La Sicilia rischia di perdere un miliardo e 200 milioni di fondi FERS. Ma non gliene frega niente a nessuno…

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Sono i fondi di Bruxelles destinati alle infrastrutture che sono stati anticipati da Stato, Regione e Comuni. E che Bruxelles erogherà solo se la rendicontazione verrà effettuata entro il prossimo 31 Dicembre. Cosa impossibile visti i ritardi di Regione e Comuni. Il possibile fallimento di centinaia di aziende siciliane. L’appello di Amenta (ANCI Sicilia) al governo Renzi e al PD. Tra i Comuni infognati c’è Palermo con le tre linee di Tram

La Sicilia rischia di dover restituire un miliardo e 200 milioni di Euro di fondi europei (FERS), ma sembra che non gliene freghi niente a nessuno. Non ne parla il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, che preferisce godersi il sole dicembrino sulla spiaggia di Tusa. Non se ne parla in Assemblea regionale siciliana, che invece di occuparsi di un fatto così grave e, magari, di chiedere al governo il ‘Bozzone’ su Bilancio e Finanziaria 2016 (oggi si chiama legge di stabilità) è già entrata nel clima vacanziero-natalizio. E non se ne parla nemmeno al Comune di Palermo, che in questa storia è infognato fino al collo, se è vero che buona parte delle risorse per realizzare le tre linee di Tram sono arrivate dai fondi europei che rischiano di restare a Bruxelles (e in parte,come ora vedremo, di essere restituiti).

Proviamo a ricostruire una storia allucinante sulla quale, ancora una volta, punta l’attenzione Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa, e responsabile delle questioni finanziarie dell’ANCI Sicilia, l’Associazione Nazione dei Comuni Italiani. “Il tempo scorre inesorabilmente e non si hanno a tutt’oggi segnali di una presa di posizione chiara, determinante, inequivocabile, da parte del Governo regionale, nel chiedere all’Unione Europea, come più volte sollecitato da ANCI Sicilia, lo slittamento, rispetto alla data fissata del 31 Dicembre prossimo, per la rendicontazione dei fondi relativi al Programma Operativo FESR Sicilia 2007/2013”.

Il FERS è una sigla che sta per Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Si tratta dei fondi europei destinati alle infrastrutture (gli altri fondi eropei, per la cronaca, sono il PSR, sigla che sta per Piano di Sviluppo Rurale, che opera in agricoltura; il Fondo Sociale Europeo che sostiene iniziative nel campo della formazione e del lavoro; e il FEP, Fondo Europeo per la Pesca). A parte il FEP, che bene o male ha funzionato, sugli altri tre fondi la confusione regna sovrana. Sono tutte risorse finanziarie che fanno riferimento alla Programmazione 2007-2013. Che avrebbe dovuto concludersi il 31 Dicembre di due anni fa. Ma che invece si concluderà il 31 Dicembre di quest’anno.

Amenta, in particolare, si sofferma sul FERS, cioè sulle risorse destinate alle infrastrutture. Per ribadire che, da notizie in suo possesso, Bruxelles non avrebbe alcuna intenzione di prorogare i termini per la rendicontazione. Che significa questo? Proviamo a illustrarlo per sommi capi.

Le risorse del FERS funzionano a rimborso. Ammettiamo che l’Unione Europea abbia stanziato 5 miliardi di Euro per la Sicilia, che è una delle quattro Regioni del Sud ad Obiettivo Convergenza dell’Italia, cioè Regioni con un reddito medio inferiore alla media europea (le altre tre, per la cronaca, sono Calabria, Puglia e Campania). Ebbene, per l’utilizzazione di tali fondi, lo Stato (che cofinanzia gli interventi della UE con questi fondi, detti “strutturali”), le Regioni e i Comuni anticipano queste somme e, a lavori completati, dopo aver rendicontato la spesa, Bruxelles eroga i finanziamenti. Ci possono essere casi – e questo è avvenuto in Sicilia – in cui Bruxelles anticipa anche una parte delle somme.

L’Unione Europea ha fissato come termine ultimo per presentare la rendicontazione dei fondi FERS il 31 Dicembre di quest’anno. Ma allo stato attuale dei fatti – e siamo a venti giorni dalla fine dell’anno – gli uffici del dipartimento della Programmazione della Regione siciliana e tanti Comuni della nostra Isola non hanno ancora ultimato la rendicontazione di un miliardo e 200 milioni di Euro! Questo significa che l’Unione Europea non erogherà alla Regione siciliana e ai Comuni i fondi che hanno anticipato. Insomma, è come se importanti opere pubbliche sono state realizzate con fondi regionali e comunali.

Non solo. A noi non capita spesso di difendere lo Stato. Ma lo Stato, per la spesa dei fondi FESR, ha anticipato il cofinanziamento. Se arriverà – come sembra – la revoca di questo miliardo e 200 milioni di Euro da parte di Bruxelles, Regione siciliana e Comuni dovranno restituire allo Stato il cofinanziamento, ovvero una ‘botta’ di soldi!. E questa volta lo Stato avrebbe ragione, perché i ritardi nella rendicontazione non sarebbero ascrivibili a Roma, ma alle disfunzioni degli uffici di Regione e Comuni. Di più: in molte di queste opere la UE ha anticipato somme che, in caso di revoca, dovranno essere restituite!

Per la Sicilia si annuncia un disastro totale! Bisogna tenere conto che, sull’erogazione di queste somme tantissimi Comuni dell’Isola hanno già programmato il proprio futuro. Idem per centinaia di aziende siciliane che debbono essere pagare per lavori effettuati. Se Bruxelles, nel silenzio della politica siciliana, dovesse revocare questo miliardo e 200 milioni di Euro si decreterà, dice Amenta, “la morte di centinaia di imprese (e con esse i lavoratori e le loro famiglie) impegnate nell’erogazione di servizi alle pubbliche amministrazioni”.

Il vice presidente di ANCI Sicilia ribadisce che, ad oggi, Regione e Comuni  “non sono in grado di poter chiudere la rendicontazione entro la fine di Dicembre, per tutta una serie di motivazioni, tra queste certamente i ritardi con i quali in Sicilia sono stati emanati i bandi”.

“Ho l’impressione che così facendo – aggiunge con rammaricato il vice presidente di ANCI Sicilia – che l’obiettivo della politica siciliana non sia più quello di completare le opere, ma di distruggere il sistema produttivo e con esso il futuro della Sicilia e delle sue giovani generazioni. Tutto ciò ci rattrista, perché in un momento di grande debolezza, con oltre 350 mila famiglie in fascia povertà relativa e 150 mila in povertà assoluta, il 60% di disoccupazione giovanile e oltre il 40% di disoccupazione generale, non si riesce a comprendere che se la Sicilia, proprio a causa delle difficoltà che le imprese e gli enti stanno registrando nel chiudere le rendicontazioni dei fondi europei, dovesse restituire queste somme, oltre un miliardo e 200 milioni di euro, il crollo sarà generale”.

Amenta attacca frontalmente il presidente della Regione siciliana, Crocetta, definendo le sue dichiarazioni “irresponsabili”, con riferimento alle parole che il governatore ha pronunciato dalla spiaggia di Tusa: “Crocetta  annuncia segnali di ripresa in Sicilia, di cui però nessuno si è accorto, né le famiglie in povertà, né i tanti disoccupati, né tanto meno imprese e lavoratori ad un passo dal fallimento. Ed il fallimento – precisa – non sarà solo del sistema sociale e produttivo, ma generale, soprattutto della politica. Perché, purtroppo, non si è ancora capito che se non salviamo i fondi europei, in un momento già disastroso per l’economia della Sicilia e della sua Regione, in ballo non ci sono solo problemi amministrativi, di continuità dei servizi, di tenuta dei conti degli Enti Locali, o di caduta delle imprese, ma soprattutto in discussione sarà l’intero sistema politico democratico”.

Il vice presidente di ANCI Sicilia paventa il pericolo che la Sicilia divenga “facile preda di populismi senza senso che difficilmente si sposano con il sistema solidale, dell’accoglienza e della programmazione, che seppur con qualche difficoltà in questi anni si sono costruiti. I risultati delle regionali francesi dovrebbero insegnare qualcosa, e la politica non può essere cieca sino a questo punto. E allora se il Governo regionale non ha la forza o le capacità di interloquire con l’Unione Europea, e prospettare lo scenario che la perdita dei finanziamenti del Programma Operativo  FESR Sicilia 2007/2013 può causare, se ne assuma la responsabilità il Governo nazionale, il Presidente Renzi in prima persona, il partito di maggioranza. A meno che non si sia già deciso di togliere l’ancora alla Sicilia e abbandonarla al suo destino. Il che è ancora più grave e richiama tutti a nuove riflessioni”.

p.s.

Amenta, insomma, chiede l’intervento del governo Renzi e del PD, partito che oggi amministra la Regione siciliana e la maggior parte dei Comuni dell’Isola. A meno che non sia stato deciso di far fallire la Sicilia, tra scippi finanziari del governo Renzi e la perdita di un altro miliardo e 200 milioni di Euro.

Una nota anche per il Comune di Palermo. Le tre linee di Tram di cui tanto si discute sono costate oltre 300 milioni di Euro. Molte di queste risorse sono fondi europei. A noi risulta che anche su questo fronte le rendicontazioni non siano complete. Che dice di questa storia l’amministrazione comunale? I consiglieri comunali sono informati? O forse si pensa di far pagare ai palermitani anche questo possibile ‘buco’ con l’istituzione di truffaldine ZTL?   

 

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