Finis Sicilie: “500 e uno, 500 e due, 500 e tre, aggiudicata!”

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Dopo un’asta ingloriosa la Sicilia è stata venduta allo Stato per soli 500 milioni di Euro. Così ha deciso la cordata del PD siciliano, capeggiata da Davide Faraone, procuratore di Renzi in Sicilia. In cambio, gli accattoni dell’attuale politica-politicante della Sicilia hanno avuto garantita la sopravvivenza politica, diaria compresa, fino al 2017. Vanno o no cacciati via?

“500 e uno, 500 e due, 500 e tre, aggiudicata”.

E così, dopo un’asta ingloriosa, la Sicilia è stata venduta allo Stato per soli 500 milioni di Euro.

Con toni trionfali lo ha annunciato il procuratore di Renzi, Davide Faraone, che rappresentava la cordata del PD regionale che ha negoziato la propria sopravvivenza politica e che l’ha avuta garantita fino al 2017, senza scossoni.

Con 900 milioni prima e con 500 milioni adesso (1400 milioni di Euro, in tutto, pochi maledetti e subito) la Regione siciliana, in persona di Rosario Crocetta, presidente dei Siciliani, ha rinunciato a ben 5,400 miliardi (differenza tra 7 miliardi di Euro che ogni anno ci spettano di diritto, per ammissione dell’assessore regionale Alessandro Baccei, infiltrato da Renzi nel governo regionale per tenere il sacco allo stato italiano, e i 1.400 che ci hanno graziosamente dato.

E’ stata una transazione proficua. Vediamo per chi. I 500 milioni vanno interamente a finanziare spese correnti, e più esattamente stipendi e regalie in genere al blocco elettorale che vota per questi politicanti d’accatto, ne garantisce la sopravvivenza, garantendosi nel contempo la propria.

Volete vedere il dettaglio?

180 milioni andranno per stipendi agli ex provinciali e ai comunali, 115 milioni andranno ai precari di tutte le razze, religioni e generi sessuali, 80 milioni ai forestali, spicci all’Eas (3,7), 23 milioni di Euro alla SAS, 17 ai Consorzi  di bonifica, 15 ai PIP  e 95 agli enti, enticini, entucoli, entucci, alle fondazioni, associazioni, società, camarille, consorterie, congregazioni  della ex tabella H tanto cara ai nostri politici.

E ancora: per l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle scuole, 0; per il tempo pieno nelle scuole, 0; per la lotta alla dispersione scolastica, 0; per i buoni libro, 0; per le mense scolastiche, 0 ; per le piccole e medie imprese giovanili, 0; per i giovani artigiani, 0; per i giovano agricoltori 0.

Siccome, come dicevano i nostri nonni, a questi gli pare che noi il pane lo imbocchiamo dalla nuca, questi personaggetti ci vorrebbero far credere che è stata una vittoria e che addirittura sarà fatta una modifica allo Statuto per fare in modo che  questi soldi, i 1.400 milioni, non i 7 miliardi, ci siano garantiti in futuro. Che bello!

Non contento di averci scippato con la prona acquiescenza di Crocetta e di tutto il PD 5,400 miliardi di Euro, lo Stato ha ottenuto dai nostri strenui difensori l’impegno a  rinunciare all’autonomia statutaria, Infatti Crocetta e il PD si sono impegnati  a varare un piano di riforme che allineeranno la Regione al resto di Italia nei principali settori.

Purtroppo la triste verità è che questi politici non hanno né la forza morale, né l’autorevolezza politica, né la lungimiranza storica per fare valere in ogni sede le ragioni della nostra Sicilia. Sono tanto piccini da non comprendere e tanto miopi da non vedere che, avendo a disposizione per intero le risorse che ci spettano e delle quali siamo spogliati, saremmo in grado di assicurare la costruzione  e il mantenimento di una condizione sociale dignitosa e serena a tutti i Siciliani, eliminando senza traumi  tutte le ingiustizie sociali, le storture e le disparità che hanno diviso gli stessi Siciliani e su cui la mala politica in questi ultimi 20 anni ha costruito le sue fortune.

Ecco perché li dobbiamo cacciare via al più presto!

 

 

 

 

 

 

 

 

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  • Grande Dott. Busalacchi, come sempre. Nessuno meglio di lui conosce lui conosce la macchina burocratica regionale, nessuno meglio di lui ha capito l'accordo maldestro ed usuraio che ha stipulato Crocetta. Spero riescano a capirlo gli elettori siciliani, in modo che se ne ricordino il giorno delle elezioni.

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