La crisi siciliana tra giornali conservatori e giornali governativi

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La crisi economica in Sicilia è più grave perché dovuta ad un destino cinico e baro o a politiche nazionali di sopraffazione, assecondate ed agevolate dagli ascari regionali? Non dovrebbe fare riflettere la constatazione che la politica nei confronti del Mezzogiorno – ieri di Berlusconi, oggi di Renzi – è praticamente identica? Oggi questa politica presenta il conto anche ai giornali della nostra Isola

Tra licenziamenti  e contratti di solidarietà, quietamente, alcuni giornali si avviano verso il naturale epilogo che ha imposto loro una linea editoriale suicida, ovvero la chiusura. Specie taluni che, da rispettabili giornali conservatori, rappresentanti e voce di un ceto medio che storicamente ha tratto i maggiori e più consistenti benefici del Welfare, specialmente al Sud, in Sicilia e a Palermo in particolare, col mutare della società si sono gradualmente ma irresistibilmente trasformati in giornali filogovernativi.

Hanno saputo vivere allegramente la contraddizione tra la difesa o, al massimo, il paterno e comprensivo rimprovero al governo di turno, fatto in prima pagina, e soprattutto nelle pagine della “politica”, ad opera di  farisei e sadducei, e la  descrizione nelle pagine della cronaca di un disastro profondo e complesso. Il tutto senza guidare il lettore nella  comprensione del fatale nesso di causa ed effetto tra quello che viene riportato in prima pagina e le malefatte descritte nelle pagine di cronaca.

Si passa senza tentennamenti, per esempio, in Sicilia, dall’appoggio all’asse Berlusconi-Cuffaro-Miccichè, all’appoggio all‘asse Renzi-Faraone-Crocetta, senza fare un plissé.

Ma come? Il diavolo e l’olio santo sono la stessa cosa? Pare di sì. La crisi in Sicilia è più grave perché dovuta ad un destino cinico e baro e non a politiche nazionali di sopraffazione assecondate ed agevolate dagli ascari regionali? Pare pure di sì. Non dovrebbe fare riflettere loro (e loro fare riflettere i lettori) la constatazione che la politica – ieri di Berlusconi e oggi di Renzi nei confronti del Sud e della Sicilia – è identica? Una politica fatta di disprezzo, menzogne, sfruttamento ed abusi?

Come si fa non denunciare questo scempio ai propri lettori? Come si può pensare che, dispensando impacchi e panacee, come se fossero valium, i siciliani, ad esempio, avrebbero continuato a dormire? Come si fa a non fiutare il nuovo vento?  Come si fa a non indagare, ma basterebbe curiosare, tra i social network, tra le nuove generazioni, che nemmeno sanno che certi giornali esistono, guardarsi attorno, per farsi qualche domanda?

Come si fa a riportare senza disgusto le cronache delle piccole, squallide manovre “politiche” di assestamento in vista dei prossimi appuntamenti elettorali?

Come si fa ad intervistare (meglio, a riportare acriticamente) il “pensiero” di personaggi che hanno fatto negli anni della propria carriera politica l’unico scopo della propria esistenza e prendere per buone le loro farneticazioni?

Dove possono andare certi giornali se non sanno che cos’è l’opinione pubblica?

Spiace per tanti giovani lavoratori di quei giornali, i quali giovani, per farsi le ossa e per avere qualcosa in tasca, si sono acconciati a comprimere, e, talvolta, a tradire la propria vocazione.

Per gli altri non ci dispiace affatto.

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