In Sicilia democrazia a rischio: così il PD ha reso ingovernabile la nostra Isola per i prossimi anni

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Renzi, con la complicità del PD siciliano, ha determinato il fallimento simultaneo di Regione, Comuni ed ex Province. E, grazie ai precari intruppati nelle ASP e nelle Aziende ospedaliere a spese dei fondi della sanità, renderà sempre più difficile la gestione della stessa sanità pubbica nella nostra Isola (è per questo che sono stati chiusi interi reparti degli ospedali pubblici siciliani: è per questo che sono stati sbaraccati centinaia di posti letto negli ospedali: per pagare i precari in cambio di voti). Il risultato è che chi, nei prossimi anni, andrà a governare Regione, Comuni, ex Province e sanità sarà alle prese con problemi finanziari irrisolvibili. Questo è il gioco allo sfascio del PD sulla pelle di 5 milioni di Siciliani. La bizzarra sentenza della magistratura europea sul precariato

Sui precari della Sicilia – ce ne sono tanti, nei Comuni, nelle ex Province, nelle società che fanno capo ai Comuni e alle ex Province, negli uffici della Regione e nelle stesse società della stessa Regione, nelle ASP (Aziende Sanitarie Provinciali e nelle Aziende ospedaliere – leggiamo un interessante articolo sul quotidiano on line, Blog Sicilia. A quanto pare, la magistratura Europea, pronunciandosi su un’infermiera spagnola, ha detto che i precari non possono rimanere tali a vita. Vanno stabilizzati. O, nel caso dell’Italia, vanno trattati con quanto prevede il Jobs Act, ovvero licenziati con un congruo risarcimento.

La notizia sta facendo discutere. Il dibattito, come spesso avviene in Sicilia quando si parla si precari, è surreale. Il Governo Renzi, questo è noto, a furia di scippare soldi alla nostra Regione, ai Comuni e alle ex Province, ha fatto fallire la stessa Regione, la maggior parte degli stessi Comuni e le stesse ex Province.

In pratica, ormai nelle pubbliche amministrazioni della Sicilia, non ci sono più nemmeno gli occhi per piangere. Non ci sono – nel caso delle ex Province e nel caso di molti Comuni – i soldi per pagare i dipendenti. In questo scenario di fallimento si discute di ‘stabilizzare’ o precari. O di ‘risarcirli’.

Con quali soldi? Con i soldi da togliere ai cittadini con nuove tasse e imposte comunali? 

La cosa che troviamo molto interessante è che nessuno, né la magistratura europea, né la politica siciliana, si pone un problema che si riassume nella seguente domanda: che diritto hanno questi precari siciliani, rispetto ai disoccupati della Sicilia, soprattutto rispetto ai giovani disoccupati della nostra Isola, dove la disoccupazione giovanile è la più alta in Europa, tra il 60 e il 70 per cento, di passare avanti a tutti? Perché, per favorirli, bisognerebbe violare la Costituzione italiana?

Nessuno di queste migliaia di precari – che a nostro modesto avviso sono più di 30 mila (che è il numero fornito da Blog Sicilia) – ha sostenuto un concorso pubblico. Tutti sono entrati nella pubblica amministrazione in forza di una raccomandazione del politico di turno, del sindacalista di turno o di chissà quali altre ‘figure’. Tutti hanno violato la Costituzione italiana, in base alla quale, com’è noto, nella pubblica amministrazione si accede tramite concorso.

Poi arriva la magistratura europea e, senza leggere né scrivere, dice: i precari vanno stabilizzati. Se al ‘dotto’ pronunciamento della magistratura europea aggiungiamo il Jobs Act – la geniale legge pensata dal Governo Renzi e approvata dal Parlamento nazionale di ‘nominati’ – questi precari vanno licenziati, ma indennizzati.

Il messaggio è chiaro: chi in Sicilia è entrato a umma umma nella pubblica amministrazione va tutelato: va assunto con un contratto a tempo indeterminato, o – in alternativa – va ‘licenziato’ ma risarcito.

E’ bello notare come, in Sicilia, viene ignorata la Costituzione. Assegnando a migliaia di raccomandati ‘diritti’ per grazia ricevuta.

Tutto questo in un quadro di default di tutte le pubbliche amministrazioni, regionale, comunale e provinciale.

Qual è il messaggio che viene fuori da questa sceneggiata?

Proprio ieri abbiamo pubblicato un articolo (che potete legge qui) dove si parla della Regione siciliana che prima ha fatto fallire i Comuni, gli ha impedito di approvare i bilanci di previsione 2016 (in assenza di soldi i Comuni potrebbero approvare i rispettivi bilanci di previsione solo in un modo: inserendo fra le entrate soldi che non ci sono: ma questo dovrebbe essere vietato dalla nuova legge di contabilità pubblica, il Decreto n. 118 del 2011 entrato in vigore proprio quest’anno) e, adesso, li minaccia: o approvate i bilanci o sciogliamo i Consigli comunali e mandiamo a casa i sindaci.

Proviamo a ‘leggere’ che cosa ci potrebbe essere dietro questa mossa.

Intanto una stranezza: nelle scorse settimane l’assessore regionale alla Funzione pubblica, Luisa Lantieri (che tra l’altro dovrebbe essere una precaria e, quindi, in conflitto di interessi, visto che deve occuparsi anche si se stessa) non ha commissariato tutti i Comuni siciliani senza bilancio? Che fine hanno fatto questi commissari?

La domanda non è oziosa, perché tali commissari – peraltro a spese dei Comuni – avrebbero dovuto provvedere all’approvazione dei bilanci dei Comuni, sostituendosi ai Consigli comunali. I commissari inviati dalla Regione, forse, hanno verificato quello che tutti già sapevano, e cioè che non ci sono i soldi per approvare i bilanci dei Comuni? E per questa ‘verifica’ di Pulcinella sono stati magari pagati con i soldi dei Comuni?

Quindi dopo un commissariamento andato a vuoto ci sarebbe lo scioglimento degli stessi Comuni, come leggiamo sempre su Blog Sicilia.

La cosa strana sapete qual è? Che quasi tutti i Comuni siciliani – tranne poche eccezioni – sono amministrati dal centrosinistra. Un’alternativa allo scioglimento dei Comuni senza bilancio è la simultanea dichiarazione di dissesto finanziario di quasi 350 Comuni (per ora sono solo 20 i Comuni che hanno dichiarato il dissesto). Ma questo metterebbe in cattiva luce il Governo Renzi, il Governo Crocetta e il PD: perché, a questo punto, non ci sarebbe più disinformazione in grado di nascondere la verità: ovvero che i Governi Renzi e Crocetta hanno fatto fallire oltre 350 Comuni siciliani in un solo colpo.

A questo punto meglio andare al voto. Se i Comuni dovessero essere sciolti, andando al voto, il centrosinistra perderebbe la maggior parte degli Comuni che oggi amministra (potrebbe anche perderli tutti, dopo i disastri combinati dal presidente della Regione, Rosario Crocetta). Ma chi arriverebbe – com’è successo in alcuni dei Comuni dove hanno vinto i grillini – i nuovi sindaci troverebbero i Comuni completamente senza soldi e la ‘rogna’ dei precari da stabilizzare in forza del pronunciamento della magistratura europea.

Insomma, i nuovi sindaci si ritroverebbero davanti problemi matematicamente irrisolvibili. Con due Governi – il Governo Renzi e il Governo Crocetta, entrambi a guida PD – che farebbero di tutto per ostacolarli.

Una vera ‘classe dirigente’, quella del Partito Democratico, da Roma alla Sicilia: una ‘classe dirigente’ responsabile, attenta ai problemi reali dei cittadini.

Simpatici, questi signori del PD: prima hanno portato al fallimento i Comuni e. adesso, non sapendo che fare, vorrebbero fuggire, andando al voto, per lasciare ad altre forze politiche la gestione – che in queste condizioni è diventata impossibile – dei Comuni.

Ricordate due anni fa, quando Crocetta ha firmato il primo ‘Patto scellerato’ con Renzi, regalando a Roma oltre 5 miliardi di Euro? Ebbene, è la mancanza di questi soldi – che erano dei Siciliani, riconosciuti alla Regione da pronunciamenti della Corte Costituzionale – che sta determinando il fallimento di Comuni ed ex Province della Sicilia.

Ricordate tre mesi fa, quando Crocetta ha firmato un secondo ‘Patto scellerato’ con Renzi, approvato dalla maggioranza di centrosinistra del Parlamento siciliano e poi approvato dal Parlamento nazionale? Crocetta, con questo secondo ‘Patto’, ha rinunciato ad altri contenziosi finanziari con lo Stato e ha penalizzato, per i prossimi anni, la Regione, con ulteriori esborsi finanziari ai danni della stessa Regione in favore dello Stato.

Il risultato è che chi vincerà le elezioni regionali del prossimo anno non potrà governare per mancanza di risorse finanziarie. 

Seguiteci, cari lettori.

Chi vincerà le prossime elezioni comunali non potrà governare i Comuni per mancanza di soldi.

Le ex Province – oggi trasformate nelle tre Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina e in sei Consorzi di Comuni – non potranno essere amministrate per mancanza di soldi.

Chi vincerà le prossime elezioni regionali non potrà governare la Regione per mancanza di soldi.

Di fatto, i tagli operati dal Governo Renzi – con la connivenza del PD siciliano, presidente Crocetta in testa – mettono in discussione la democrazia in Sicilia nei prossimi mesi e nei prossimi anni.  

La sanità siciliana, già alle prese con i tagli del Governo Renzi, potrebbe essere costretta a stabilizzare i precari degli ospedali e delle ASP in forza del pronunciamento della magistratura europea.

Tutto questo perché una classe politica di degenerati e di banditi – come vi abbiamo raccontato qui – ha già sbaraccato reparti degli ospedali pubblici e posti letto per pagare i precari, utilizzando i soldi della sanità pubblica siciliana. Il tutto anticipando i tagli alla sanità del Governo nazionale.

In tutto questo, in Sicilia, continuano a sbarcare migliaia di migranti. Con i fondi dell’Unione Europea che, invece di sostenere i Comuni siciliani e la sanità siciliana che, insieme, garantiscono la prima accoglienza, finiscono nelle ‘casse’ delle Mafie Capitali che gestiscono i migranti.

Una vera ‘classe dirigente’, quella del PD…

Mafia e PD, M5S: “Ci dicano chi governa il Paese”

 

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  • L'unixa cosa che si può fare è ricusare i "patti scelerati" tra Crocetta e Padoan e pretendere i soldi, subito dopo istituire unilateralmente l'agenzia delle entrate regionale e quindi passare la palla all'Italia: nelle more dei decreti attuativi la Sicilia fa da sé. L'unica domanda è: col M5S alla guida di Roma e Palermo (Sicilia), cosa farà il nuovo Presidente della Regione? Tirerà fuori le palle o si appecoronerà come i suoi predecessori?

  • Sottolineai il pericolo in un mio precedente commento. Per cui la soluzione è sempre quella di puntare sulla costruzione di un movimento esclusivamente siciliano. In tale direzione chiedevo alla redazione di aggiornare il quadro dei gruppi sicilianisti. Divisi non contano nulla.

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