Controstoria dell’impresa dei Mille 6: La presa (per i fondelli) di Palermo

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Abbiamo lasciato i garibaldini ‘vincitori’ della battaglia farlocca di Calatafimi. Oggi parleremo della sceneggiata del 27 Maggio 1860: la ‘presa’ di Palermo. Gli storici prezzolati ce l’hanno descritta come una battaglia in cui l’eroe dei due mondi e i suoi Mille “si coprirono di gloria”. Tutte balle. La verità è che i garibaldini ‘vinsero’ con la corruzione, grazie al tradimento del generale borbonico Ferdinando Lanza. Pensate: 20 mila soldati super equipaggiati che si arresero a un pugno di straccioni…

Che giorno  è oggi?

Il 27 maggio, mi risponderete

Giusto! E’ l’anniversario del 27 maggio 1860, del giorno, cioè, in cui Garibaldi e i suoi Mille più tre o quattromila altri “Mille” raccattati qua e là andarono alla conquista di Palermo.

Facciamo un passo indietro. Abbiamo lasciato l’eroe dei due mondi fresco vincitore della battaglia farlocca di Calatafimi. Il giorno dopo i Nostri iniziano indisturbati la marcia di avvicinamento a Palermo, fino a quando, presso Monreale, incontrano i Borbonici che sbarrano loro la strada.

Comincia una marcia diversiva dei Mille che passano da Santa Cristina Gela, da Piana degli Albanesi, da Altofonte, da Marineo, a volte eludendo i Borbonici, a volte ingaggiando scaramucce visita inglesie con il nemico che usa una tattica sperimentata a Calatafimi: attaccano e si ritirano, quasi che fossero loro i guerriglieri e non un esercito regolare, addestrato e ben armato.

Come sappiamo, il comandante in capo dell’esercito borbonico, generale Landi, dopo la farsa di Calatafimi, è stato destituito e processato per alto tradimento e al suo posto è stato nominato il generale Ferdinando Lanza.

Garibaldi, dopo tanto girovagare, e solo dopo avere ricevuto la visita di due emissari inglesi che gli consegnano le mappe della difesa borbonica della città, decide di attaccare.

L’esercito borbonico dispone a Palermo di ben 20.000 uomini. Se non fossero comandati da un traditore che, per la sua miserabile codardia e fellonia, finirà a Ischia davanti alla corte marziale,  per i Mille e più non ci sarebbe stato scampo.

Invece il Lanza compì due azioni assolutamente illogiche e controproducenti.

Tenne il grosso dell’esercito acquartierato e non lo fece partecipare alla difesa della città. Si può dire che le forze borboniche vennero dosate sapientemente in ragione della consistenza delle forze garibaldine. La differenza, come in tante cose nella vita, la fece la motivazione.

L’altro errore fu quello di fare bombardare la città senza avere alcun riguardo per la popolazione che registrò notevoli perdite. Insomma i palermitani di allora ebbero da parte dei borbonici la stessa considerazione che avranno poi da parte dell’esercito piemontese.

L’effetto delle cannonate fu quello di fare sollevare la popolazione che si schierò con Garibaldi, contribuendo alla presa di Palermo da parte sua e favorendo il passaggio da un dominatore all’altro.

La battaglia ebbe  fine con un armistizio. Che ha una motivazione un po’ particolare

Non tutti i palermitani sanno perché a piazza Castelnuovo, nel tratto di marciapiede di fronte al Palchetto della musica, al centro tra due palazzi d’epoca si erge un edificio moderno. Che cosa c’era prima? C’era una lussuosa villa di proprietà del commerciante l’inglese Ingham, il grande produttore di Marsala.

Ebbene, questa villa fu bombardata per errore dai borbonici, cosa che ovviamente fece andare su tutte le furie il placido britannico, il quale impose a Lanza di smetterla. L’armistizio infatti fu subito sottoscritto sull’ammiraglia della Marina britannica Hannibal, davanti all’ammiraglio Mundy, che già abbiamo conosciuto tra Garibaldi, che per l’occasione indossava la divisa dell’esercito piemontese, e  Lanza.

Dall’armistizio alla resa dei borbonici il passo fu breve. Lanza come, un vuoto, vanesio hidalgo riuscì a strappare a Garibaldi un grottesco “onore delle armi” e così 20.000 soldati passarono in mezzo a due una file di straccioni che non credevano ai loro occhi.

Scrive Abba: “Sfilarono davanti a noi alla marina, per imbarcarsi, una colonna che non finiva mai, fanti, cavalli. carri. A noi pareva un sogno…”

Quando Garibaldi, giunto indisturbato a Napoli, si acquartierò a Palazzo d’Angri, Lanza si premurerà di andare ad ossequiarlo. . .

continua

Qui troverete le prime cinque puntate della Controstoria dell’impresa dei Mille

 

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