Formazione, c’è chi critica l’Avviso messo a punto dall’assessore Bruno Marziano. Ma alla fine che si deve fare?

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Non è facile capire questo mondo. Come si usa dire in questi casi, c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Non si capisce più se è giusto provare a tornare alla legge n. 24 del 1976, magari valorizzando gli enti no profit. O se bisogna proseguire con l’allargamento alle società per azioni. Di fatto, c’è chi critica l’attuale assessore regionale che…

A che punto è la Formazione professionale in Sicilia? Dopo la lunga stagione dei veleni e delle polemiche, iniziata con il governo regionale di Raffaele Lombardo e proseguita con altre polemiche con tre anni di governo targato Rosario Crocetta, si pensava che con l’arrivo del nuovo assessore, Bruno Marziano, ‘navigato’ parlamentare e dirigente del PD siciliano, questo settore dovesse avere un po’ di serenità. Forse per alcuni protagonisti magari è così, ma non mancano altro polemiche e altre critiche: come quelle espresse in un documento che porta le firme di Benedetto Scuderi (ASEF), Antonio Oliveri (ASSOFOR), Joseph Zambito (ANFOP) e Luciano Luciani (AREF). 

La nomina dell’On Marziano – si legge nel documento – ci aveva indubbiamente spinto a riconsiderare i nostri comportamenti. Era giustificato supporre che lo scenario, sino ad ora contradistinto da una azione governativa tesa a sopprimere gli enti, potesse cambiare, date le dichiarazioni rese dall’attuale assessore. Svariati incontri con l’assessore ed il Dirigente Generale, intrisi di dichiarazioni di grande disponibilità perché il Sistema formativo siciliano potesse inaugurare una nuova stagione. Inviti alle Associazioni degli Enti a manifestare proposte che purtroppo, come nel passato, non hanno trovato accoglimento se non in alcune parti poco significative”.

“Sono state presentate, nessuno se ne abbia a male, soluzioni che non comprendiamo – si legge sempre nel documento – che stravolgono l’intero Sistema, o quello che ne è rimasto, proiettandolo verso una indecorosa fine. Dall’analisi della situazione degli Enti si può facilmente dedurre che proprio quegli Enti di formazione, che da tanti anni hanno prodotto attività e impiegato personale qualificato, ma, soprattutto, che hanno innovato l’offerta formativa in Sicilia, saranno costretti a cessare la loro attività o a ridurre la loro presenza in maniera molto significativa”.

Nel documento si pongono interrogativi sui finanziamenti previsti dal governo regionale per il settore: “E allora chi potrebbero essere i destinatari dei finanziamenti previsti? Tutti quegli Enti, detti ‘storici’, non tutti ovviamente, che, con i loro apparati (sembra che in qualcuno di questi esista anche il coordinatore degli ausiliari), hanno reso il Sistema poco flessibile e non in grado di agire in funzione di un mercato del lavoro in continua evoluzione”. 

Critiche anche all’Avviso messo a punto dall’assessore Marziano: “Un Avviso – si legge nel documento – che, a leggere dalle dichiarazioni rese ai media, dovrebbe consentire l’occupabilità di 4000 addetti. A fronte di queste dichiarazioni gran parte dei lavoratori si chiede: sarà vero? (non lo credono). E, se sì, a che prezzo? Un Avviso che viola le più elementari regole del FSE (Fondo Sociale Europeo) poiché non tiene conto dell’utenza, reale destinatario delle risorse”.

Il documento riporta una frase di Filippo Turati: “Le ferrovie non si costruiscono per i ferrovieri, ma per i passeggeri”. L’occasione per sottolineare che la formazione dei servire a chi deve essere formato e non ai formatori? Sembra proprio di sì: “Finanziare, o poter presentare, ore, in funzione di quanto strettamente occorre per pagare i dipendenti, per di più solo a tempo indeterminato, senza spazio per quant’altro occorre a fare buona formazione – si legge nel documento – significa utilizzare risorse dell’Unione Europea in sostituzione di ammortizzatori sociali, per i dipendenti della legge regionale n. 24/76, che la Sicilia, forse, purtroppo, non riesce più a mantenere”.

Nel documento si parla di un “Avviso che obbliga dei Soggetti privati ad assumere con contratto a tempo indeterminato a fronte di progetti che avranno una durata di 6-9 mesi. Un Avviso che determina la fuoriuscita dal Sistema di circa il 50% degli Enti ad oggi operanti e, quindi, il licenziamento di circa 2000 e più persone. Un Avviso che non consente l’ingresso di nuovi soggetti poiché le risorse saranno assorbite dagli Enti ‘storici’ e da qualche ‘furbacchione’ il quale dichiarerà di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato, improbabili o ben oltre la propria capacità tecnica”.

“Tutti temi trattati all’infinito, inutilmente, fino alla noia – si legge sempre nel documento -. Dobbiamo considerare involontario il determinarsi di condizioni che in modo più che palese ‘premiano’ gli enti di formazione storici, probabilmente grandi contenitori che rappresentano appetitose opportunità? Forse, questo Avviso ha goduto dell’apporto di soggetti fortemente interessati a gestire buona parte del finanziamento previsto? Forse esiste un progetto di ritorno al passato dei vecchi usi e costumi che tanto danno hanno apportato alla Formazione professionale? Pensiamo che questa ipotesi possa trovare fondamento nel fatto che questo Avviso determina, concretamente, l’eliminazione di gran parte dei piccoli e medi enti”.

“Qualora le nostre supposizioni trovassero riscontro – prosegue il documento – ma speriamo di no ovviamente, dovremmo pensare che il tutto in realtà non è governato da coloro che ci mettono la faccia, ma da altri che stanno completando l’operazione di restaurazione a discapito di quegli enti che hanno rispettato le regole e degli addetti che vi hanno prestato la loro diligente opera. Ma ci chiediamo cosa pensano i lavoratori e se stanno bene loro le ‘temporanee’ assunzioni a tempo indeterminato o la cessazione dell’attività di molti enti, che determinerà condizioni di grande svantaggio per effetto dei licenziamenti”.

“Naturalmente gli Enti, loro malgrado, potranno trovarsi costretti a difendere il loro diritto a concorrere liberamente, quindi, a determinare condizioni di agibilità del Sistema formativo siciliano, correttezza nell’utilizzo delle fonti di finanziamento. Qualora questa ipotesi dovesse verificarsi, rappresenterebbe l’ennesima sconfitta per tutti gli attori, anche per chi pensava di avvantaggiarsene, a danno o meno di altri, effetto dell’incapacità di trovare soluzioni condivisibili. Al drammatico punto in cui ci troviamo – conclude il documento – sarà sicuramente l’ultima sconfitta del settore, quella finale”.

Insomma, un mondo complicato, quello della Formazione professionale: in tanti si lamentano del blocco della legge regionale n. 24 del 1976, c’è anche una class action per provare a rimetterla in pista, ma se qualcuno prova a fare qualcosa, magari per tornare a ragionale sulla legge 24 esplodono polemiche.

Era meglio quando nel settore operavano gli enti storici non profit, che erano una quarantina in tutto, o giù di lì? O, alla fine, l’allargamento del settore alle società private – con un aumento impressionante di soggetti che spesso si improvvisavano ‘formatori’ – è stato un bene? A giudicare da questo documento, in verità, non si capisce.

 

 

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