La Sicilia e il Bilancio a metà: questa volta la Regione è fallita davvero? Crocetta pensa alla fuga?

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Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ieri durante la conferenza dei capigruppo dell’Ars, ha ipotizzato di un Bilancio 2017 ‘tecnico’ da approvare entro la fine di quest’anno. Rinviando tutto il resto ai prossimi mesi. Motivo: garantire la proroga dei precari. Dietro questa mossa si celano due possibili scenari…   

La notizia, piuttosto bizzarra, circola da qualche giorno. Ma ieri è stata ufficializzata durante i lavori della conferenza dei capigruppo dell’Assemblea regionale siciliana. L’idea è del presidente della Regione, Rosario Crocetta: approvare entro il 31 dicembre un mezzo Bilancio 2017 ‘tecnico’, rinviando al prossimo anno quello che, prima della riforma, si chiamava Finanziaria (da qualche anno Bilancio e Finanziaria si chiamano legge di stabilità). L’idea, solo apparentemente strampalata, è, in realtà, una mossa politica che postula due possibili scenari.

Primo scenario: il presidente della Regione sa che, con la riforma della contabilità pubblica (il Decreto nazionale n. 118) non può inserire la proroga dei precari in un eventuale disegno di legge sull’esercizio provvisorio. Gli serve una legge di Bilancio per il 2017. Attenzione: si parla di proroga tecnico-giuridica, perché i soldi per pagare i precari nel 2017 chissà quando arriveranno: basti pensare che dei 180 milioni di Euro per pagare i precari di quest’anno non c’è ancora traccia).

Detto questo, senza legge di Bilancio 2017 i precari non potrebbero avere il rinnovo del contratto.

Secondo scenario: il governatore della nostra isola ha capito che il gioco sui conti pubblici della Sicilia si è fatto pesante: non si può pensare di tenere migliaia di persone senza soldi dicendogli:

“La legge per pagarti c’è, manca la ‘cassa’. Appena entrano i soldi paghiamo”.

Il gioco folle è stato condotto fino ad oggi: ma, ad oggi, almeno la metà della Sicilia che dipende dalla Regione aspetta i soldi del 2016 (e, in alcuni casi, anche i soldi del 2015!).

Così il presidente Crocetta, una volta ‘acchiappato’ il Bilancio ‘tecnico’ 2017 – che l’Ars dovrebbe approvare subito con la scusa che bisogna salvare i lavoratori precario – rassegnerebbe le dimissioni, mandando a casa tutta l’Ars. Idea folle?

Non esattamente. In queste ore il timore di molti deputati di Sala d’Ercole – così si sussurra – sarebbe proprio questo: che Crocetta, una volta ‘incassata’ mezza manovra, saluti tutti e se ne torni a casa. Fuiiri è briogna, ma è sarvamentu ‘i vita, si usa dire in Siciliano (Fuggire è vergogna, ma in certe occasioni con la fuga si salva la vita).

Perché Crocetta dovrebbe ‘fuggire’? Forse perché si rifiuterebbe di andare avanti mentre in Sicilia il disagio sociale cresce? O forse Roma gli chiede di firmare un terzo ‘Patto scellerato’ e lui, questa volta, non ne vuole sapere?

Il presidente di accordi che hanno penalizzato i Siciliani ne ha già firmati due: uno nel giugno del 2014 e il secondo nel giugno di quest’anno. Entrambi firmati con il Governo Renzi. In entrambi ha ceduto a Roma soldi dei Siciliani e, nel secondo caso, anche ‘pezzi’ di Autonomia siciliana (per la precisione, autonomia finanziaria).

Noi scriviamo spesso di questi ‘Patti’. Il fatto che la televisione non ne abbia mai parlato non significa che non esistono. Purtroppo esistono e sono in vigore. E si vede.

Crocetta sa che la situazione finanziaria della Regione e, in generale, di tutto il sistema Sicilia è disastrosa.

La Regione ha un indebitamento di oltre 8 miliardi di Euro.

Tutto il ‘sistema Sicilia’ – mettendo dentro Comuni, ex Province, enti e società regionali, comunali e provinciali, più la stessa Regione – ‘viaggerebbe’ con un indebitamento di oltre 20 miliardi di Euro.

Tutto questo mentre ancora bisogna pagare ai Comuni una parte del 2015 (tra questi i già citati 180 milioni di Euro per i precari che esistono solo sulla carta) e tutto il 2016: con che faccia si vanno a programmare i fondi da erogare ai Comuni dell’Isola per il 2017 sapendo che questi soldi non ci sono?

Ci sono, poi, le ex Province ‘riformate’, ma senza nemmeno i soldi per pagare i dipendenti. Ex Province che, appunto perché senza soldi, hanno abbandonato le strade provinciali. Incredibile la denuncia della CGIL su quello che succede nelle strade provinciali di Palermo:

Dossier CGIL sulle strade provinciali di Palermo abbandonate: più incidenti e più morti rispetto al resto d’Italia

La situazione è uguale anche nelle strade provinciali delle altre otto province dell’Isola. Magari non ci sarà lo sfascio che si registra nel Palermitano, ma la situazione è, nel complesso, grave.

Le ex Province si occupavano anche della manutenzione degli edifici scolastici. Le opere di manutenzione vengono effettuate o sono state abbandonate? In ogni caso, c’è la responsabilità della Regione.

Non va meglio nella gestione dei beni culturali, dove ormai mancano perfino i soldi per tenere aperti i musei a Natale e a Capodanno, come potete leggere nel seguente articolo:

Roma ha scippato i soldi alla Regione che, adesso, chiude i Musei a Natale e a Capodanno!

Per non parlare delle società regionali, dove ci sono dipendenti che aspettano gli stipendi da 18 mesi, come potete legere di seguito:

 Il dramma dei lavoratori siciliani massacrati da Renzi e dal PD. Sviluppo Italia Sicilia: senza stipendi da 18 mesi

E’ vero il primo scenario o il secondo?

In favore del secondo scenario c’è un aspetto non secondario che merita una breve digressione.

Già da qualche anno – anche se questo aspetto non viene molto ‘gettonato’ – la Regione mette nel Bilancio solo alcune spese: i costi del personale, la sanità e i fondi per le rate dei mutui, più gli obblighi di legge. Tutto il resto va in Finanziaria.

In pratica, nella Finanziaria vanno le spese per le quali mancano spesso le coperture.

Questo modo di legiferare è forzato. Anzi, è più che forzato: è ai limiti di legge, se non oltre.

Lo scorso anno, ad esempio, fra le entrate della Finanziaria, sono stati inseriti 500 milioni di Euro che sarebbero dovuti arrivare dallo Stato. Soldi che sono stati inseriti nel già citato ‘Patto scellerato’ firmato da Crocetta lo scorso Giugno.

Nella legge regionale di stabilità 2016 questi 500 milioni sono postati come entrate. Ma nel ‘Patto’ c’è scritto che possono essere presi solo per pagare gli stipendi e poi debbono essere restituiti.

Insomma, i conti economici della Regione, ormai, sono tutti inturciuniati, come si usa dire dalle nostre parti. Buona parte delle entrate sono fondate su una sorta di gioco degli specchi: i soldi ci sono perché la legge li prevede, ma manca la ‘cassa’. Il problema è che la ‘cassa’ non si materializza più nemmeno nell’anno successivo: da qui le tante categorie sociali che non vedono soldi da mesi, se non da oltre un anno.

E’ un gioco diventato pericoloso. Perché nel frattempo la vecchia politica siciliana promette: promette l’arrivo dei soldi a chi li aspetta, promette le stabilizzazioni ai precari, promette il posto agli ex sportellisti, promette altri soldi per la Formazione professionale, promette perfino nuovi concorsi (e c’è persino chi ancora ci crede!).

Non ci sarebbe da stupirsi se Crocetta voglia togliere il disturbo prima che la montagna di promesse (ma anche il crescente disagio sociale che potrebbe trasformarsi in proteste di piazza) gli crolli addosso…

 

 

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