Ars: oggi sì al Bilancio. Perché il Fondo per i disabili gravi è finito in Finanziaria?

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Torna a riunirsi l’Assemblea regionale siciliana. All’ordine del giorno c’è la manovra economica e finanziaria 2017. Oggi l’Aula dovrebbe approvare il Bilancio a legislazione vigente. E’ la parte della manovra dove ci sono i soldi ‘veri’ e non entrate che debbono ancora materializzarsi. Visto che i soldi per i disabili ci sono, non sarebbe stato logico inserire il Fondo per la grande disabilità nel Bilancio, piuttosto che in una Finanziaria che ha in parte entrate aleatorie? 

Oggi torna a riunirsi l’Assemblea regionale siciliana. All’ordine del giorno c’è la manovra economica e finanziaria 2014. Oggi, in particolare, il Parlamento dell’Isola dovrebbe esaminare ed approvare il Bilancio 2017 a legislazione vigente. Per il sì dell’Aula non ci dovrebbero essere problemi, trattandosi, come ora proveremo ad illustrare, della parte della manovra economica dove ci sono i sodi veri, a differenza di quella parte della manovra che si chiama ‘Finanziaria’, nella quale, invece, le entrate ci sono e non ci sono.

Un tempo – prima che l’Unione Europea imponesse le politiche del ‘rigore’ e, soprattutto, prima che lo Stato ‘depredasse’ le risorse finanziarie del Bilancio regionale – nel Bilancio a legislazione vigente venivano incasellate quasi tutte le spese della Regione, ad eccezione di quelle che finivano nella Finanziaria, che erano tutte considerate non obbligatorie.

Nel passato nessuno si sarebbe sognato di mettere nella Finanziaria i fondi per i Comuni e per le Province. Oggi i fondi dei Comuni – e questo è aberrante! – vengono tranquillamente messi nella Finanziaria, sapendo anche che solo una parte di queste risorse verrà erogata entro quest’anno. Tutto questo è – lo ribadiamo – assurdo, perché i parlamentari che approveranno questa manovra sanno che, in autunno, potranno essere a rischio anche gli stipendi dei dipendenti di alcuni Comuni!

Non parliamo delle ex Province, alle quali stanno assegnando meno delle metà delle risorse che servono per pagare i circa 6 mila e 500 dipendenti. Non c’è da stupirsi: nel resto d’Italia, le ex Province ‘riformate’ dal Governo Renzi e dal Parlamento nazionale di ‘nominati’, nel silenzio generale, sono state lasciate senza soldi!

Nella Finanziaria sono finiti anche i fondi per i circa 24 mila operai della Forestale, per i circa 15 mila precari dei Comuni, per i circa 6 mila precari ASU della Regione, per i circa 7 mila LSU (che dovrebbero essere pagati dallo Stato e che invece paga la Regione), per i 2 mila e 300 circa ex PIP di Palermo, per i quasi mille e 500 precari dei Consorzi di bonifica.

In Finanziaria vanno anche i fondi per le società collegate, per gli enti regionali, per le attività culturali eccetera, eccetera, eccetera.

Ribadiamo: non è detto che i fondi iscritti fra le entrate della Finanziaria si ‘materializzeranno’ entro l’anno. Prendiamo come esempio i 160 e passa milioni di Euro frutto dell’accordo tra Stato e Regione sull’articolo 36 dello Statuto.

Tale accordo è stato approvato dal Parlamento nazionale. In forza di tale accordo, in modo truffaldino, le norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto sono state stravolte. Lo Stato ha appioppato alla Regione siciliana una serie di penalizzazioni (QUI POTETE LEGGERE L’INCHIESTA DI FRANCO BUSALACCHI SU TALE ARGOMENTO). In cambio dovrebbe ‘cacciare’ i già citati 160 e passa milioni di Euro.

Ma ecco il ‘miracolo’. Le penalizzazioni a carico della Regione siciliana previste dall’accordo sono operative. Mentre i 160 e passa milioni di Euro che dovrebbero arrivare da Roma fanno parte di quella parte dell’accordo Stato-Regione che è “in via di definizione” (testuale dalla Finanziaria).

Insomma: quando lo Stato deve togliere alla Sicilia l’accordo è operativo; quando lo Stato deve dare alla Regione siciliana l’accordo diventa “in via di definizione”.

Morale: i 160 e passa milioni di Euro sono stati inseriti tra gli accantonamenti negativi: soldi iscritti tra le entrate della Finanziaria, ma che potranno essere spesi solo quando lo Stato li erogherà.

Si possono iscrivere come entrate della Finanziaria soldi che, in questo momento, non ci sono? A giudicare da quello che abbiamo letto nel Decreto nazionale n. 118 del 2011, no. Eppure lo stanno facendo!

Detto questo, cosa hanno messo i 90 ‘califfi’ nel Bilancio, tra i soldi ‘veri’, cioè nel Bilancio?

In primo luogo, i 9 miliardi di Euro circa della sanità (che secondo noi sono meno di 9 miliardi di Euro, ma lì entriamo nel campo dei ‘magheggi’ di Bilancio tra Stato e Regione e solo la Corte dei Conti ha gli strumenti per fare piena luce sull’effettiva spesa sanitaria in Sicilia, ad avviso di chi scrive inferiore ai canonici 9 miliardi di Euro).

In secondo luogo, le spese obbligatorie: per esempio, le spese per il funzionamento della ‘macchina’ amministrativa regionale, per il funzionamento del Parlamento siciliano, per le pensioni, per i mutui e altre cose ancora.

Per dirla in breve, i soldi per pagare gli stipendi ai 90 deputati regionali non sono in ‘pericolo’.

P.S.

In Finanziaria hanno messo anche il Fondo per i disabili gravi. Su questo punto va fatta una precisazione che potrebbe risultare interessante per PIF e per Ficarra e Picone e, in generale, per coloro i quali, in queste settimane, sono intervenuti in difesa di questa categoria.

Con molta probabilità, gli attuali governanti, leggendo questa precisazione, non ci ‘ameranno’: ma noi questa constatazione – ovvia per un cronista che si occupa di politica regionale – non possiamo nasconderla.

E’ nota la nostra posizione sui disabili gravi della Sicilia: i fondi per questa categoria deve tirarli fuori lo Stato. Che invece ha ridotto di due terzi i fondi della legge nazionale n. 328 del 2000 (da circa 50 milioni di Euro all’anno a meno di 17 milioni di Euro all’anno). E che ha anche ridotto anche il Fondo per la grande disabilità. 

Detto questo, il presidente Rosario Crocetta e il Parlamento siciliano si sono impegnati a istituire il Fondo regionale per la grande disabilità. 

Da qui una domanda: perché questo Fondo per la grande disabilità è stato inserito nella Finanziaria – dove, come abbiamo detto, i fondi ci sono e non ci sono – invece che nel Bilancio a legislazione vigente, dove invece i soldi sono sicuri e al sicuro? 

E’ questa la domanda che PIF, Ficarra e Picone dovrebbero porre al presidente Crocetta e al presidente del Parlamento siciliano, onorevole Giovanni Ardizzone.

Della serie: ma come, i vostri stipendi mensili li tenete nel Bilancio, dove i soldi sono sicuri e al sicuro, e il Fondo per i grandi disabili lo inserite nella Finanziaria, dove tutto è ormai, per definizione, aleatorio?

Se Crocetta e Ardizzone diranno: ormai la legge è incardinata in Aula, si potrà sempre ricordare a questi signori che i Parlamenti – sempre per definizione – si autodeterminano (su questo punto pensiamo che sarà d’accordo anche il presidente della Commissione Sanità dell’Ars, onorevole Pippo Digiacomo). Tradotto: non ci vuole molto – se è vero che i soldi per i disabili gravi ci sono – a passare nel Bilancio questa norma.

Per farlo servono solo due cose: la volontà politica e il voto.  

 

 

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