Crolla la produzione di olio d’oliva in Italia. Verremo invasi dall’olio tunisino spacciato per ‘extra vergine italiano’?

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Guarda caso, il crollo della produzione di olive di quest’anno va a coincidere con “l’invasione” dell’olio d’oliva tunisino: 90 mila tonnellate in tutta l’Unione Europea! Con la penuria di olio extra vergine il prezzo, nel nostro Paese, schizzerà a 6-6,5 Euro al chilo-litro. L’affare del secolo per chi riuscirà, in barba alla legge, a ‘trasformare’ l’olio d’oliva tunisino – che si acquista a un’Euro al chilo-litro – in ‘extra vergine italiano di elevata qualità’… 

La Coldiretti, a fine ottobre, ha scoperto che, quest’anno, la produzione di olive subirà un crollo. Di conseguenza ci sarà anche un crollo della produzione di olio d’oliva. Si parla di una riduzione del 30-35% della produzione. L’area più colpita è la Sicilia, che è una delle tre Regioni italiane più importanti per la produzione di olio d’oliva (le altre due sono la Puglia e la Calabria).

L’olivicoltura da olio – come il grano duro, gli agrumi e l’uva da tavola e il vino – è una prerogativa del Mezzogiorno, anche se esistono altre Regioni del Sud, del Centro e del Nord dove l’olivo è presente, con produzioni di gran lunga inferiori.

Prima di analizzare le cause della riduzione della produzione di olive non possiamo non notare una coincidenza. Anzi, più coincidenze.

La prima coincidenza è che, quest’anno, il calo piuttosto drastico, della produzione di olive va di pari passo con l’arrivo, nell’Unione Europea, di 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino (come potete leggere qui). Questo accordo con la Tunisia – voluto e votato dal Parlamento Europeo – è stato contestato dalle Regioni olivicole d’Europa. Si temeva, a ragione, che l’olio tunisino, prodotto a costi molto più bassi di quelli sostenuti dagli agricoltori dell’Europa mediterranea, avrebbe messo in grande difficoltà la produzione di olio d’oliva di alta qualità (extra vergine di oliva), con riferimento soprattutto a Spagna, Italia e Grecia.

Ora sappiamo che una ‘mano invisibile’ ha cancellato soprattutto buona parte della produzione di olio d’oliva europeo, in parte per colpa del clima, in parte grazie ad attacchi di insetti e miceti. 

I dati – della Cordiretti – sulla produzione di olio d’oliva in Italia e in Europa li potete leggere qui. Noi ci limitiamo a fare presente che, avendo ascoltato la testimonianza di alcuni produttori di olive della Sicilia, nella nostra Isola la riduzione della produzione si attesterà intorno al 50% e forse più.

Questa riduzione della produzione di olive – e quindi di olio d’oliva del Sud Italia – cade a fagiolo, perché consentirà all’olio tunisino di entrare nel mercato italiano a prezzi remunerativi.

Il discorso è semplice: siccome c’è un’oggettiva riduzione della produzione di olive in tutta l’Italia – con riferimento, soprattutto, a Puglia, Sicilia e Calabria – il prezzo dell’olio extra vergine di oliva italiano schizzerà all’insù. I consumatori sono troppo abituati all’olio d’oliva extra vergine per rinunciarci. E lo troveranno nelle bottiglie a prezzi medio alti.

Proviamo a riassumere meglio quello che succederà nei prossimi mesi.

Nei frantoi siciliani l’olio d’oliva extra vergine, quest’anno, costerà tanto. Se l’anno scorso – che è stata una bella annata – si vendeva, a bocca di frantoio, da 4 a 4,5 Euro al litro-chilo, quest’anno il prezzo dell’extra vergine, acquistato al frantoio, potrebbe schizzare a 6-6,5 Euro al litro-chilo (augurandoci che, nei frantoi, ci vendano l’olio extra vergine siciliano: non vi stupite di quello che leggete, perché purtroppo, anche in Sicilia, non sono mancati i casi di frantoi che acquistavano olio dal Nord Africa e lo vendevano per extra vergine siciliano!).

Dopo di che, sulla carta, olio d’oliva extra vergine ce ne sarà poco. Quindi il prezzo, anche per l’extra vergine imbottigliato, si manterrà su livelli medio alti.

Chi ci assicura che il fiume di olio d’oliva tunisino non verrà trasformato in olio “extra vergine d’oliva italiano”? Nessuno. Perché solo analisi accurate da parte delle autorità potranno sventare eventuali frodi.

Dunque, la combinazione riduzione della produzione di olive-arrivo delle 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino crea le condizioni per una speculazione in grande stile! Basti pensare che un chilo-litro do olio d’oliva tunisino costa un Euro circa: per chi riuscirà a trasformarlo, per ‘magia’, in extra vergine italiano di alta qualità’ i guadagni saranno a nove zeri!

Tra l’altro – questo è forse il punto più importante – l’olivo è una pianta che non viene lasciata in pace dagli insetti (leggere la “Mosca dell’olivo”) e da altre malattie (per esempio, La “Lebbra dell’olivo”).

Cosa vogliamo dire? Semplice: che i nostri agricoltori – che sono molto bravi – utilizzano i pesticidi e i fungicidi in modo molto oculato: e non utilizzano, soprattutto, pesticidi che la nostra farmacopea agricola ha bandito già da decenni perché dannosi per la salute umana.

Tra l’altro, in Sicilia ci sono aree dove le olive vengono prodotte senza l’ausilio di pesticidi e fungicidi (olio d’oliva extra vergine biologico): questo è possibile soprattutto nelle aree collinari e montane dove le malattie creano meno problemi).

Che pesticidi e che fungicidi utilizzano in Tunisia? Questo non lo sappiamo. Avrebbero dovuto essere i parlamentari europei – ci riferiamo ai parlamentari europei del Partito Popolare Europeo e del Partito Socialista Europeo – che avrebbero dovuto informarsi (e informarci) prima di approvare l’ “invasione” di olio tunisino nell’Unione Europea.

Ma questa informazione non c’è: quindi l’olio d’oliva tunisino, con molta probabilità, è stato prodotto con pesticidi e fungicidi di cui sappiamo poco o nulla. Magari anche con i cloroderivati, che sono dannosissimi per la salute umana. Ma di questo non parla nessuno. Chissà perché. 

Una cosa, invece, la sappiamo: che l’olio è sì tunisino, nel senso che è stato prodotto in Tunisia: solo che a produrlo sono state le multinazionali e, in generale, soggetti (anche italiani) che con la Tunisia non hanno nulla a che vedere (come potete leggere qui).

Quindi, a differenza di quanto di hanno detto i parlamentari europei che hanno votato in favore di questo accordo commerciale, l’Unione Europea, facendo arrivare 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino, non sta aiutando la Tunisia, ma aiuta le multinazionali e i privati che operano in Tunisia (magari grazie ai soldi di qualche banca europea…). E che producono con un costo del lavoro irrisorio, sfruttando i lavoratori. 

Detto questo, i problemi produttivi in Italia sono reali.

Va in primo luogo sfatato il ‘mito’ che lo scorso anno è stato annata di ‘carica’ e che quest’anno è annata di ‘scarica’. Con le moderne tecniche agronomiche, infatti, l’alternanza produttiva si riduce drasticamente.

Quali sono, allora, le cause di questa annata nefasta (per i produttori, non certo per chi commercializzerà l’olio tunisino)?

Per la Sicilia ci hanno detto che la “Mosca dell’olivo” non ha giocato un ruolo importante. Qualche problema si è avuto con la “Lebbra dell’olivo”. Ma si tratta di attacchi che non giustificano un calo della produzione così elevato.

I tecnici ci hanno spiegato che, quest’anno, a danneggiare le piante di olivo, in Sicilia, sono state le temperature, che hanno provocato una significativa cascola delle olive (leggere caduta). Da qui il calo della produzione.

Insomma, il colpevole è il clima, non le malattie. E siccome i cambiamenti climatici provocati dall’uomo sono una prerogativa dei ‘complottisti’ (vedere scie chimiche, ma non soltanto), se ne deve dedurre che la riduzione della produzione di olive in Italia è il frutto della “natura matrigna”, per dirla con Leopardi. E il fatto che il calo della produzione di olive e di olio coincida con “l’invasione” dell’olio d’oliva prodotto in Tunisia (ma non dai tunisini), beh, questo è solo, per l’appunto, una coincidenza.

Abbiamo chiesto anche informazioni ai nostri amici pugliesi. Lì l’olivicoltura è un po’ diversa rispetto alla nostra, perché la Puglia ha un’orografia completamente diversa da quella siciliana (da noi prevale la collina e la montagna).

In Puglia sono stati registrati attacchi della “Mosca” della “Lebbra” e anche problemi di Cercosporiosi o Piombatura. Malattie comunque legate al particolare andamento climatico.

Che dire in conclusione? Che se non ci saranno controlli severi, l’olio tunisino – prodotto con chissà quali veleni – invaderà l’Italia opportunamente ‘trasformato’ in “extra vergine di oliva italiano di alta qualità”…

Certo, gli euro parlamentari che hanno votato per “l’invasione” di olio d’oliva tunisino in Europa avrebbero potuto imporre la vendita di questo prodotto con la scritta “Olio d’oliva tunisino”. Questo avrebbe quanto meno costretto le ‘autorità’ a porsi la seguente domanda: se abbiamo importato 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino ci dovranno essere, in giro, le bottiglie di olio d’oliva tunisino. Magari non bottiglie pari alle 90 mila tonnellate, ma almeno una buona parte di questo olio tunisino avrebbe dovuto essere riconoscibile per i consumatori.

Un particolare che i nostri parlamentari europei hanno dimenticato. Cose che capitano…

 

 

 

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  • Algeria
    Accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica algerina democratica e popolare, dall'altra [Gazzetta ufficiale L 265 del 10.10.2005].
    Marocco
    Accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e il Regno del Marocco, dall'altra [Gazzetta ufficiale L 70 del 18.3.2000].
    Tunisia
    Accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica tunisina, dall'altra [Gazzetta ufficiale L 97 del 30.03.1998].

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