Sorpresa: lo Stato sta utilizzando i beni dei Comuni siciliani per garantire il proprio debito pubblico

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Di fatto i Comuni siciliani non possono più garantire le proprie scoperture di tesoreria (cioè i debiti con le banche), perché non hanno più la disponibilità dei propri beni. Il risultato è un disastro: basti pensare che, solo per quest’anno, i Comuni dell’Isola risultano scoperti con il sistema bancario per circa 300 milioni di Euro. “Sembra incredibile – ci dice il vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta -: i Comuni siciliani, per le banche, sono diventati clienti a rischio”. Domani intanto torna a riunirsi Sala d’Ercole  

Domani dovrebbe tornare a riunirsi l’Assemblea regionale siciliana. All’ordine del giorno ci sono il disegno di legge sull’esercizio provvisorio e la proroga per i precari. Ma il vero problema per i Comuni non è rappresentato dal provvedimento di proroga dei contratti dei circa 13-14 mila precari che, bene o male, arriverà. Il problema è la disponibilità di ‘cassa’ che non c’è. Proviamo a raccontare che costa sta succedendo e che cosa potrebbe succedere già a gennaio 2017.

Con la legge di assestamento di Bilancio 2016 l’Ars ha autorizzato il Governo regionale di Rosario Crocetta a contrarre un mutuo di 65 milioni di Euro. A questo si aggiunge un scippo di 50 milioni di Euro dal Fondo pensioni dei dipendenti regionali (e questo è allucinante, perché non si possono intaccare le pensioni future dei dipendenti pubblici!).

Questi 115 milioni di Euro verranno dirottati ai Comuni che ci pagheranno le rate dei mutui.

In pratica, l’Amministrazione pubblica siciliana, per fronteggiare gli scippi finanziari operati dal Governo nazionale, in palese violazione della Costituzione, contrae mutui per pagare mutui. Cosa, questa, che è vietata dalla Legge, perché una pubblica amministrazione può sì contrarre mutui (peraltro in modo oculato), ma solo per investimenti, non certo per pagare rate di mutui!

Questi 115 milioni di Euro, come già ricordato, serviranno ai Comuni per pagare le rate dei mutui che, secondo l’assessore-commissario, Alessandro Baccei, avrebbero dovuto essere pagare con 115 milioni di fondi PAC. Una tesi, quella di Baccei, inserita come norma finanziaria nella legge di stabilità regionale e poi smentita dai fatti.

Un bravo ‘tecnico’ il nostro Baccei, no?

Ai Comuni siciliani la Regione deve ancora erogare tutti i fondi del 2016. Sono i ‘famosi’ soldi che la Regione siciliana non ha in ‘cassa’ a causa degli scippi finanziari del Governo nazionale. Ma adesso, rispetto agli anni passati, c’è una novità.

Spiega Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni e vice presidente dell’ANCI (Associazione nazionale dei Comuni Italiani) della Sicilia:

“La Banca d’Italia ci ha comunicato che non possiamo più utilizzare il nostro patrimonio a garanzia dei prestiti con il sistema bancario. E’ lo Stato, infatti, che sta utilizzando il patrimonio dei Comuni a garanzia del debito pubblico del nostro Paese. Per i Comuni siciliani è un problema serio”.

“Quando la Regione ritarda di sei mesi e, talvolta, anche di un anno l’erogazione del Fondo regionale per le Autonomie locali e del Fondo per il precariato – prosegue Amenta – i Comuni, che non possono certo bloccare l’attività amministrativa, ricorrono ad onerose scoperture di tesoreria. Insomma, ci si indebita con le banche. Ma se le banche non ci fanno più credito…”.

Insomma, se le banche bloccano il credito, per i Comuni siciliani si rischia il caos. Basti pensare che, nel 2016, cioè quest’anno, l’indebitamento dei Comuni dell’Isola con il sistema bancario è stato pari a circa 300 milioni di Euro.

Ma non sono solo i Comuni ad essere indebitati con il sistema bancario. Oggi, di fatto, le banche tengono in piedi la Sicilia. L’indebitamento della Regione supera gli 8 miliardi di Euro. Poi ci sono i debiti dei Comuni, i debiti delle ex Province e i debiti di tutti gli enti e di tutte le società che fanno capo a Regione, Comuni ed ex Province.

Nel complesso, l’indebitamento del sistema Sicilia verso le banche sfiora e forse supera i 20 miliardi di Euro. 

E’ in questo scenario che apprendiamo che i beni dei Comuni siciliani ‘garantiscono’ il debito pubblico dell’Italia, mentre non possono più essere utilizzati a garanzia per le scoperture dagli stessi Comuni.

“In pratica – ci dice ancora Amenta – è come se i Comuni siciliani, improvvisamente, fossero diventati clienti a rischio, con tanto di segnalazioni alle centrali rischi della banche”.

Resta da capire che cosa faranno i Comuni siciliani senza più il supporto della banche. Un solo dato: la Regione deve ancora erogare ai Comuni i 180 milioni di Euro del 2016 dei cosiddetto Fondo per il precariato. Dove li prenderanno i Comuni dell’Isola questi soldi?

La proroga per i precari che domani l’Assemblea regionale siciliana dovrà esaminare ed approvare insieme con l’esercizio provvisorio è importante sotto il profilo giuridico. Ma lo stipendio ai precari dei Comuni non si paga con la proroga: si paga con i soldi che quest’anno buona parte dei Comuni si sono fatti anticipare dalle banche.

Se le banche dovessero interrompere l’erogazione dei fondi in scopertura molti Comuni della nostra Isola non solo non potrebbero più pagare gli stipendi ai precari, ma – in molti casi – non potrebbero più fornire i servizi ai cittadini e non potrebbero più nemmeno pagare gli stipendi ai dipendenti.

Insomma, il rischio è il default.

Va detto che tutto questo sta succedendo a causa degli scippi finanziari operati in questi anni dal Governo nazionale. E anche a causa dei due ‘Patti scellerati’ firmati da Crocetta con l’ormai ex Governo Renzi.

Il primo ‘Patto scellerato’ risale al giugno del 2014: un ‘Patto’ che ha finito di svuotare le ‘casse’ della Regione, se è vero che il presidente Crocetta, due anni fa, ha di fatto regalato oltre 5 miliardi di Euro a Roma (fondi che erano stati assegnati alla Regione siciliana da un pronunciamento della Corte Costituzionale).

Il secondo ‘Patto scellerato’ risale al Giugno scorso: un ‘Patto’ che ha caricato di oneri pesantissimi la Regione per quest’anno e per gli anni successivi, stravolgendo, anche, le norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto, regalando a Roma altri 2 miliardi di Euro all’anno.

Insomma, Crocetta firma ‘Patti’ e poi, però, qualcuno il costo di queste ‘bravate ascare’ li deve pagare. Finora hanno pagato gli ignari cittadini siciliani: sono loro, infatti, che pagano, con le tasse comunali, i debiti dei Comuni con le banche. Ma adesso c’è il rischio che le banche chiudano i rubinetti…

Del resto, l’assessore-commissario all’Economia, Alessandro Baccei, non è meglio di Crocetta. E’ stato Baccei, nel marzo di quest’anno, in occasione dell’approvazione della legge di stabilità 2016, ad affermare che i già citati 115 milioni di Euro dei fondi PAC si potevano utilizzare per pagare le rate dei mutui dei Comuni.

Amenta diceva che non si potevano utilizzare, Baccei diceva che si potevano utilizzare. Alla fine, come già accennato, ha avuto ragione Amenta: tant’è vero, come già accennato, che la Regione ha contratto un altro mutuo da 65 milioni di Euro e ha scippato 50 milioni di Euro dal Fondo pensioni dei dipendenti regionali…

P.S.

Una domanda: ma lo Stato può utilizzare i beni dei Comuni siciliani per garantire il proprio debito pubblico che, lo ricordiamo, ormai ‘viaggia’ sui 2 mila e 300 miliardi di Euro? Farà la stessa cosa con i beni delle ex Province e della stessa Regione siciliana?  

 

 

 

 

Visualizza commenti

  • è bene che la Regione Siciliana prepari un Bilancio Consolidato che inglobi Regione Provincie, Enti e Comuni

  • troppi DIRIGENTI & NULLAFACENTI .. !!!! li si DEVE impegnare a produrre GRANO DURO > AUTOCTONO ed a strappare le erbe infestanti al posto dei DISERBANTI MONSANTO ..... ke ne dite ... !!! x i bisogni impellenti, va benissimo anke in loco ... tutto sarà dikiarato > ...BIOLOGICO ....... tranne la presenza delle SCIE KIMIKE ... !!!!!!!!!!!!!!!! BUONA LA PRIMA ......

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