virtuale dove il metodo di confronto si possa dispiegare in piena libertà e trasparenza, il luogo in cui si concorre insieme, nell’interesse di tutti, Governo, imprenditori e sindacati, a decidere che cosa fare, come farlo e quando farlo. E’ il terreno della concertazione, della condivisione, in cui la privata controparte, se tale si può considerare l’imprenditoria, diventa il maggiore stakeholder del Governo. Esattamente quello che ho visto accadere anni fa nel corso di una mia visita alla Regione Lombardia in cui mi capitò di assistere a un tempestoso incontro tra il governo della Regione e Assolombarda, incontro convocato per definire le linee e gli interventi sul territorio.

Se questa fase viene omessa è perché per questa nostra imprenditoria è ininfluente come classe e come struttura. Le decisioni vengono discusse ed adottate in altra sede e tanto basti. Chi vuole ed auspica trasparenza in casa d’altri la deve imporre prima di tutto a sé steso, al suo interno, a casa sua, nei suoi comportamenti. E’ l’eterno principio delle “Carte in regola”, tanto caro a Piersanti Mattarella. Chi non fa spesso la doccia non può accusare gli altri di puzzare.

La recente intervista del nuovo Presidente di Confindustria, Giuseppe Catanzaro, il re delle discariche, è di segno diametralmente opposto. Gli imprenditori sono tutti buoni, bravi e perfettini, e gli altri gli tarpano le ali. Chi è perfetto non ha bisogno di cambiare e così si condanna a recitare in un ruolo marginale.

Chi scrive ha avuto anni fa un’esperienza biennale di consulenza in Confindustria Sicilia e si è speso, perché questa era la missione, per diffondere al’interno dell’organizzazione, i concetti di programmazione e di concertazione. Con scarso successo.

Non sono sicuro che Catanzaro abbia le idee chiare su che cosa bisogna fare per semplificare le procedure, investire nelle infrastrutture e utilizzare bene i fondi europei. Sembrano stereotipi se non ne viene fuori una proposta.

Catanzaro, però, credo sappia benissimo che nessun presidente di Regione, per come è strutturata la legge elettorale, potrà mai avere una sua maggioranza. Credo anche che sappia che, a meno di clamorosi colpi di scena, dopo l’elezioni, si instaurerà un continuo braccio di ferro, una continua rissa controllata, di tutti contro tutti. Lo scenario perfetto per chi vuole pescare nel torbido.

Né mi pare, con tutto il rispetto per i collaboratori citati nell’intervista, che conosco bene e che stimo profondamente, che i loro preziosi contributi possano dare risultati se non vengono validati sul campo da mestieranti ben informati.

Visualizza commenti

  • La Confindustria deve crescere, le filiere produttive devono lavorare in sinergia, la Sicilia deve commercializzare con i colossi India, ASEAN, Cina, Giappone che sono disponibili a portare il sicilia i loro prodotti semilavorati, ma le loro navi arrivano con 18.000 container e devono ripartire con altrettanti 18.000 container pieni di nostri prodotti.
    Gli imprenditori giapponesi che sono venuti in Sicilia sono ripartiti delusi in quanto non abbiamo un apparato industriale
    Ora si presenta l'India e dobbiamo organizzare un apparato industriale in grado dei non deludere anche questa occasione

  • Prenditori, prendono e non imprendono un tubo. Sostengono quel politico che garantirà finanziamenti e contributi e più non dimandar. ..deprimente

  • Senza offesa, ma come si può definire imprenditore e, addirittura, eleggerlo presidente di Confindustria Sicilia uno che ha l'unico"merito" di essere proprietario di terreni diventati discariche? La sua "impresa industriale" in cosa consiste?

  • Dalla mia formazione di cittadino, dai miei primi passi nell'apprendere come funzionava l'apparato pubblico ed in particolare quello regionale e degli enti locali, ebbi modo di capire e prendere atto come andavano le cose, tanto è vero che, quasi sessant'anni fa affermavo : se l'Italia avesse avuto un apparato amministrativo efficiente, privo di disfunzione e ladrocinio nonché corruzione, sarebbe stato il paese più ricco e progredito del u
    Un imprenditore, per essere tale, non può vivere ed operare al di fuori dalla concorrenza. Pertanto, tutti coloro la cui attività ruota, esclusivamente, attorno agli enti pubblici, visto il contesto del sistema, non possono chiamarsi imprenditori ma, parassiti consociati.
    Posso sbagliare ma, non credo, nella graduatoria dei responsabili dello stato di fatto della Sicilia, a pari merito, possiamo mettere : politici, burocrati, imprenditori e mafia.

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