Palermo, il Comune vuole sradicare anche gli alberi del Foro Italico

Condividi

Sono le Eritrine, piantate lungo la Marina intorno al 1830. Sono alberi monumentali, patrimonio della città. A denunciare l’ennesimo attacco all’ambiente da parte dell’Amministrazione comunale uscente (che qualche settimana fa nella frenesia elettorale ha combinato un papocchio nel fiume Oreto) è il candidato sindaco del Movimento Siciliani Liberi, Ciro Lomonte 

Il Comune di Palermo vuole abbattere anche gli alberi del Foro Italico. Sembra incredibile, ma è così. Dopo aver abbattuto circa mille alberi della città – compresi gli alberi di Piazza Politeama – a rischio sono adesso, come già accennato, le Eritrine del Foro Italico. A denunciarlo è il candidato sindaco del Movimento Siciliani Liberi, Ciro Lomonte. Che racconta:

“Sono alberi dalla fioritura color corallo, piantati lungo la Marina intorno al 1830, e considerati alberi monumentali, patrimonio inestimabile di tutta la città. Il Comune sta procedendo all’espianto, non è ancora chiaro per quale motivazione. Il Comitato Bene Collettivo e la Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali di Palermo sono intervenuti per chiedere la sospensione degli abbattimenti e l’esibizione delle analisi VTA, che servono a verificare la stabilità degli alberi. Perché è chiaro che un albero marcio debba essere abbattuto per la sicurezza di tutti. Ma è altrettanto chiaro che debbano essere fatte delle analisi, per verificare se un albero è curabile o da abbattere. Un’Amministrazione trasparente non dovrebbe avere problemi a fornire tutta la documentazione richiesta e a rispondere alle preoccupazioni che associazioni e cittadini pongono sull’indifferenziato abbattimento di alberi”.

“Come se non bastassero i danni degli oltre mille alberi abbattuti per far posto allo scempio della rete tranviaria, compresi quelli del Politeama! – ricorda Lomonte -. Come se non bastassero le approvazioni senza criterio di improponibili varianti urbanistiche! Per non parlare delle inqualificabile gestione del randagismo e della tutela e cura degli animali della comunità, culminati con la vicenda che qualche settimana fa ha mobilitato le associazioni animaliste per evitare la deportazione di molti cani del Canile Municipale verso un futuro niente affatto trasparente!”.

In effetti, quello che sta succedendo a tanti alberi della città è assurdo. Già Palermo di verde pubblico ne ha sempre avuto poco. Il ‘Sacco edilizio’ della città, che risale agli anni ’50, ’60 e ’70 del secolo passato ha lasciato in eredità tanto cemento, ma pochissimo verde pubblico.

Gli appalti ferroviari, oltre ad aver reso caotico il traffico cittadini, fra strade chiuse, trincee e blocchi stradali, oltre ad aver recato danni ingenti alle attività commerciali, hanno travolto più di mille alberi.

L’assurdità è che alcuni consiglieri comunali uscenti – soprattutto quelli del PD – che qualche anno fa criticavano aspramente l’Amministrazione comunale Orlando per aver distrutto gli alberi, oggi sono candidati in favore dello stesso Orlando. L’unica eccezione, tra i nomi noti, è quello di Nadia Spallitta, che dopo aver denunciato scempi dell’ambiente a mai finire, coerentemente, si è candidata sindaco in alternativa ad Orlando.

Mentre altri – anche questo è incredibile – dopo aver criticato Orlando sono candidati nelle sue liste, all’insegna del peggiore trasformismo politico. E con le facce sorridenti chiedono il voto per un sindaco che hanno criticato. Il tutto per provare a mantenere la poltrona!

“Siamo ai limiti dell’inverosimile. Sembra il volo pazzo di un sciame senza meta. Eh, già… facciamo squadra!”, ironizza Lomonte a proposito di uno slogan elettorale del sindaco uscente, Orlando, che quando amministra fa tutto di testa sua e che, al momento del voto, chiede ai cittadini di “fare squadra”.

“Le toppe – commenta sempre il candidato degli Indipendentisti siciliani – sono peggiori dei buchi. Sarebbe quasi comico, se non fosse drammatico -. Tutti gli interventi che non sono stati mai progettati, programmati e messi in opera nel corso dell’ultimo mandato, si tenta di attuarli adesso, a due mesi dalle elezioni. In maniera inefficace, inefficiente e, purtroppo, spesso deleteria”.

“Basta guardare alla presunta bonifica del fiume Oreto, ridotto da decenni ad un torrente di rifiuti tossici e liquami. Non solo non ci si è posto il problema degli scarichi fognari che vengono da Brancaccio, Villagrazia, Aquino; non solo non si è deciso di intervenire sul tratto di alveo cementificato che deturpa il fiume; ma neppure si è pensato di coordinarsi con il Corpo forestale. Ne è venuto fuori un lavoro che definire dilettantistico è un caritatevole eufemismo”.

“Il Corpo forestale ha dovuto bloccare i lavori, affidati dal Comune di Palermo a una ditta privata, per una serie di motivazioni. Prima di tutto perché, secondo anche quanto riportato dalla stampa, sono stati sradicati salici e pioppi, con grave danno all’ecosistema faunistico già così pesantemente penalizzato e alla stabilità dei due versanti del fiume che le radici della Ripisilva garantivano. Poi, perché i rami potati venivano depositati sui margini del fiume, aggravando la situazione dei rifiuti abbandonati nel sito dell’Oreto. Senza contare che, a lavori già iniziati, ci si è resi conto che mancavano le autorizzazioni della Soprintendenza e la Valutazione di Impatto Ambientale”.

Sul papocchio combinato nel fiume Oreto dall’Amministrazione comunale di Palermo è intervenuto l’ecologo Silvano Riggio:

“La notizia – scrive in un articolo pubblicato su Time Sicilia il docente universitario (qui potete leggere l’articolo per esteso) fatta apposta per compiacere una certa stampa e guadagnare consenso, sarebbe buona solo se fosse falsa, ma non lo è. Perché, si chiederà il cittadino ingenuo: non è cosa buona e santa ripulire un posto desolatamente imbruttito? No, è la risposta, in questo momento e in questo modo questa pulizia è soltanto demagogica”.

E dopo aver illustrato gli errori commessi dall’Amministrazione il professore Riggio conclude:

“Si fa in conclusione appello affinché l’Amministrazione prenda finalmente coscienza dei suoi obblighi verso la comunità civile che non è fatta solo da esseri umani, ma da tutti gli abitanti della città ad iniziare dagli alberi e dal verde in generale e, in ossequio ai suoi doveri civici, metta fine a pratiche improvvisate di gestione dell’ambiente che non portano alcun beneficio per la città. Interventi che ne esasperano il degrado e ne peggiorano l’immagine già compromessa”.

“Quello che traspare – conclude a propria volta Ciro Lomonte – è il disperato tentativo di mostrare che qualcosa si è fatto, in extremis e dopo quattro anni di assoluta incuria e totale abbandono della città. All’angosciosa caccia di un consenso elettorale da lungo tempo perduto. Forse da quella primavera che non portò mai all’estate”.

Da leggere anche:

La ‘bonifica’ del fiume Oreto ha prodotto un pastrocchio: sradicati alberi dove nidificavano uccelli

 

 

Pubblicato da