Il voto all’estero, l’ottimismo-comico dell’ISTAT e i bookmaker inglesi per il quali vincerà il No

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La politica italiana è bloccata in attesa dell’esito del referendum del 4 dicembre sulle riforme costituzionali volute dal Governo Renzi. In queste ore l’attenzione si focalizza sul voto degli italiani all’estero: con la scoperta, in verità un po’ tardiva, che tale voto si può manipolare senza problemi. Ma nonostante questo i bookmaker inglesi danno in netto vantaggio i No. A rilassarci pensa l’ISTAT che racconta un’Italia delle meraviglie…

In questi ultimi giorni che precedono il referendum la politica è in trepidante attesa. Tutto è bloccato. A parte di TG dove un Renzi è onnipresente cerca disperatamente di vendere il proprio ‘prodotto’, ovvero la ‘sua’ riforma costituzionale. E’ in questo scenario che vogliamo commentare tre notizie: l’incredibile spiegazione su come viene raccolto il voto all’estero, le altrettanto incredibili notizie ‘tranquillizzanti’ diffuse dall’ISTAT e la freddezza de bookmaker inglesi (in genere, i più affidabili del mondo, anche se appena usciti da una cocente sconfitta, visto che, anche se di poco, davano Hillary Clinton vincente su Donald Trump).

La prima notizia è incredibile. Si tratta delle modalità con le quali si raccoglie il voto all’estero. E’ una notizia commentata da giorni (Il Fatto Quotidiano è stato il primo giornale a lanciare l’allarme). La novità è che, adesso, ne parlano tutti e sembra sia impossibile fare qualcosa.

Di fatto, truccare il voto che arriva dai 4 milioni di italiani all’estero non è facile: è facilissimo. Agli elettori che vivono fuori dall’Italia viene recapitata una scheda elettorale. Non una scheda personalizzata, difficile da riprodurre: al contrario, viene recapitata una scheda semplice, priva di bollo.

L’elettore vota – in questo caso Sì o No, mette la scheda in una busta, poi questa busta viene messa in una busta più grande da consegnare ai Consolati, a mano o via posta.

In Italia – questa è la notizia incredibile! – arrivano buste che possono essere sostituite con altre buste contenenti schede già votate. Chi se ne accorgerebbe? Praticamente nessuno. Questo perché le schede votate dagli italiani all’estero possono essere tranquillamente sostituite!

L’aspetto ancora più incredibile è che il voto degli italiani all’estero vale il 5%. In pratica, se fosse vero che i Sì e i No sarebbero distanziati di 3-4 punti, chi andrà a gestire, materialmente, le schede del voto che arriva dagli elettori italiani all’estero diventerebbe l’arbitro della situazione!

L’aspetto incredibile è che la legge che ha introdotto nel nostro Paese il voto degli italiani all’estero risale al 2001 ed è stata voluta dall’allora Governo Berlusconi. Da qui la domanda: possibile che una metodologia di voto così soggetta a manipolazioni non abbia mai sollevato proteste?

Il dubbio è che la vecchia politica abbia lasciato correre, magari in forza di un possibile un po’ a te e un po’ a me… Ma ora il problema è serio perché, con l’Italia spaccata a metà, se si dovesse verificare una massiccia presenza di voti da una parte, l’altra parte avrebbe tutti i titoli per chiedere di invalidare il voto estero.

E infatti, dalle parti del No – ed è anche logico – hanno già messo le mani avanti: se nel voto estero i Sì dovessero prevalere nettamente, solleverebbero la questione.

Dalle polemiche alle notizie tragicomiche. E qui è l’ISTAT che, ormai da qualche anno a questa parte, racconta cose che fanno sorridere. L’ultima ‘scoperta’ dell’Istituto di Statistica – guarda caso a meno di dieci giorni dal voto per il referendum: quando si dice tempismo! – è che, per la prima volta, addirittura dopo 5 anni, il giudizio delle famiglie italiane sulle condizioni di vita sarebbe migliorato.

Da dove l’ISTAT tiri fuori una considerazione del genere, con la crisi economica che oggi stringe come in una morsa l’Italia – e soprattutto il Sud Italia – non è dato saperlo. Ma l’ISTAT insiste e ci dice che la quota di persone “soddisfatte” passerebbe dal 35,1% del 2015 al 41% del 2016.

Ma “soddisfatte” di che cosa? Del Governo Renzi? Dell’aumento della povertà? Delle banche che derubano i risparmiatori? Dell sanità pubblica che va a rotoli? Oppure l’ISTAT parla dei dipendenti pubblici ai quali la Corte Costituzionale ha riconosciuto lo sblocco degli stipendi, con il Governo che, invece di pagare gli aumenti previsti dal contratto, è disposto a pagare 4-5 Euro in busta paga, cioè nulla?

L’ISTAT ormai è incredibile. Secondo l’Istituto di Statistica, gli italiani percepirebbero una situazione economica “stabile”. E, questa è veramente bella, sarebbe “in lieve aumento” la “soddisfazione degli occupati per il lavoro”.

Ma questi signori dell’ISTAT hanno mai messo piede nelle Regioni del Mezzogiorno d’Italia negli ultimi tre-quattro anni? Ma lo sanno che, tra i giovani del Sud, la disoccupazione ‘viaggia’ tra il 70 e l’80 per cento? Ma questi scherzano o dicono vero?

La terza notizia che commentiamo arriva da Ladbrokes. Parliamo del bookmaker inglesi, i più famosi al mondo. E’ noto che in Inghilterra si scommette su tutto. E, in genere, non sbagliano (tranne, come già accennato, per le recenti elezioni americane, dove la percentuale di errore è stata minima, nel senso che la distanza tra i due candidati non era ampia9.

Due giorni fa il quotidiano on line Affaritaliani.it ha pubblicato il seguente articolo:

Referendum, i bookie: Renzi quasi spacciato. Il No ha il 71,4% di probabilità

Dove, numeri alla mano, la vittoria del No viene data al 71,4%, mentre i Sì sarebbero al 28,6%.

Gli allibratori inglesi, in genere, sono informati. Sono anche a conoscenza dei 4 milioni di voti italiani-esteri ballerini. Ma nonostante questo tirano dritto e danno la vittoria del No al referendum a una quota molto bassa: 1.30.

Ciò significa che chi punta 100 Euro sulla vittoria del No, vincendo i No prenderebbe 130 Euro, vincendo 30 Euro.

Mentre la vittoria dei Sì viene data a 32.5: ciò significa che chi punta 100 Euro per la vittoria dei Sì, se dovessero vincere i Sì prenderebbe 325 Euro, vincendo 225 Euro.

Insomma, per i bookmaker inglesi nemmeno un eventuale rimaneggiamento truffaldino del voto estero potrebbe mettere in discussione la vittoria dei No.

 

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