Ars, rinvio per l’inutile mozione di sfiducia a Crocetta

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E’ la terza volta che le opposizioni (grillini e centrodestra) provano a mandare a casa Crocetta. Due mozioni di sfiducia sono già state respinte. E verrà respinta anche la terza. Perché il PD e gli altri partiti del centrosinistra hanno una paura matta delle elezioni. Per non parlare dei 16 mila Euro al mese che i deputati non vogliono perdere

Per quello che può valere, l’Assemblea regionale siciliana ha rinviato l’esame della mozione di sfiducia al presidente della Regione, Rosario Crocetta, previsto domani. Il governatore domani sarà a Roma per incontrare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Da qui il rinvio.

La cosa non desta in noi molta impressione. Questa mozione di sfiducia al presidente – la terza in tre anni presentata dalle opposizioni – è inutile, perché la maggioranza dei parlamentari di Sala d’Ercole non ha alcuna intenzione di mandare a casa Crocetta. Il PD e, in generale, i partiti di centrosinistra che appoggiano il governo non vogliono lo scioglimento anticipato della legislatura (se va a casa Crocetta, va a casa pure l’Ars) perché hanno una paura matta delle elezioni. Dopo tutti i danni che hanno provocato sanno che gli elettori siciliani li puniranno.

Tra l’altro, i deputati di Sala d’Ercole, da 90, passeranno a 70: se ne deduce che degli attuali ‘inquilini’ di Palazzo Reale – la sede del Parlamento dell’Isola – sono pochissimi quelli che verranno riconfermati. Figuriamoci se questi signori rinunciano a circa 16 mila Euro al mese più ‘ammennicoli’ vari.

Se ne deduce che la mozione di sfiducia a Crocetta – presentata da grillini e centrodestra – farà un terzo buco nell’acqua. Forse le opposizioni di Sala d’Ercole, invece di perdere tempo con le inutili mozioni di sfiducia, farebbero bene a pensare ad altre forme di opposizione. Magari occupandosi di più e meglio della questione finanziaria. Magari facendo conoscere ai siciliani tutti i retroscena dei 10 miliardi di Euro di crediti della Regione che sono stati cancellati con un colpo di spugna proprio da una legge dell’Ars. Oppure opponendosi – in Sicilia e a Roma – allo smantellamento dello Statuto siciliano, con particolare riferimento agli articolo 36 e 37 che l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, vuole sbaraccare.

 

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