Il dibattito sulla nuova rete ospedaliera della Sicilia: parla Renato Costa della CGIL Medici

Condividi

“Certo, la nuova rete ospedaliera della Sicilia varata è perfettibile, se ci sono criticità vanno segnalate, in una parola, va migliorata. Ma non posso non sottolineare che, allo stato attuale dei fatti, questa non è la migliore rete ospedaliera possibile, ma è la migliore rete che si poteva fare”. La medicina del territorio, il Servizio 118, il ‘caso’ Villa Sofia-Cervello

La nuova rete ospedaliera e tutte le polemiche che la stanno accompagnando. La medicina del territorio che non c’è. Il decreto Balduzzi ignorato per quattro anni. Le difficoltà dei cittadini siciliani a prenotare le visite mediche. Le assunzioni. Il ‘caso’ dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo e altro ancora. Non è facile raccapezzarsi tra questi argomenti. Abbiamo posto alcune domande al segretario della CGIL Medici della Sicilia, Renato Costa.

Abbiamo deciso di ascoltarlo perché la CGIL Medici della Sicilia, in questo delicato passaggio politico, ha adottato una posizione diversa rispetto al concerto di voci critiche, dicendo a chiare lettere che il cataclisma nella sanità pubblica siciliana ipotizzato da altre sigle sindacali non c’è.

“Noi, in questa vicenda della nuova rete ospedaliera, ci stiamo mettendo la faccia – ci dice Renato Costa -. Per la prima volta abbiamo trovato un assessore regionale con il quale siamo riusciti a discutere. Non mi sembra una novità di poco conto. Anzi. Come premessa dico una cosa: la nuova rete ospedaliera è la diretta conseguenza del Decreto Balduzzi che, lo ricordo, è del settembre 2012. Certo, la nuova rete ospedaliera della Sicilia varata è perfettibile, se ci sono criticità vanno segnalate, in una parola, va migliorata. Ma non posso non sottolineare che, allo stato attuale dei fatti, questa non è la migliore rete ospedaliera possibile, ma è la migliore rete che si poteva fare. Dopo di che mi chiedo e chiedo: come mai tutti quelli che oggi la criticano hanno fatto poco o nulla quando è stato varato il Decreto Balduzzi?”.

In effetti, ai tempi del Decreto Balduzzi non abbiamo visto barricate…

“Infatti. Detto questo, la Sicilia, piaccia o no, fa parte dell’Italia. E deve applicare le leggi italiane. Nella sanità deve adeguare la propria rete ospedaliera ad una serie di elementi. Per esempio, al territorio, visto che la medicina del territorio, in Sicilia, o non c’è, o è carente”.

Ma come è carente e, addirittura, in alcune aree della Sicilia non c’è la medicina del territorio? Il Governo regionale di Raffaele Lombardo, dell’assessore alla Salute-Sanità, Massimo Russo, con l’avallo del PD di Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ‘razionalizzava’ gli ospedali siciliani, facendo sparire reparti, dicendo che, in cambio, si stava realizzando la medicina del territorio e oggi si scopre che la medicina del territorio della nostra Isola è carente o non c’è?

“L’ho detto: in parte la medicina del territorio, in Sicilia, non esiste. E là dove c’è, è carente. Quindi va adeguata. Anche a questo serve la rete ospedaliera. Anche su questo punto vorrei dire una cosa: tutti quelli che oggi criticano la nuova rete ospedaliera della Sicilia scoprono solo adesso i cinquant’anni di malaffare nella sanità siciliana? E prima dove sono stati? La verità è che le contraddizioni, in questa storia, sono tante”.

Per esempio?

“Quando nel 2009 il Parlamento siciliano ha approvato la legge n. 5, la CGIL siciliana, in solitudine, diceva che era una buona legge. Ricordo che il PD non l’ha votata. Salvo poi, per bocca di Antonello Cracolici, dire che era una buona legge e che il Governo Lombardo andava sostenuto”.

La legge regionale n. 5 del 2009 sarà anche una buona legge, ma l’applicazione è stata parziale.

“La legge 5 del 2009 avrebbe dovuto cambiare filosofia e prassi della sanità siciliana. L’obiettivo non era solo curare i malati, ma prendersi cura degli stessi malati: ovvero indicare ai pazienti un percorso sanitario, a partire dalla medicina del territorio”.

Ma la medicina territoriale – per esempio i PTA (Punto Territoriali di Assistenza) e i PTE (Punti Territoriali di Emergenza) esistono solo sulla carta. E quei pochi che esistono non sono conosciuti, o funzionano male.

“Sulla carenza e sulla mancanza dei presidi di medicina del territorio la responsabilità è delle Aziende Sanitarie Provinciali. Faccio un esempio: il Centro di accettazione provinciale. A Siracusa e Ragusa questi Centri funzionano. Invece a Palermo, a Catania e a Messina, per fare una TAC, i cittadini debbono prenotarsi in più centri. Ricordo di aver parlato di questo problema, qualche anno fa, con il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Ma non se n’è fatto nulla. Eppure non si tratta di un obiettivo impossibile: basterebbe far incontrare i direttori generali di ogni provincia”.

Bene, la rete ospedaliera c’è. E poi?

“Diventa indispensabile lavorare per istituire la vera medicina del territorio e per migliorare il Servizio 118. Lo sapete, vero, che oggi, in Sicilia, le ambulanze viaggiano alla cieca? Tranne che nelle rianimazioni, non conoscono la disponibilità dei posti letto”.

Scusi, non conoscendo la disponibilità dei posti letto – peraltro carenti – come fanno a lavorare?

“E’ quello che ci chiediamo tutti. Per questo è indispensabile, in tempi brevissimi, migliorare il Servizio 118”.

Ai tempi dell’assessore Massimo Russo, man mano che ‘razionalizzavano’ gli ospedali, dicevano: tranquilli, con la medicina del territorio si alleggerirà la pressione sugli ospedali pubblici e in particolare, sui Pronto Soccorso. Invece è avvenuto l’esatto contrario: i Pronto Soccorso sono presi d’assalto dai pazienti…

“Certo: questo succede perché non funziona la medicina del territorio. Per questo è urgente realizzarla per davvero e farla funzionare. In futuro si dovrà parlare di rete assistenziale, che è la somma della rete ospedaliera e della rete della medicina del territorio. Insomma, dobbiamo rivedere un po’ tutto, anche il ruolo dei cosiddetti medici di famiglia”.

Volete fare lavorare di più anche i medici di famiglia, come in Emilia Romagna? Ma lei ce li vede i medici di famiglia della Sicilia che vanno a lavorare nei PTA?

“Tutti i soggetti del mondo della sanità andranno coinvolti e rifunzionalizzati. Insomma, per dirla con una formula semplice: in ospedale dovrà andare solo chi non si reggerà in piedi”.

Caso Villa Sofia-Cervello di Palermo. Molti medici di questa Azienda ospedaliera non sembrano molto contenti…

“E sbagliano. Non è prevista alcuna chiusura di reparti. E la declassificazione è solo sulla carta. La nuova rete ospedaliera, al contrario di quello che si cerca di far credere, non sminuirà Villa Sofia. Alla base di questa storia c’è un errore commesso ai tempi dell’assessore Russo, quando Villa Sofia e ospedale Cervello sono stati unificati. Ripeto: un errore colossale. Villa Sofia avrebbe dovuto diventare un ospedale specializzato nell’Emergenza-Urgenza. Mentre per il Cervello, che ha una storia a sé, la CGIL ha sempre pensato a un ospedale d’elezione. Invece è successo quello che è successo. Oggi stiamo cercando di riparare agli errori del passato”.

C’è molta attesa per le assunzioni. Saranno vere assunzioni o stabilizzazioni?

“Ci saranno nuove assunzioni e stabilizzazioni. Noi proveremo a tutelare i medici precari”.

 

 

 

Pubblicato da