La Sicilia tra dissesto idrogeologico e strade abbandonate. Ma la colpa è della pioggia…

Condividi

Venti giorni fa – dimenticando le inondazioni di novembre e dicembre dello scorso anno – i governanti siciliani avevano annunciato un 2017 all’insegna della ‘siccità’. Dopo di che la natura si sta rendendo gioco di loro. Ieri l’Isola è stata colpita dalle piogge, magari un po’ intense. Ma ci sono problemi ovunque perché il territorio è abbandonato. Così le piogge nascondono il dissesto idrogeologico ignorato dalle ‘autorità’ e le strade abbandonate 

Venti giorni fa – era il 2 gennaio – la politica siciliana apriva il nuovo anno annunciando una grande sete. Nei mesi precedenti – per la precisione a novembre e dicembre – la nostra Isola era stata colpita da violenti nubifragi. Ma, chissà perché, i nostri governanti avevano decido per la siccità: l’acqua li aveva bagnati e il vento di aveva asciugati.

Noi, non senza ironia, abbiamo espresso le nostre perplessità nel seguente articolo:

Il 2017 in Sicilia si apre con la siccità: è vera o la “Situazione è grave ma non seria”?

La siccità, in realtà, era solo la scusa per non ammettere di avere governato male. E’ il caso di Palermo, dove Regione siciliana, Comune e AMAP (l’Azienda del Comune di Palermo che gestisce il servizio idrico) non sono riusciti a riparare una condotta idrica danneggiata non qualche anno fa, ma dal terremoto del 2002, come potete leggere qui di seguito:

Palermo verso l’acqua razionata, ma da anni 600 litri di acqua al secondo finiscono in mare…

Ma di questo – e del fatto che dal 4 dicembre avrebbero voluto razionare l’acqua, forse per giustificare qualche grande appalto – non si parla nell’attuale campagna elettorale di Palermo.

A ricordare la gestione raffazzonata di tutte le questioni che riguardano l’acqua l’ha ricordato l’ondata di maltempo che non sta risparmiando la Sicilia e Palermo.

Ieri, nel capoluogo siciliano, piogge non torrenziali, ma normali. Ma siccome la manutenzione, di fatto, non c’è – o è, per l’appunto, raffazzonata, nonostante i premi distribuiti dal Comune alle migliaia e migliaia di dipendenti delle società comunali – alcune aree della città sono finite sott’acqua. E per liberare gli automobilisti rimasti intrappolati non sono intervenuti i dipendenti delle società comunali, ma i Vigili del fuoco.

Quello di Palermo non è un caso isolato. Quasi tutta la viabilità della Sicilia è abbandonata. Le strade provinciali sono un delirio. Ieri, a Castronovo di Sicilia, un uomo è morto. Ovviamente, nessuno legherà questo incidente all’abbandono delle strade. Meglio parlare di fatalità.

Anche le strade a scorrimento veloce della nostra sempre più disastrata Isola – gestite dall’ANAS – non scherzano. Ieri quella che viene impropriamente chiamata la strada a scorrimento veloce Palermo-Agrigento (dove sono in corso eterni lavori in corso…) è andata in tilt a causa della pioggia.

Ovviamente, la responsabilità è della pioggia e non del fatto che questa strada è sempre stata un disastro.

A Balestrate, provincia di Palermo, è crollato il belvedere. Di solito, frane e crolli sono la risultante della sommatoria tra pioggia e dissesto idrogeologico ignorato. Anche in questo caso, ne siamo sicuri, la responsabilità verrà appioppata ai temporali.

A Sciacca, provincia di Agrigento, è arrivata la ‘bomba d’acqua’. Al solito: torrenti straripati, frane, strade interrotte. Ovviamente, nessuno si chiederà che tipo di edilizia va in scena a Sciacca da almeno quarant’anni a questa parte: torrenti totalmente abbandonati, palazzi che si arrampicano l’uno sull’altro in aree cittadine ‘sofferte’, coste ‘sacchieggiate’ da una miope speculazione edilizia, strade che sembrano trazzere, viadotti e strade prive di manutenzione eccetera, eccetera, eccetera. La responsabilità, ovviamente, è sempre del maltempo…

Anche Catania è allagata. Il sindaco, Enzo Bianco, invita i cittadini a non circolare nei mezzi a due ruote. Anche all’ombra dell’Etna, ne siamo sicuri, la manutenzione delle strade, negli ultimi anni, avrà brillato per grande efficienza…

Nel Messinese tremano. E hanno ragione. Da quelle parti il dissesto idrogeologico è la regola. Ed è altrettanto regolare non occuparsene. Due alluvioni, negli ultimi anni, hanno provocato disperazione e morte. Da quello che ricordiamo – dopo le solenni promesse – non è stato fatto un tubo. In qualche caso sono anche spariti i fondi.

Anche nel Messinese non c’è bisogno di bombe d’acqua: bastano piogge un po’ intense per creare problemi. Da quelle parti i centri collinari e montani scontano storici problemi di dissesto idrogeologico mai affrontati. Mentre a valle, negli anni ’70 e nei primi anni ’80 del secolo passato, hanno pensato bene di ‘cementificare’ le fiumare.

Il risultato è che in certe zone del Messinese l’unico rimedio, quando piove è il buon Dio…

A Mazara del Vallo l’Amministrazione regionale sta dando il meglio di sé. Lì c’è il porto canale che attraversa una parte della città. Si teme che le acque, a causa delle piogge, ‘inghiottano’ una parte delle abitazioni di Mazara (nella foto sopra, il lungomare di Mazara del Vallo allagato). 

In questa cittadina, nota per la flotta peschereccia, si attendono, da tempi immemorabili, i lavori di sistemazione del porto. Ma ci sono intoppi. Di che tipo? A quanto pare di ‘filosofia teoretica’. Insomma, eccesso di ‘intelligenza’.

I problemi dei lavori – fino ad oggi mancati – del porto di Mazara del Vallo li ha sintetizzati nei giorni scorsi, in un post su facebook, il dottore Franco Busalacchi, che è il responsabile de I Nuovi Vespri:

“Tre domande sui lavori di escavazione al porto di Mazara del Vallo – scrive Busalacchi -. Come riportato dalla stampa i lavori risultano già aggiudicati ad una ditta, ma non possono iniziare perché l’assessorato Ambiente non ha dato parere favorevole sul sito dove smaltire il materiale escavato. Chi è il genio che ha redatto un progetto senza prevedere una parte così essenziale come lo smaltimento? E come ha fatto a farselo approvare preventivamente dall’assessorato? Chi è stato il genio che lo ha approvato, seppure privo di quella parte essenziale? Chi è il genio che lo ha messo in gara? Una domanda in più, la solita: CHI PAGA?”.

Problemi anche a Castelvetrano a dintorni, area del Trapanese dove insiste un’agricoltura di qualità, dalle olive da olio e da mensa alla frutticoltura. Da quelle parti c’è il Bèlice. Si teme che questo fiume possa straripare. I danni sarebbero enormi.

Foto tratta da campobellonews.com

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da