Articolo 36 dello Statuto: sì della commissione paritetica all’IRPEF per la Regione

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Il risultato è indubbiamente positivo, anche se è bene attendere il Decreto. Per quest’anno anche i 500 milioni che lo Stato dovrebbe erogare alla Regione siciliana verranno conteggiati come IRPEF a valere sull’articolo 36. Questo non risolverà i problemi finanziari, perché pur con l’erogazione dei 500 milioni di Euro da parte dello Stato, l’Amministrazione regionale, per quest’anno, avrà a disposizione appena 2,8 miliardi di Euro. Probabile il ‘saccheggio’ di altri fondi che dovrebbero servire per la sanità e che invece…

Nel marasma di una Regione siciliana in sostanziale default arriva, da Roma, la conferma di una buona notizia della quale questo blog ha parlato nei giorni scorsi: lo sblocco dell’IRPEF in favore della Sicilia previsto dall’articolo 36 dello Statuto (come potete leggere qui).

Ovviamente, si tratta di una notizia che dovrà materializzarsi in un Decreto nazionale nel quale il Governo romano dovrà riconoscere che questa quota di IRPEF (oggi incassata dallo Stato) spetta alla Regione siciliana. A regime, ovviamente, e non con Decreti annuali, sennò lo stesso articolo 36 e l’intero impianto finanziario autonomista verrebbe, di fatto, smantellato. 

Ripetiamo: la notizia non è nuova. La novità è che, due giorni fa, a Roma, la commissione paritetica Stato-Regione ha espresso parere favorevole.

A questo punto, lo ribadiamo, si aspetta solo il Decreto.

Nella prima formulazione è stato stabilito che la Regione siciliana avrebbe iniziato a incassare un miliardo e 400 milioni di Euro all’anno a partire dal prossimo anno e un milione e 800 milioni di Euro, a regime, a partire dal 2018.

Nella nuova formulazione anche i 500 milioni di Euro che lo Stato deve erogare alla Regione per il Bilancio regionale 2016 verrebbero fatti rientrare a titolo di IRPEF a valere sull’articolo 36 dello Statuto.

Insomma, i 500 milioni di Euro che il Governo Renzi si è impegnato a restituire alla Regione siciliana (ogni anno lo Stato trattiene 7 miliardi di Euro di imposte che spettano alla Regione siciliana: da qui la restituzione di 500 milioni di Euro, che sono solo una minima parte delle risorse finanziarie che Roma scippa alla Sicilia) dovrebbero essere erogati nei primi mesi di Giugno sotto forma di restituzione dell’IRPEF.

Il principio è importante. Ma va ricordato che, su un Bilancio di cassa di 4,2 miliardi di Euro (questa la disponibilità finanziaria della Regione siciliana nel 2015, al netto delle spese per la sanità), la Regione, per quest’anno, dovrà fare i conti con un taglio di un miliardo e 400 milioni di Euro.

Ciò significa che, pur conteggiando i 500 milioni di Euro che lo Stato dovrebbe erogare alla Sicilia, l’Amministrazione regionale avrebbe a disposizione, per quest’anno, 2,8 miliardi di Euro: una somma irrisoria, che non basterà comunque per fronteggiare i fabbisogni di Regione e Comuni siciliani.

E’ bene che i Siciliani sappiano – tanto per citare un esempio – che i 24 mila precari degli enti locali siciliani potranno essere pagati solo se i Comuni appiopperanno nuove tasse più o meno occulte al cittadini.

Insomma, per pagare gli stipendi al solo precariato dei Comuni si dovranno penalizzare ulteriormente le famiglie e le imprese della Sicilia, perché la Regione non è nelle condizioni di pagare questo personale.

P.S.

C’è di più. E’ bene che i Siciliani sappiano un’altra cosa: e cioè che, nel 2015, per far quadrare i conti, il Governo della Regione – non sappiamo se con il consenso dell’Ars (ma è probabile che questo consenso ci sia, visto che nessuno ne parla), potrebbe avere ‘saccheggiato’, ancora una volta, i fondi della sanità.

Non è una novità, visto che anche la Corte dei Conti ha denunciato questo modo di fare dell’Amministrazione regionale che, si fa depredare le risorse finanziare dal Governo Renzi, e poi ne fa pagare i costi ai Siciliani.

Da cosa lo desumiamo? Semplice: dal fatto che la sanità siciliana è in grande affanno. Ancora più in affanno rispetto allo scorso anno. Mentre il Governo agita la pagliacciata di nuove assunzioni nella sanità – che non si materializzeranno mai – sarebbe bene che i parlamentari di buona volontà si catapultassero a ‘botta di sangue’ presso le Aziende ospedaliere della Sicilia per verificare la rispondenza tra piante organiche del personale medico di ogni reparto e numero effettivi di medici impiegati in ogni reparto.

Con molta probabilità, si scoprirebbero sorprese inquietanti. Magari che il numero di medici che oggi lavorano nelle Aziende ospedaliere della Sicilia è inferiore a quello previsto per le piante organiche?

Infatti, per ‘risparmiare’, non potendo andare ad intaccare gli ‘affari’ della sanità (spesa farmaceutica e appalti vari), la politica siciliana, in barba ai bisogni dei cittadini (e delle tasse che gli stessi cittadini pagano) potrebbe aver ridotto a ‘umma ‘umma il numero dei medici nei reparti.

La nostra è un’impressione. Per verificare se risponde al vero sarebbero necessari i blitz dei deputati regionali di buona volontà in tutte le Aziende ospedaliere della nostra Isola. Specialmente nei Pronto Soccorso.    

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