Regione siciliana: il centrosinistra sa di perdere le elezioni e sta facendo terra bruciata al ‘nemico’ che avanza

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Le divisioni del centrosinistra – con Rosario Crocetta che si è rifatto il suo partito – le polemiche tra deputati di maggioranza e assessori e le spaccature all’interno dello stesso PD siciliano sono il segno di un Governo e di una maggioranza di centrosinistra che battono in ritirata. Non prima di ‘avvelenare’ i pozzi e di finire di distruggere quel poco di Regione che ancora rimane in piedi dopo una lunga e fallimentare stagione di ascarismo e di malgoverno. Come i russi con Napoleone, gli attuali governanti stanno facendo terra bruciata al nuovo Governo che verrà 

E’ con grande noia che registriamo il ‘nullismo’ del dibattito politico che va in scena, in Sicilia, tra i due ‘Palazzi’: Palazzo Reale, sede del Parlamento siciliano; e Palazzo d’Orleans, sede del Governo.

Che succede? Succede che dirigenti e parlamentari dei partiti che sostengono il Governo regionale di Rosario Crocetta – PD e altre forze di centrosinistra – dopo aver mal governato per quattro anni e mezzo avvertono i primi segnali del terremoto elettorale che si avvicina. E allora cercano di correre ai ripari.

Da un lato cercano di serrare le fila delle migliaia e migliaia di precari che dovrebbero sostenerli in cambio del mantenimento del posto di lavoro. Che si intende per “serrare le fila”? E’ il solito, vecchio gioco che facevano i democristiani: creare problemi a questi soggetti e poi ‘risolvere’ gli stessi problemi per potergli dire, in vista del voto:

“Avete visto? Vi abbiamo risolto il problema. Quindi potete votare per noi”.

Questa farsa, per ora, va in scena per una frazione dei precari ASU e con gli ex PIP. Ad alcuni dei primi hanno fatto mancare i soldi per pagargli gli stipendi. Ai secondi gli tolgono ferie e altri diritti. In tutt’e due i casi si tratta di sceneggiate per tenerli al ‘laccio’…

A circa 250 precari ASU il Governo nazionale ha tagliato i fondi. E’ intervenuto il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dicendo che gli stipendi a questi dipendenti li pagherà la Regione. Morale: 250 per tre o per quattro (a secondo del numero dei familiari di ogni precario) fa 750 o mille voti.

Questo offre la vecchia politica siciliana: un sistema di voto di scambio legalizzato in barba alla Costituzione italiana che, per l’accesso nella pubblica amministrazione, prevede concorsi. Prassi totalmente ignorata negli uffici della Regione, nei circa 400 Comuni, nelle ex Province e in tutti gli enti e le società regionali dove l’accesso viene mediato dai politici e dai sindacalisti in cambio di voti (altro che firme false alle elezioni comunali!). 

In pratica, con il denaro pubblico si costruisce il consenso di chi governa. Cosa che hanno fatto sia i politici di centrodestra, sia i politici di centrosinistra. Il risultato è che migliaia di giovani siciliani laureati a pieni voti sono costretti a emigrare perché questo sistema, oltre a precludere loro l’accesso nella pubblica amministrazione per concorso, impedisce, anche, un corretto sviluppo economico, proprio perché la burocrazia selezionata con il precariato – di basso, se non bassissimo livello – rende difficile, se non impossibile, la crescita economica.

Nel caso del gioco clientelare sui precari ASU va segnalata la polemica tra due parlamentari – Vincenzo Figuccia di Forza Italia e Totò Cascio di Sicilia Futura – con l’assessore regionale al Lavoro, Gianluca Miccichè. I due deputati rinfacciano all’assessore il caos sui 250 lavoratori ASU. Miccichè replica che il caos l’ha creato l’assessore-commissario all’Economia, Alessandro Baccei.

In realtà, in questa storia, Baccei c’entra poco. E c’entrano poco anche gli ASU la cui vicenda, come già accennato, viene strumentalizzata per tenerli ‘caldi’ e pronti al voto.

La vera questione che divide l’assessore Miccichè dai parlamentari dell’Ars – di maggioranza di centrosinistra e di opposizione di centrodestra – riguarda gli oltre mille e 500 dipendenti degli ex Sportelli Multifunzionali.

I parlamentari vorrebbero vedere risolta la questione degli ex sportellisti, visto che le elezioni si avvicinano. Ma l’assessore Miccichè, che fa parte dello schieramento politico che vede assieme l’ex UDC e il Nuovo Centrodestra Democratico, non ha alcun interesse a risolvere la questione di questi lavoratori, perché sa che tali soggetti non voteranno mai per lui e per il suo schieramento politico.

L’assessore Micciché, infatti, conduce questo gioco al massacro da circa un anno e mezzo: ha a disposizione risorse finanziarie e mezzi amministrativi per far tornare a lavorare questo personale. Ma non l’ha fatto e non lo farà perché non ci guadagnerebbe nulla in termini ‘politici’.

In fondo è la stessa ‘filosofia’ perversa che riguarda tutti gli 8 mila lavoratori circa della Formazione professionale siciliana: dopo tutto quello che prima il Governo di Raffaele Lombardo e poi il Governo di Rosario Crocetta gli hanno fatto passare, questi lavoratori mai e poi mai potrebbero apprezzare il centrosinistra. Questo, con molta probabilità, non agevola il reinserimento di tali soggetti nel lavoro.

Queste contraddizioni non possono non provocare nervosismo e fibrillazioni tra i partiti dello stesso centrosinistra. Perché contraddizioni? Perché tra ‘ascarismo’ (tutti i fondi regionali che il Governo Crocetta e i partiti di centrosinistra hanno consentito a Roma di depredare alla Sicilia) e incapacità di governo (Formazione professionale e politiche del lavoro non sono finanziate con i fondi regionali che Roma a rubato alla Regione – e che quindi non ci sono più – ma con le risorse del Fondo Sociale Europeo che Governo regionale e maggioranza di centrosinistra non hanno fino ad oggi utilizzato), Crocetta, il PD siciliano e gli altri partiti di centrosinistra si sono accorti di aver segato alcuni ‘rami’ dell’albero in cui stanno seduti: rami che stanno per rompersi.

Con molta probabilità, Crocetta e i big dei partiti di centrosinistra – PD in testa – hanno fatto male i conti. Dal 2008 hanno sostituito il centrodestra nella gestione degli 800 mila voti circa che costituiscono lo ‘zoccolo duro’ del clientelismo ‘scientifico’ siciliano.

Sono i forestali (circa 24 mila) i precari dei Comuni (che fino a qualche anno fa erano circa 22 mila e che adesso – non ci chiedete come, perché non l’abbiamo capito – si sono ridotti a circa 13 mila). E, ancora, i precari della Regione (per esempio i già citati ASU), gli ex PIP, i precari dell’ESA e di tutti gli enti regionali. I dipendenti delle stesse società regionali. I precari delle ex Province. I precari dei Consorzi di bonifica.

Questa pletora di migliaia e migliaia di soggetti, fino al 2012, bene o male, ha garantito la vita alla vecchia politica siciliana che si è presentata sotto l’ala beffarda della ‘Rivoluzione’ di Rosario Crocetta e del suo fido, senatore Giuseppe Lumia.

Ma oggi il ‘giocattolo’ è in buona parte sfasciato. E firma un ‘Patto scellerato’ di qua e firma un ‘Patto scellerato’ di là, alla fine le risorse finanziarie per tenere in piedi tutto quest ambaradan non ci sono più.

Fatti quattro conti, possiamo affermare che, se per tenere in piedi questo castello di clientele serve 100, i partiti che oggi governano la Sicilia, dopo gli scippi finanziari del Governo nazionale, hanno a disposizione, sì e no, 30, forse 35.

Insomma, per dirla tutta: hanno le risorse – cioè i nostri soldi – per foraggiare 300 mila, forse 350 mila soggetti su 800 mila. La loro bravura dovrebbe consistere nell’illudere circa 450 mila persone. Nella speranza che, a novembre, quando si andrà a votare per eleggere il nuovo presidente della Regione e la nuova Assemblea regionale siciliana si rechi alle urne lo stesso numero di Siciliani registrato nel 2012: cioè meno del 50% degli aventi diritto al voto.

Ogni elettore in più che andrà a votare, sarà matematicamente un voto in meno per il centrosinistra. Questo perché i danni prodotti dall’attuale Governo regionale sono enormi e visibili a tutti.

A questo punto le ‘scuole di pensiero’ si dividono.

C’è chi sostiene che il centrosinistra proverà comunque a vincere le elezioni regionali. E’ una tesi debole, ma non impossibile. Soprattutto se i Siciliani diserteranno in massa le urne come avvenuto nel 2012.  E se un centrosinistra unito riuscirà a illudere e a carpire, ancora una volta, il voto degli 800 mila soggetti circa del già citato ‘zoccolo duro’ delle clientele legate alla vecchia politica siciliana.

Ma c’è un’altra tesi. Che sarebbe suffragata dalle attuali divisioni del centrosinistra: Crocetta che si è fatto il suo partito (si dice insieme con il solito Lumia e con i soliti noti ‘industriali’); i parlamentari di centrosinistra che attaccano gli assessori della Giunta Crocetta; le divisioni interne allo stesso PD siciliano, che in parte rispecchiano il dibattito nazionale e in parte sono frutto di fatti locali; ex UDC e alfaniani che, avendo capito che perderebbero quasi tutti i voti se candidati nel centrosinistra, cercano una via di fuga che nemmeno loro, in questo momento, capiscono quale possa essere (c’è chi sussurra che, alla fine, o se ne andranno con Gianfranco Miccichè a fare ‘massa critica’ in Forza Italia, o si schiereranno con il partito di Crocetta).

Tutti questi elementi messi insieme darebbero al centrosinistra la certezza di perdere le prossime elezioni regionali. Questa è la tesi più credibile. Si tratterebbe, in pratica, di una specie di ‘si salvi chi può’: la prossima Assemblea regionale siciliana, infatti, sarà composta non più da 90, ma da 70 deputati: e ogni parlamentare uscente che ha appoggiato il Governo Crocetta cerca un ‘salvagente’, qualunque esso sia.

Provare a salvarsi, sì: ma – nel caso di chi governa la Regione – sfasciare tutto, per lasciare al Governo che verrà un disastro totale. Insomma, è la tecnica con la quale i russi hanno ‘incapretatto’ Napoleone: fare trovare terra bruciata al nemico che avanza. Per poi poter dire che il nuovo Governo regionale “non sa governare”. Un po’ come hanno fatto con Virginia Raggi a Roma.

Con molta probabilità, il prossimo presidente della Regione e i prossimi assessori troveranno un “paesaggio dopo la battaglia”: troveranno le ‘casse’ completamente vuote e, forse, non troveranno, negli uffici, nemmeno le mattonelle…

 

 

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