Striscia la notizia, i forestali siciliani e la Palermo-Sciacca

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Secondo un servizio andato in onda ieri sera su Striscia la notizia, la manutenzione sulla strada a scorrimento veloce Palermo-Sciacca non si fa perché i soldi del CIPE – circa 87 milioni di Euro – invece di venire impegnati per le manutenzioni stradali, sarebbero stati dirottati per pagare i 24 mila operai della Forestale della Sicilia. Ma ‘sti soldi sono arrivati? E la competenza su questa strada non è dell’ANAS? Che c’entra la Regione?

Ieri sera un servizio sui problemi registrati nelle ultime ore sulla strada a scorrimento veloce Palermo-Sciacca andato in onda su Striscia la notizia ci ha lasciato di stucco. Dopo aver affrontato in modo molto ‘veloce’ (mettiamola così…) i problemi strutturali del viadotto un po’ traballante, i protagonisti della trasmissione sono arrivati alla conclusione che la responsabilità di tutto quello che sta succedendo è dei 24 mila operai della Forestale siciliana. A questa ‘iperbole’ – ricca di ‘intelligenza’ e, soprattutto, di ‘conoscenza’ dei problemi ingegneristici e finanziari – Striscia la notizia è arrivata attraverso un’equazione che non è meno traballante del viadotto in questione: la Regione, invece di utilizzare gli 87 milioni di Euro stanziati dal CIPE per le opere di manutenzione stradale, li sta utilizzando per pagare i 24 mila operai della Forestale. Dunque la responsabilità è degli operai della Forestale…

Intanto va detto che la competenza sulla strada a scorrimento veloce Palermo-Sciacca non è della Regione, ma dello Stato. In pratica, se ne occupa l’ANAS con fondi statali. In ogni caso, abbiamo appreso dai bravi cronisti di Striscia la notizia – che evidentemente sono più informati di noi – che i ‘famigerati’ soldi del CIPE, dei quali il sottosegretario del PD, Davide Faraone, parla da circa sei mesi o forse più, sono arrivati. Insomma, ‘sti soldi che Faraone decanta e millanta da mesi sono finalmente giunti nelle ‘casse’ della Regione e noi non ne sapevamo nulla! E dire che a noi era stato detto che questi benedetti soldi del CIPE non sono ancora arrivati: si vede che ci informano male!

Detto questo, vanno fatte alcune precisazioni, anche per ristabilire la verità dei fatti. Egregi cronisti di Striscia la notizia: i forestali siciliani non li ha mai pagati lo Stato: li ha sempre pagati la Regione siciliana con le tasse dei siciliani. Lo sapete perché quest’anno mancano i soldi per pagarli? Perché i soldi della Regione siciliana se li è presi il governo Renzi. Pensate, cari cronisti di Striscia la notizia: in un anno Renzi & compagni hanno scippato dalle ‘casse’ regionali qualcosa come 9 miliardi di Euro!

Visto che voi siete bravi e avete i mezzi potenti per arrivare in tutta l’Italia, potete fare un bel servizio e raccontare che oggi, a non essere pagati, in Sicilia, non sono solo i 24 mila operai della Forestale siciliana: senza soldi sono rimasti i Comuni dell’Isola (che oggi, per questo motivo, dovrebbero incontrare l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei): senza soldi sono rimaste le ex Province: senza soldi sono quasi tutti gli enti e le società regionali e provinciali. Potremmo continuare con un elenco lunghissimo.

Quello che cerchiamo di dirvi è che certi servizi televisivi, che puntano a mettere gli uni contro gli altri chi oggi è in difficoltà, non servono a molto. Dire, infatti, che gli 87 milioni di Euro invece di essere utilizzati per le opere di manutenzione stradale vengono utilizzati per pagare i forestali, beh, significa mettere gli uni contro gli altri gli operai della Forestale e i lavoratori dell’edilizia. Che poi è il gioco che sta facendo il già citato sottosegretario Faraone per conto del governo di ‘banditi’ del quale fa parte. Dando per scontato – tra le altre cose – che questi benedetti soldi del CIPE siano arrivati.

La verità è che i soldi della Regione siciliana, come già detto, se li è presi il governo nazionale: per rendersene conto, basta leggere il Bilancio della stessa Regione. Quello di quest’anno ancora non c’è: ma leggendo quello del 2015 il ‘furto con destrezza’ operato da Roma sui conti della Regione siciliana appare in tutta la sua vera dimensione: basta saperlo leggere.

Andiamo all’altro problema: il viadotto traballante sulla Palermo-Sciacca. Anche in questo caso, la questione è legata ai soldi che non ci sono più e alle conseguenti, mancate manutenzioni. Il tratto di strada della scorrimento veloce Palermo-Sciacca è stato aperto alla fine degli anni ’90, ma è stato realizzato almeno dieci-dodici anni prima. Vediamo di raccontare, molto sinteticamente, la storia della Fondovalle, cioè del collegamento tra Palermo e Sciacca.

Si tratta di uno degli ‘attraversamenti a pettine’ della Sicilia programmato negli anni ’50 del secolo passato. Il primo tratto di questa strada a scorrimento veloce è stato aperto negli anni ’70, dopo oltre dieci anni di lavori: è il tratto che va dal bivio di Misilbesi (dalle parti di Sambuca) al bivio di Zabbia (una decina di chilometri prima di San Giuseppe Jato, arrivando da Sciacca). Peraltro, questo tratto è stato realizzato male e, quando pioveva, franava. Tant’è vero che è stato rifatto con un nuovo progetto.

Per almeno quindici anni chi giungeva da Sciacca al bivio di Zabbia doveva deviare e passare da San Cipirello e San Giuseppe Jato, per poi scendere a Palermo passando da Giacalone e costeggiando Monreale. Già in quegli anni – siamo nella prima metà degli anni ’80 – il tratto che va dal bivio di Zabbia a Giacalone, per poi proseguire fino a Palermo, congiungedosi con la via Basile, era in costruzione. Sono anni costellati da polemiche, perché gli ambientalisti (che allora c’erano e non erano ‘sensibili’ al potere politico: cosa che purtroppo avviene oggi) erano contrari al viadotto che tagliava Portella della Paglia. Ma il viadotto si fece lo stesso.

Il tratto di strada dove oggi ci sono problemi esiste da allora, cioè da oltre trent’anni! Solo che non veniva ultimato per problemi ‘ambientali’, legati a interessi poco chiari. Tant’è vero che, quando questa strada verrà aperta al traffico – come già detto, alla fine degli anni ’90 – verrà chiamata “Strada della liberazione”: liberazione dalla mafia che in queste contrade, sin dai tempi della banda Giuliano, l’ha sempre fatta da padrona.

Insomma, per dirla in breve, i viadotti che vanno da San Giuseppe Jato fino a Portella della Paglia c’erano già nella metà degli anni ’80: solo che erano incompleti e chiusi al traffico ufficiale. Perché ufficiosamente ci passavano migliaia di automobilisti. E qui vi raccontiamo una ‘guerra’, durata almeno dieci anni, tra gli automobilisti che arrivavano da Sciacca e una piccola collina di terra che impediva l’accesso a questi viadotti già costruiti e lasciati a metà. Questa piccola collina veniva regolarmente spianata – quasi sempre dai camionisti – e gli automobilisti vi passavano lo stesso. Il tragitto faceva risparmiare un sacco di strada, perché si evitava di passare da San Cipirello e San Giuseppe Jato. Percorrendo questi viadotti privi di protezione si arrivava subito a Giacalone e da lì, in dieci minuti, passando dalla circonvallazione di Monreale, si giungeva in corso Calatafimi.

Ogni quindici giorni gli operai ripristinavano la piccola collina chiudendo i viadotti al traffico. Poi arrivavano i camionisti – sostenuti con cori da stadio dagli automobilisti – che spianavano la collina e si passava tutti di nuovo. Per oltre dieci anni si è andati avanti così.

Cosa vogliamo dire? Che questi viadotti, oggi traballanti, sono lì, come già accennato, da oltre trent’anni. E sono sotto ‘osservazione’ da almeno un decennio. L’ANAS, infatti, oggi dice che sono monitorati: e noi ci crediamo. Perché il tratto di questa strada che va da San Giuseppe Jato fino a Palermo, realizzato in buona parte su viadotti, è molto pericoloso e sofferto. Gli incidenti e i morti sono stati tanti. E da una decina di anni, dopo le polemiche, di lavori in corso, in questa strada, se dobbiamo essere onesti, ne abbiamo visti tanti. Però li abbiamo visti, per lo più, nel tratto che va da Palermo a Giacalone: proseguendo verso San Giuseppe Jato non ricordiamo molti lavori in corso.

Detto questo, trent’anni e forse più sono tanti. Servirebbero opere di manutenzione. Ma le risorse finanziarie per la manutenzione di questa e di altre strade sono a carico dello Stato e non della Regione. Della strada a scorrimento veloce Palermo-Sciacca si occupa l’ANAS. Le responsabilità sono del governo Renzi (e di Berlusconi che l’appoggia, al di là delle bugie che racconta). I forestali, cari amici di Striscia la notizia, non c’entrano proprio niente!

 

 

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  • Mi sembra totalmente irrilevante e fuorviante , ai fini del ragionamento, se questa o quella opera pubblica, nello specifico la manutenzione del viadotto X, nella Palermo-Sciacca, sia effettuata con fondi statali anziché regionali.
    È ovvio che ci saranno in ogni caso altre 100 opere che la Regione non potrá più finanziare avendo impiegato i suoi quattrini per foraggiare la folle macchina dei forestali: saranno scuole, o ospedali, o altre strade, questo non importa. I soldi non sono una risorsa "illimitata" e una coperta corta o la tiri da una parte, o la tiri dall'altra.
    Di più.
    Se guardiamo poi al cuore delle cose, è chiaro anche alle pietre che, sotto il profilo in esame, è manifestamente irrilevante - alla sua radice - la distinzione fra fondi regionali, statali o comunali: perché alla fin fine sono sempre fondi che nascono dalle tasse pagate da noi italiani, che puoi spendere in un modo sano o puoi sperperare in modo insano, sottraendo risorse a servizi più utili alla collettività.
    Assumere 30mila forestali, quando 500 basterebbero ed avanzerebbero, non un modo sano di spendere le tasse pagate dai cittadini.
    Scrivere che non lo sia perché la Palermo-Sciacca è pagata dallo Stato e non dalla Regione non mi sembra che fili tanto....

  • " La folle macchina dei forestali ", in effetti siamo arrivati alla follia a criminalizzare gli operai forestali siciliani ai quali vengono addebitati
    tutti gli sprechi possibili e immaginabili.
    Gli operai forestali siciliani non hanno un contratto di lavoro a tempo
    indeterminato essendo il loro un lavoro stagionale in cui ogni operaio
    può fare al massimo 78 giorni l'anno, ripeto al massimo.
    Ci sono tra di loro alcuni che hanno funzione di coordinamento e quindi
    riescono a fare 150 o 100 giorni in un anno a seconda dei compiti svolti.
    Il loro compito e preziosissimo ( al di la delle maldicenze più o meno interessate )
    in quanto la maggior parte di essi interviene nel periodo primavera-estate
    per effettuare lavori di prevenzione incendi, pulitura del sottobosco, piste tagliafuoco, vivai, piantumazione nuove piante ecc. Alla luce del dissesto idrogeologico presente in atto in Sicilia e in altre regioni italiane, la cura e la
    difesa del suolo e del patrimonio boschivo dovrebbe essere una priorità
    nazionale.
    I circa 24 mila forestali siciliani se assunti a tempo indeterminato potrebbero
    scendere a circa tremila persone, in questo caso sarebbero in gran parte dell'anno inutilizzati, la Sicilia non è il Canada o il Trentino Alto Adige, paesi
    citati ad esempio per denigrare questi lavoratori, il clima della Sicilia nei mesi
    estivi non è quello del Canada, un incendio diventa incontrollabile se non si interviene preventivamente e in un periodo ben definito per essere efficace.
    L'articolo mi pare molto esauriente, ma a quanto pare non c'è peggior sordo
    di chi non vuole sentire, ci sono ben altri sprechi e scandali in Italia , che meriterebbero di essere attenzionati, come quello dell'abbandono del sistema viario siciliano da parte dell'anas.

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