La ZES (Zona Economica Speciale) per rilanciare il sistema produttivo della Sicilia

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Non si può non essere d’accordo con la proposta lanciata dal Prof. Massimo Costa. Con la ZES si provocherebbe uno shock al tessuto economico siciliano. Per l’Europa non è una novità, visto che Irlanda e Polonia l’hanno già sperimentata positivamente. Ed è prevista anche nelle Canarie, in Corsica, nelle Azzorre e nelle isole dell’Egeo. In Sicilia l’IRPEF scenderebbe al 20%, l’IVA al 10% e i carburanti costerebbero molto meno

da Lillo Massimiliano Musso
riceviamo e volentieri pubblichiamo

Non si può non essere d’accordo con il Prof. Massimo Costa, presidente di Siciliani Liberi, sull’esigenza di provocare un profondo shock economico nel tessuto produttivo siciliano, imbrigliato in un sistema amministrativo che viola l’ordinamento costituzionale, poiché non attua lo Statuto Autonomo siciliano, e che costituisce una profonda ingiustizia nei confronti del popolo siciliano, costretto a vivere al di sotto delle proprie reali e concrete possibilità di sviluppo. Se le regole del gioco fossero rispettate, i siciliani non emigrerebbero, l’economia siciliana sarebbe un fiore all’occhiello dell’economia italiana ed europea, la Sicilia diverrebbe una potenza economica a se stante, distinta e distinguibile, con un incremento in pochi anni della popolazione residente in Sicilia sino a dieci milioni di persone. Ciò comporterebbe, ipso facto, l’innalzamento dei consumi interni al territorio siciliano, con ricadute immediate e positive su tutti gli indici macroeconomici che rendono vitale un’economia di sistema. Ma come raggiungere questi obiettivi? Con la ZES, la Zona Economica Speciale.

ZES è, per l’appunto, l’acronimo di Zona Economica Speciale ed indica un’area geografica che amministrativamente si sgancia dal contesto statale per il raggiungimento di obiettivi di crescita economica, soprattutto legati alla specifica peculiarità di un dato territorio. La ZES, modello amministrativo adottato in superpotenze come Cina, India e Russia, ha dato prova di trasformare le aree interessate in contesti produttivi che anzitutto sostengono e danno rilancio all’economia locale attraverso l’autoconsumo, per poi sviluppare le esportazioni e l’attrazione di investimenti. ZES, quindi, è un’area territoriale in cui vige una legislazione economica speciale, diversa da quella nazionale, con previsione di misure flessibili per la gestione del sistema economico, del costo del lavoro, delle finanze.

In Polonia e in Irlanda le rispettive ZES hanno rappresentato il trampolino di lancio di solide realtà economiche, quindi l’esperimento in Europa non è nuovo. Peraltro, come ha ricordato recentemente il prof. Massimo Costa con la presentazione del programma indipendentista siciliano, la ZES è già prevista per tutte le zone insulari dell’Unione Europea, come le Canarie, la Corsica, le Azzorre o le isole dell’Egeo.

Nella proposta del prof. Costa, che personalmente condivido e che propongo da tempo immemorabile, la ZES siciliana consentirebbe di determinare autonomamente i tributi in Sicilia in maniera sostitutiva e non aggiuntiva rispetto a quelli erariali. Ciò consentirebbe, in attuazione dello Statuto autonomo della Regione siciliana, una responsabilizzazione della classe politica, una totale devoluzione della funzione amministrativa, la netta separazione delle finanze tra lo Stato italiano e la Regione autonoma siciliana. In tal modo, si potrebbe portare l’IRPEF al 20 per cento e l’IVA al 10 per cento, defiscalizzare il carburante, affermare un modello di governo sovranista attraverso l’emissione di una moneta pubblica siciliana.

Personalmente non posso che dichiararmi in sintonia su dette tematiche con il prof. Costa.

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