Almaviva, lavoratori beffati: ignorato il loro voto

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Le trombe governative annunciano che è tutto risolto. In realtà i sindacati stanno facendo ingoiare ai dipendenti l’accordo che loro stessi avevano bocciato…

I sindacati sono contenti, contento è pure il Governo Renzi e lo stesso vale per l’azienda. Gli unici a non esserlo, sono i dipendenti di Almaviva. Parliamo dell’accordo raggiunto a Roma all’alba di oggi  che, secondo le trombe governative,  avrebbe salvato i lavoratori di Palermo e Napoli, scongiurando i licenziamenti annunciati.

Peccato che le cose non stiano esattamente così. L’accordo firmato, infatti, altro non è che la riedizione del piano aziendale che i dipendenti in massa avevano bocciato il 3 Maggio scorso nel corso di votazioni tenute in tutte le sedi dell’azienda e che prevede la copertura di 18 mesi con gli ammortizzatori sociali, i primi 6 retti dai contratti di solidarietà e i restanti 12 con la cassa integrazione straordinaria in continuità.

Contratti di solidarietà  con percentuali del 45% nelle sedi di Palermo e Roma e del 35% a Napoli.

Una proposta che i dipendenti del call center avevano definito ‘irricevibile’ perché “condanna  i 4600 lavoratori di Roma e Palermo, oltre a parte dei lavoratori di Napoli, ad un’intesa che dimezza il loro reddito. Per i part time si andrebbe sotto gli 8mila euro annui, praticamente sotto la soglia di povertà”.

“Hanno solo rimandato il nostro licenziamento- dice un dipendente- riducendo, intanto, i nostri stipendi”.

“Delusione totale, tempo perso, soldi per scioperi inutili, alla fine si è certificato esuberi nelle 3 sedi, controllo a distanza, e licenziamenti solo rimandati, complimenti al sindacato italiano dei lavoratori” aggiunge un altro.

E ancora: “Cioè mi andate a siglare un accordo UGUALE a quello a cui abbiamo detto NO con il Referendum??? NON CI POSSO CREDERE … Ma dove é finita la classe sindacale che difende i lavoratori???? Semplicemente DELUSO”.

“Ma i sindacati perché non ci hanno consultato ed hanno firmato? Questa volta cosa c’è di diverso rispetto al precedente accordo votato? Forse si erano messi d’accordo con l’azienda per farci fare gli scioperi così l’azienda risparmiava? Dico solo e semplicemente vergogna! Ci avete rivenduto nuovamente”.

Potremmo continuare. Sulle pagine Facebook di Almaviva non si respira nessuna aria di vittoria. Sono tanti i delusi. E c’è chi propone di rimettere tutto al voto.

Certo è che i dubbi dei dipendenti sui sindacati (e anche i nostri) si sono rivelati fondatissimi.

Eccezione fatta per il Cisalcom che esce fuori dal coro: 
“Non riteniamo sufficienti – afferma il segretario provinciale Salvatore Montevago – le garanzie avute da azienda e Governo riguardo le richieste dei lavoratori circa la prospettiva futura e la regolamentazione del comparto. Allo stesso modo non riteniamo soddisfacenti le condizioni sottese alla firma dell’accordo di solidarietà esaminato per linee generali e in discussione in queste ore. Ravvisiamo preliminarmente che lo strumento individuato del contratto di solidarietà viene concentrato su 3 dei 6 siti italiani dell’azienda, contraddicendo di fatto la definizione stessa dello strumento. Di fatto è come se si creassero due aziende – spiega Montevago – con lavoratori di serie A e serie B. Già questa è un’anomalia perchè solitamente la ‘cds’ si spalma su tutti i siti”.

Inoltre – aggiunge la  Cisalcom – buona parte dell’impianto di accordo rifiutato dai lavoratori col recente referendum viene riproposto e aggravato da un’ulteriore intenzione, già prevista nell’accordo quadro, di discussione dell’art. 4 l. 300 dello statuto, concernente il tema del controllo del lavoratore”. “Non abbiamo ricevuto mandato dai lavoratori per firmare a tutti i costi qualsiasi ipotesi di accordo – conclude Montevago – abbiamo ricevuto mandato per valutare la bontà di un possibile accordo e successivamente sottoporlo a discussione con i lavoratori, considerate le tempistiche risicate (non per colpe dei lavoratori) e sostanzialmente considerando irricevibile l’accordo, non abbiamo proceduto ad avallare questa ipotesi”.

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