La ‘guerra’ tra Crocetta e il PD: tutt’a sciarra è p’a cutra…

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Dopo aver regalato a Roma 5 miliardi di Euro di entrate, Crocetta e il PD debbono finire di ‘spolpare’ quello che resta della Sicilia, sulla pelle di 5 milioni di siciliani. Si litiga per le forniture sanitarie, per la spesa farmaceutica, per gli affari legati agli inceneritori, per l’Irsap e per le ‘attività produttive’…

In questi giorni, dalle parti del governo regionale di Rosario Crocetta, sembra di essere tornati indietro nel tempo: al 2013 e al 2014, quando il presidente e il suo ‘Cerchio magico’ duellavano con la maggior parte dei dirigenti del PD siciliano. Ci sono voluti ben due rimpasti della Giunta per ‘imbarcare’ nel governo prima gli ex democristiani dell’area di Giuseppe Lupo, poi il sottosegretario Davide Faraone (che con l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, controlla i conti della Regione, svuotando le ‘casse’ regionali e portando i soldi dei siciliani al governo Renzi), la Cgil catanese e l’area di Antonello Cracolici. Alla fine, facendo quattro conti politici, sono rimaste fuori dall’esecutivo dell’Isola solo alcune frange del Partito Democratico siciliano. Alla fine, facendo sempre quattro conti politici, Crocetta, il senatore Giuseppe Lumia e Confindustria Sicilia, rispetto a due anni fa, hanno perso molto potere. Ma nel governo e nel partito c’è ancora ‘maretta’. Perché?
Proviamo a descrivere, per sommi capi, quello che succede. Con una premessa: che nelle polemiche di questi giorni che vedono impegnati e contrapposti Crocetta, Faraone, l’ex democristiano Giuseppe Bruno (ennesimo ‘acquisto’ del PD siciliano, partito ormai ‘democristianizzato’ dal peggio della diaspora democristiana degli anni ’90) non c’è nulla di nobile. Si litiga per arraffare le risorse ancora disponibili. Che non sono poche.
Il dato centrale di questa fase di bassa, se non infima politica, è l’ascarismo, ovvero la svendita, a prezzi stracciati, di quello che resta della Sicilia ai ‘padroni’ romani. Ma accanto all’ascarismo la politica siciliana ha ancora alcuni asset della Regione da spolpare. Risorse da togliere a cinque milioni di siciliani per far ingrassare in minima parte alcuni politici dell’Isola e, in massima parte, alcuni politici romani.
Faraone, per esempio, pur essendo un dirigente del PD siciliano, lavora nell’esclusivo interesse dei gruppi romani. Due esempi su tutti: la gestione del Bilancio regionale e la gestione dei rifiuti. Fedelissimo di Renzi, l’attuale sottosegretario è il garante politico siciliano del già citato assessore Baccei e dell’assessore con delega all’Energia, all’Acqua e ai Rifiuti, Vania Contraffatto. Le ‘gesta’ di Baccei sono note. Con la connivenza di un Parlamento siciliano di ‘ascari’, Baccei ha fatto letteralmente sparire dal Bilancio regionale 2015 ben 10 miliardi e 800 milioni di Euro di entrate. Di questi, 5 miliardi di Euro sono stati addirittura cancellati dal Bilancio, pur in presenza di una relazione tecnica – firmata da un dirigente dell’assessorato all’Economia – che, nei fatti, sconsigliava questa manovra temeraria. Gli altri 5 miliardi e 800 milioni di Euro l’assessore Baccei li ha ‘parcheggiati’ tra le entrate del 2017 e del 2018. Pronti, così si dice, per essere cancellati.
Baccei, lo ribadiamo, non ha fatto tutto questo da solo. In sua compagna c’è l’intero Parlamento siciliano. Sì, l’intera Assemblea regionale siciliana – comprese le opposizioni di centrodestra e i grillini – che, almeno fino ad oggi, non hanno contestato all’assessore Baccei la ‘scomparsa’ (cioè la cancellazione malandrina) di 5 miliardi di Euro e il dirottamento sulle improbabili entrate future di altri 5,8 miliardi di Euro. Nella dinamiche parlamentari, si sa, le leggi possono essere approvate anche votando contro (e quindi assicurando non tanto il numero legale in Aula, quanto il numero ‘politico’ nella stessa Aula: perché sarebbe risultato sgradevole far sparire 10,8 miliardi di Euro di entrate dal Bilancio con una legge di assestamento votata da meno della metà dei deputati presenti in Aula!). Non solo. Le leggi possono essere avallate anche uscendo dall’Aula, come hanno fatto i grillini: i quali, alla maniera di Ponzio Pilato, rispetto alle entrate cancellate dal Bilancio, hanno immerso le mani nell’acqua, nell’illusione che nessuno gli rimprovererà mai il fatto politico di non aver scatenato polemiche sulla ‘ripulitura’ temeraria del Bilancio operata dall’assessore Baccei.

Rosario Crocetta e Alessandro Baccei

Insomma, Baccei e Faraone si occupano delle operazioni macro-ascare (dove l’ascarismo, ovviamente, è rivolto a Faraone, non certo a Baccei che, da buon toscano-renziano, toglie i soldi a 5 milioni di siciliani per portarli allo stesso Renzi). E gli altri che fanno? Notevole anche la signora Vania Contraffatto, magistrato prestata alla politica. Appena insediata ha promesso la raccolta differenziata dei rifiuti. Oggi l’assessore Contraffatto ci delizia con le sue tesi sugli inceneritori di rifiuti. Siamo tornati al cuffarismo spinto, insomma. Agli anni in cui il governo Cuffaro – per la cronaca, primi anni del 2000 – programmava quattro termovalorizzatori made in Sicily che poi verranno ‘cassati’ dalla magistratura europea per appaltismo strabico: gare italiane (molto italiane, se la vogliamo dire tutta…) al posto dei bandi europei.
Oggi ci vorrebbe riprovare l’assessore Contraffatto. O meglio, i potentati che stanno dietro al governo Renzi. Una scena quasi comica, se si pensa che questi inceneritori vengono presentati come la risoluzione dell’emergenza rifiuti della Sicilia. Peccato che la cosiddetta emergenza rifiuti della Sicilia non abbia nulla, ma proprio nulla a che spartire con gli inceneritori. La cosiddetta emergenza rifiuti della nostra Isola è legata al fatto che i rifiuti, in molte città dell’Isola, rimangono pere giorni e giorni lungo le strade. Perché? In primo luogo perché la Regione non ha più i soldi per pagare le 13 mila o giù di lì assunzioni clientelari operate negli anni passati dagli ATO rifiuti. In secondo luogo perché la Regione siciliana, dal 2008 ad oggi, non ha mai puntato sulla raccolta differenziata dei rifiuti, privilegiando le discariche. E anche se le inchieste giudiziarie hanno bloccato alcune discariche, quelle rimaste aperte possono ancora accogliere tanta immondizia.
Sia chiaro: le discariche sono una follia. E le scelte degli ultimi tre governi regionali, in materia di gestione dei rifiuti, sono state folli. Perché riempire il sottosuolo di rifiuti inquinando aria, terreni e falde idriche, o bruciare gli stessi rifiuti inquinando l’aria e riducendo di due terzi il problema delle masse da smaltire (ricordiamo che da 100 chilogrammi di rifiuti si producono 35 chilogrammi di ceneri che debbono poi essere smaltite) sono pratiche demenziali. Ma dire – come cercano di farci credere il governo nazionale e il governo regionale – che gli inceneritori “alleggeriscono” l’emergenza rifiuti della Sicilia è una fesseria. Anzi, una doppia fesseria. In primo luogo, perché per realizzare un inceneritore passano da cinque a dieci anni e quindi non si affronta l’emergenza. In secondo luogo perché, come già accennato, oltre a inquinare l’ambiente con i fumi, gli inceneritori producono ceneri che, come già accennato, dovrebbero essere poi smaltire.
La verità è che il governo nazionale deve utilizzare la Sicilia per ‘chiudere’ l’operazione inceneritori: soldi per la compravendita dei terreni (cose ‘turche’ che già abbiamo visto ai tempi di Cuffaro e che i democristiani-renziani vorrebbero replicare, sempre in Sicilia, forse perché allora tutto – almeno sotto il profilo giudiziario – filò liscio…), soldi per la realizzazione delle opere, e poi appalti, appalti e ancora appalti.
Fatti sempre i quattro conti – in questo caso, oltre che politici, anche economici – la Sicilia, con Baccei, Faraone e Vania Contraffatto, ha tutto da perdere e nulla da guadagnare. Ma grazie a questi tre soggetti c’è chi, sulla pelle di 5 milioni di siciliani, ha già guadagnato (il governo Renzi, al quale la Sicilia ha già ‘regalato’ buona parte dei 5 miliardi di entrate cancellate: si trattava, infatti, in buona parte di soldi che lo Stato avrebbe dovuto versare alla Regione). E c’è chi – il riferimento è ai ‘Signori degli inceneritori’ – aspetta di guadagnare una barca di soldi con quest’operazione. Che verrà presentata come “necessaria” per la Sicilia, ma dove la Sicilia sarebbe solo il mezzo per fare arricchire non-siciliani.
Fine della storia? No. Tra il ‘Cerchio magico’ di Crocetta e il PD la ‘battaglia’ in corso riguarda altri asset che possono, anzi che devono ancora essere ‘spolpati’. Per esempio, tutto il capitolo delle forniture sanitarie. Bene o male, fino a prima delle dimissioni di Lucia Borsellino dall’assessorato regionale alla Salute, le forniture alle Aziende sanitarie provinciali e alle Aziende ospedaliere erano un appannaggio del governo. Ma oggi, vuoi per l’oggettivo indebolimento di Confindustria Sicilia (il presidente Antonello Montante finito sotto inchiesta per mafia), vuoi perché l’assessorato alla Salute è finito al PD (Baldo Gucciardi, altro ex democristiano), i ‘giochi’ si sono riaperti. E sono giochi ‘pesanti’.
Leggendo i giornali ci accorgiamo che gli uffici dell’assessorato alla Salute sono impegnati a ridurre i sevizi ai cittadini. Chiusura di reparti, chiusura dei Punti nascita, chiusura, di fatto, di interi ospedali: questo lo schema portato avanti dal governo Crocetta. Perché questi nuovi tagli ai servizi sulla pelle di 5 milioni di siciliani che, di fatto, hanno pagato e continuano a pagare la sanità pubblica più di quanto viene pagate dai cittadini di altre Regioni italiane?
Due i motivi. Il primo motivo è che lo Stato – cioè il governo Renzi – che dei 9 miliardi e rotti teorici che si spendono in Sicilia ogni anno per la sanità dà solo 2,2 miliardi di Euro, non vuole dare alla Sicilia nemmeno questi. Il secondo motivo – legato al primo – è che i tagli voluti da Roma non debbono assolutamente mettere in discussione i soldi della sanità pubblica che finiscono alla politica. Insomma, per dirla in modo crudo, le ‘operazioni’ sulle forniture sanitarie e sulla spesa farmaceutica non possono essere messe in discussione.

Risultato: i siciliani si debbono ‘sacrificare’: meno servizi sanitari per ‘alleggerire’ il governo Renzi e per continuare ad ‘alimentare’ la politica. E pazienza se gli imprenditori siciliani, proprio per pagare la sanità, pagano l’IRAP più salata d’Italia. In fondo (molto in fondo), dovrebbero essere contenti: con i loro soldi risolvono una parte dei problemi del governo Renzi e ‘sostengono’ la politica siciliana…
Un altro elemento di scontro tra il PD e Crocetta con il suo ‘Cerchio magico’ è la gestione dell’assessorato alle Attività produttive. Non delle attività produttive, ma dei soldi che vengono gestiti da questa branca dell’amministrazione: i fondi europei prossimi venturi, le missioni imprenditoriali e, soprattutto, il controllo dell’IRSAP (leggere i vecchi Consorzi Asi con anessi e connessi).
Insomma, ‘alta politica’ politica, quella che in questi giorni vede contrapposti Crocetta, Lumia, Faraone e compagna bella…

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