Crocetta, l’antimafia e l’operetta

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Ma se davvero la lotta alla mafa è una priorità per il Presidente della Regione,  perché non ha ancora preteso l’attuazione dell’articolo 31 dello Statuto Siciliano che gli darebbe i poteri necessari per tradurre in pratica le sue parole?

Per quelli che non lo sanno.
La struttura, i compiti e l‘organizzazione della Regione sono scritti e consacrati in documento che si chiama Statuto. Non è un documento da poco:ha lo stesso valore e lo stesso peso della Costituzione italiana. Per cambiarne una virgola occorre mettere in piedi un teatrino uguale a quello oggi all’opera per modificare il Senato.

Ottenerlo non è stato né facile,né indolore. Era finita la seconda guerra mondiale, erano tempi bui. Lo Stato, sotto la minaccia di una separazione della Sicilia, cedette.
Lo Statuto è una Carta che crea una piccola nazione. Sulla carta,,però.
Lo Stato cedette, strumentalmente, in malafede e con la riserva mentale non solo di tenersi tante cose che doveva consegnarci ma anche di riprendersi alla prima occasione, di fatto o di diritto, con le buone o con le cattive, quello che considerava il maltolto. E così è andata. Noi ci abbiamo messo del nostro. Qualche volta vi racconterò alcune delle perle dei nostri governanti regionali che hanno causato la perdita di diritti e facoltà e soprattutto di autorevolezza nei confronti dell’Amministrazione statale.
Uno degli articoli più importanti del Statuto è il 31, quello che attribuisce al Presidente della Regione i poteri di polizia. Si, avete capito bene. In Sicilia il Capo della polizia non è il ministro dell’interno ma il Presidente della Regione.
Nessuno mai, né da parte dello Stato né da parte della Regione si adoperò per rendere operativo quell’articolo. La Regione forse per viltà o perché gli ordini romani erano che quel potere doveva restare allo Stato, che dello Statuto se ne faceva un baffo.
Fu un bene? Non lo so. Fu un male? Non lo so. Una cosa però certa. Tutta la responsabilità dell’ordine pubblico restò e ricade sugli organi rimasti statali, la Regione non ha fatto una piega e amen. Un’altra cosa è certa: se la mafia da fenomeno rurale del secondo dopoguerra in 70 anni è diventata una holding in grado di sfidare e ricattare lo Stato e (secondo parte della magistratura ),trattare con i suoi organi la colpa non è della Regione.
Voi mi direte, ma Crocetta che c’entra? C’entra,c’entra …
Il nostro ineffabile presidente ha fatto della lotta alla mafia la sua bandiera. Ovviamente si tratta di una lotta tutta di pensiero, di grandi esempi e di persuasione morale. Proclami, denunce, grida, visite a bimbi malati e tanti simili bei gesti.
Ma secondo me, un uomo della sua tempra, constatato che le forze di polizia, pur mettendocela tutta, senza risparmiarsi, guidate dal Ministro Alfano, proprio non ce la fanno, dovrebbe gettare il cuore oltre l’ostacolo. Dovrebbe non avere pace finché lo Stato non desse attuazione all’art 31 dello statuto. Quindi porsi alla testa delle forze di polizia e sconfiggere definitivamente la mafia.

“Virtù contra a furor prenderà l’arme/
e fia il combatter corto …
Qualcuno mi chiederà: “Ma che ti sei fumato?”

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