I paradossi della Sicilia: appalti per centinaia di milioni di Euro e migliaia di senza lavoro e di persone senza retribuzione

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La ‘Capitale’ di questa follia è Palermo: oltre un miliardo di Euro di grandi appalti ferroviari mentre la città è in ginocchio. I cittadini vengono tartassati per fare funzionare un Tram che serve, sì e no, all’1% dei cittadini, con una manutenzione che costa un milione e mezzo di Euro ogni due mesi! E mentre questa follia continua, bar e negozi storici continuano a chiudere. Il ruolo del Governo Renzi, del Governo Crocetta e di tanti sindaci dei Comuni siciliani che, di fatto, lavorano per affossare la Sicilia. Morale: invece di sostenere le attività culturali, che dovrebbero essere il volano economico della nostra Isola, si sostengono i grandi appalti…

 

Anche se si preferisce non parlarne, mezza Sicilia continua a restare senza risorse finanziarie. I Comuni, le ex Province, interi settori della vita pubblica regionale (basti pensare agli enti che operano in agricoltura, ma non solo). E anche quando di mezzo ci sono fondi europei – è il caso della Formazione professionale – assistiamo a fatti a dir poco strani: come bandi scritti male che vengono regolarmente impugnati per dare luogo a ritardi nei pagamenti.

Siamo i primi a dire che la vecchia politica siciliana ha esagerato con il precariato, riempendo le pubbliche amministrazioni di personale, in molti casi inutile. Ma poiché si tratta di persone in carne ed ossa, in molti casi con famiglie a carico, e non di oggetti, non riusciamo a capire come il Governo nazionale di Matteo Renzi – che è il vero protagonista della macelleria sociale in corso in Sicilia – non si ponga il problema.

Vero è che Renzi non ha nulla a che spartire con la sinistra italiana e molto a che dividere con il liberismo imperante dell’Europa dell’Euro. Ma i dirigenti di questo partito – quelli che hanno una storia vera, di sinistra, non hanno nulla da obiettare?

Qui, se li mettiamo tutti assieme, arriviamo a numeri da brivido. Ci sono i circa 24 mila precari dei Comuni. Ci sono i precari delle ex Province di cui, chissà perché, non parla nessuno (per capirci, sono i dipendenti delle società controllate dalle ex Province: non saranno tantissimi, ma ci sono); ci sono i precari che operano in altri settori della pubblica amministrazione regionale (che se li contiamo tutti sono veramente tanti). E poi ci sono i 24 mila operai della Forestale.

La linea portata avanti dall’assessore-commissario della Regione siciliana, Alessandro Baccei, è quella di sfoltire i rami di questa precariato e, in generale, di tutto il personale che, a vario titolo, dipende dalla spesa pubblica della Regione.

Che facciamo, assessore Baccei, li eliminiamo tutti?

Tutto questo avviene mentre l’economia siciliana segna il passo. L’agricoltura è un mezzo disastro. Ci riferiamo, ovviamente, agli agricoltori siciliani – e sono la maggioranza – che dipendono dai fondi pubblici, che ormai sono quasi tutti fondi europei. Senza questi soldi pubblici – che ormai sono quasi una droga – queste aziende non esisterebbero più.

La stessa agricoltura biologica siciliana – sulla carta la più estesa d’Italia – è, in realtà, un grande bluff. Se fosse una cosa seria e vera, con oltre 300 milioni di Euro di contributi europei, dovremo avere la Sicilia inondata di prodotti biologici certificati. E così non è.

In realtà, in Sicilia – a parte l’esperienza dell’Agenzia del Mediterraneo di Michele Germanà, che non a caso l’assessorato all’Agricoltura della Regione siciliana avversa – di certificazioni serie in materia di agricoltura biologica c’è veramente poco.

Il giorno in cui verranno effettuati veri controlli – i veri controlli – sulle filiere e, soprattutto, sui prodotti finiti comincerebbero a venire fuori chissà quali numeri.

Le attività artigianali sono in crisi, le attività commerciali anche.

A Palermo, da settimane, si vive con il fiato sospeso perché si temono licenziamenti in massa da parte di Almaviva. E le notizia che arrivano, almeno fino ad ora, non sono confortanti.

Sempre a Palermo la chiusura di bar e, in generale, di esercizi commerciali storici non si contano più. Il Bar Alba e Alfano sport sono solo gli ultimi di una lunga serie.

Eppure, in questo scenario di depressione economica, l’Amministrazione comunale di Palermo non trova di meglio che inventare nuove tasse per ‘spremere’ i cittadini. Prima ci ha provato con una ZTL ‘pirandelliana’: un papocchio con il quale gli attuali amministratori della città, che si dicono di ‘sinistra’, hanno provato a introdurre un nuovo ‘istituto’: la possibilità di inquinare a pagamento.

Dopo che il TAR Sicilia ha fermato la ZTL che inquina, la stessa Amministrazione comunale ha provato a notificare vecchie contravvenzioni. E’ bastato pochissimo per capire che si tratta di un altro papocchio con enorme spreco di denaro pubblico. Costi da caricare, e figurati!, sui cittadini palermitani (come potete leggere qui).

La cosa assai strana è che, mentre non si trovano i soldi per pagare non soltanto migliaia di persone, ma decine e decine di enti, fondazioni e associazioni culturali che svolgono in Sicilia un ruolo importantissimo (si pensi alla Fondazione villa Piccolo di Calanovella, a Capo d’Orlando, alla Fondazione Ignazio Buttitta di Bagheria, alle tantissime associazioni teatrali e musicali e via continuando) si trovano i soldi, tanti soldi, per realizzare – e in alcuni casi per lasciare a metà – imponenti opere pubbliche.

Ancora una volta Palermo – anche sotto questo profilo – è al centro di grandi contraddizioni.

Mentre non si fa nulla per sostenere gli artigiani della città, per dare ossigeno alle attività commerciali e per sostenere i redditi delle famiglie (tutte categorie che, da tre anni, l’Amministrazione comunale tartassa con l’aumento della pressione fiscale), si spendono centinaia e centinaia di milioni di Euro per imponenti opere pubbliche che, in buona parte, sono state lasciate a metà (oltre 800 milioni di Euro per il Passante ferroviario bloccato, un altro centinaio di milioni di Euro per la chiusura dell’anello ferroviario: altra opera bloccata) e, là dove funzionano – come le tre o quattro linee del nuovo Tram – servono poche persone pur essendo costate e costando una barca di soldi.

Ma vi sembra normale che 15 chilometri o giù di lì di strada ferrata realizzata a Palermo città siano costati oltre 320 milioni di Euro?

E’ normale che due mesi di manutenzione del Tram debba costare un milione e mezzo di Euro?

E’ chiaro che, con una manutenzione così elevata (a proposito: ma a chi va questo fiume di soldi per la manutenzione? resta a Palermo o sono soldi che vanno altrove?), ci vogliono entrate straordinarie: come, per l’appunto, la ZTL senza capo, né coda, che avrebbe dovuto ‘spennare’ cittadini, turisti e commercianti per tenere in piedi questa infernale macchina che ‘inghiotte’ soldi.

E non è finita. Perché con l’appoggio del Governo Renzi – che è la vera sponda politica dell’attuale Amministrazione comunale di Palermo – sono in programma altri investimenti per ‘completare’ il Passante ferroviario, per chiudere l’anello ferroviario e per incrementare le linea di Tram.

I poveri ormai si contano a migliaia – il capogruppo del PD al Consiglio comunale di Palermo, Rosario Filoramo, dice che tante famiglie della città non ce la fanno più a reggere il carico fiscale (come potete leggere qui) – ma Palermo continua a programmare centinaia di milioni di Euro in investimenti sicuramente importanti, ma che oggi non sembrano prioritari.

Per realizzare opere – è il caso del Tram – che, per come sono state congegnate, presuppongono costi insostenibili per i cittadini. Ma che, in compenso, faranno arricchire di le realizzerà.

La verità è che, in questo momento né lo Stato, né la Regione, né la maggior parte dei sindaci dei Comuni siciliani lavorano nell’interesse della Sicilia.

Sì, anche i sindaci siciliani, quasi tutti di centrosinistra (soprattutto del PD) e quasi tutti al servizio del Governo Renzi. Penosi!

Come ricordiamo spesso, i sindaci siciliani, in occasione del Referendum per frenare le trivelle e i petrolieri, a parole hanno detto di appoggiare tale Referendum, ma nei fatti – tranne qualche rara eccezione – non hanno mosso un dito.

Scandaloso, in particolare, l’atteggiamento dell’ANCI Sicilia, che aveva promesso grandi impegni e poi ha tradito l’appuntamento con il Referendum del 17 Aprile (come potete leggere qui).

Di fatto, il Governo Renzi e chi oggi governa la Sicilia – con riferimento al Governo regionale di Rosario Crocetta e a quasi tutti i sindaci di centrosinistra – lavorano contro gli interessi della Sicilia.

Spiace ricordare il ruolo dei sindaci siciliani in ordine alla crisi dell’agricoltura: una crisi che investe l’agrumicoltura e buona parte dell’ortofrutta in generale. Qual è stato il ruolo dei sindaci dei Comuni siciliani interessati dalla crisi dell’agricoltura? Tenere buoni gli agricoltori, evitare proteste che sarebbero più che legittime.

Sapete qual è stata la risposta della politica alla crisi dell’agricoltura siciliana?

Il marchio IGP (Indicazione Geografica Tipica) ‘graziosamente’ concesso alla Sicilia per l’olio d’oliva extravergine. Un marchio che, se gestito bene, potrebbe essere anche una cosa seria. Ma che, se gestito all’italiana (non dobbiamo dimenticare che in Italia ci sono Regioni che producono meno del 4% dell’olio d’oliva extra vergine ed ‘esportano’ il 40% dell’olio extra vergine ‘italiano’…), potrebbe, perché no?, consentire all’olio tunisino – che il Parlamento europeo ha sempre ‘graziosamente’ regalato all’Europa – di essere confezionato come olio extra vergine per essere ‘impaccato’ ai consumatori italiani e internazionali come olio extra vergine di alta qualità…

Vi stupite? Olio d’oliva ‘extra vergine’ con il marchio IGP della Regione siciliana in salsa pirandelliana, come la ZTL dell’Amministrazione comunale di Palermo…

P.S.

Dimenticavamo: meno male che in questi grandi appalti di Palermo non c’è la mafia, sennò…

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