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“La maggioranza dei migranti in Libia non chiede di arrivare in Europa e in Italia ma di essere riportata a casa”/ MATTINALE 865

  • La testimonianza del registra Michelangelo Servegnini il cui film “L’urlo” è stato censurato al festival napoletano dedicato ai diritti umani perché racconta – con testimonianza inoppugnabili – una verità opposta a quella che ci raccontano da dieci anni   
  • “La maggior parte di loro arriva in Libia dietro raggiro, attraverso un sofisticato sistema di tratta di esseri umani”. Solo uno su 18 arriverà in Italia, gli altri rimangono in Libia dove vengono trattati come schiavi 
  • “Le milizie non hanno fermato la migrazione, l’hanno aumentata. Il loro vero scopo è portare questi ragazzini in Libia per farli diventare schiavi e sottoporli impunemente a tortura a scopo di estorsione, in combutta con le mafie subsahariane”
  • Le dichiarazioni del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, Carmelo Zuccaro, di qualche anno fa

La testimonianza del registra Michelangelo Servegnini il cui film “L’urlo” è stato censurato al festival napoletano dedicato ai diritti umani perché racconta – con testimonianza inoppugnabili – una verità opposta a quella che ci raccontano da dieci anni   

Siamo da anni a conoscenza di inquietanti stranezze che caratterizzano il traffico di migranti tra l’Africa e l’Europa. Ma le dichiarazioni rilasciate in queste ore dal registra Michelangelo Servegnini al quotidiano on line DiariodelWeb.it vanno al di là della nostra immaginazione. Il registra racconta la censura del suo film L’urlo da parte dei protagonisti delle ONG. Già il fatto che ci sia la censura, che a un regista o a uno scrittore venga impedito di esprimere il proprio punto di vista è un fatto gravissimo che sa tanto di metodi fascisti. Vero è che il tempo che stiamo vivendo tra guerre, cure imposte con la forza, elezioni ‘taroccate’ non annuncia nulla di buono. Ma imporre il silenzio agli intellettuali, lo ribadiamo, è atteggiamento tipico delle tirannidi. I fatti che raccontiamo si svolgono a Napoli, che non è mai stata una città intollerante. Eppure nel cartellone del festival napoletano dedicato ai diritti umani la proiezione del film di Servegnini è stato bloccato dopo venti minuti. Perché tanta intolleranza? Perché il film, sul dramma dei migranti, racconta una storia diversa da quella che, da oltre dieci anni e forse più, viene raccontata non solo in Italia – baricentro di chi gestisce il traffico di persone – ma in tutto il mondo. A parlare e a illustrare il suo punto di vista, frutto di anni di studio del fenomeno, è lo stesso Servegnini che, peraltro, è anche autore del libro autore Senza speranza senza paura. Per la cronaca, il film è stato girato prima dell’esplosione della pandemia, mentre il libro è stato dato alle stampe due mesi fa.

 

“La maggior parte di loro arriva in Libia dietro raggiro, attraverso un sofisticato sistema di tratta di esseri umani”. Solo uno su 18 arriverà in Italia, gli altri rimangono in Libia dove vengono trattati come schiavi 

Il registra racconta di essere in contatto, da quattro anni, con fonti primarie della Libia: “Mentre le ONG e il mondo dell’informazione no – precisa Servegnini -. Da quattro anni raccolgo e pubblico messaggi vocali, video, fotografie ricevuti attraverso i social dai migranti. Li ha pubblicati Der Spiegel, persino Saviano sul Corriere della Sera. Dal punto di vista giornalistico nessuno ha mai potuto mettere in discussione il mio materiale” Ma allora, se dal punto di vista giornalistico non ci sono problemi cosa contestano i protagonisti delle navi targate ONG? “Loro sostengono che le cose le sanno meglio perché sono in mare. Ma se tu parli con una persona che sta affogando, con l’acqua alla gola, è ovvio che questa possa chiedere solo di essere salvata. Ma se ci parli direttamente quando ancora sono in Libia, ti raccontano tutta un’altra storia. Lì è scattato il cortocircuito, di fronte a una sala gremita di sostenitori delle ONG. Peraltro in questo periodo erano già avvenuti altri episodi, anche se mai di questa gravità. Mi era già capitato di non essere invitato, di essere emarginato, di essere censurato o tenuto fuori dalla mischia. Proprio perché i contenuti di questa ricerca non solo mettono in crisi le narrazioni delle ONG, ma provengono dagli stessi migranti”. Siamo arrivati al punto centrale di questa storia. Dice sempre il registra. “La maggioranza dei migranti in Libia non chiede di arrivare in Europa, in Italia, ma di essere riportata a casa. Sembrerebbe inspiegabile, secondo la consueta narrazione, ma bisogna scendere in profondità nelle storie di questi ragazzi per capirlo. La maggior parte di loro arriva in Libia dietro raggiro, attraverso un sofisticato sistema di tratta di esseri umani. Raccontano loro che raggiungeranno l’Europa in tre mesi, invece dopo quattro anni si ritrovano ancora bloccati in stato di schiavitù. Solo uno su diciotto sbarca effettivamente in Italia, gli altri diciassette non ci approderanno mai“.

 

“Le milizie non hanno fermato la migrazione, l’hanno aumentata. Il loro vero scopo è portare questi ragazzini in Libia per farli diventare schiavi e sottoporli impunemente a tortura a scopo di estorsione, in combutta con le mafie subsahariane”

A questo punto una domanda è d’obbligo: chi è stato raggirato e, magari, vuole tornare nel proprio Paese di origine, perché non lo fa? Lo spiega nell’intervista lo stesso regista: “Sulle loro gambe non possono farlo perché di mezzo c’è il deserto del Sahara. E le mafie non forniscono il servizio a ritroso. L’unica è che qualcuno li carichi su un aereo, come ad esempio l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, che ha rimpatriato 60 mila migranti negli ultimi cinque anni, con voli volontari e gratuiti. Ma le stesse autorità di Tripoli non li autorizzano troppo volentieri, perché hanno bisogno di mantenere una costante forza lavoro gratuita di neri africani”. Morale: queste persone, una volta raggirate, nella stragrande maggioranza dei casi restano in Libia per essere sfruttate. A questo punto l’intervistatore chiede: “Aspetti, sta dicendo che non è vero che le milizie di Tripoli fermano i migranti, come ci viene raccontato?”. Agghiacciante la risposta di Servegnini: “Non è affatto così. Al contrario, li sfruttano. Per questo dico che le milizie non hanno fermato la migrazione, l’hanno aumentata. Il loro vero scopo è portare questi ragazzini in Libia per farli diventare schiavi e sottoporli impunemente a tortura a scopo di estorsione, in combutta con le mafie subsahariane”. Il regista racconta che tutto questo avviene nella Tripolitania, che rappresenta il 20% del territorio libico controllato da gruppi armati. Mentre il resto della Libia è uno Stato sovrano con un Parlamento eletto dai cittadini e un Governo. Per il regista oggi non c’è una grande informazione, né sulla Libia, né sulle vere cause delle migrazioni. “Ci hanno portato a parlare dei poveri cristi che muoiono in mezzo al mare, così ci siamo dimenticati della vera storia: le cause politiche. Noi abbiamo finanziato queste milizie perché saccheggino ogni anno il 40% del petrolio libico. Ma in realtà i migranti danno anche un’altra risposta”. Amare le conclusioni di Servegnini: “Mi sono reso conto che la realtà sul campo in Libia è completamente capovolta rispetto a quanto è stato raccontato in Europa e in Italia negli ultimi dieci anni. Allora, se è possibile depistare completamente un intero Continente su un fatto così grave, a quel punto ci possiamo permettere di tutto. Il controllo del consenso è peggiore rispetto a un regime totalitario. Questa è la mia conclusione (qui trovate per esteso l’articolo di DiariodelWeb).

 

Le dichiarazioni del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, Carmelo Zuccaro, di qualche anno fa

La memoria ritorna alle dichiarazioni rilasciate nel 2017 dal procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, Carmelo Zuccaro: “A mio avviso alcune ONG potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune ONG finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi. Se l’informazione è corretta, questo corto circuito non si può creare salvo per effetto di persone che vogliono creare confusione”. Ancora Zuccaro qualche tempo dopo: “Le ONG fanno parte di un sistema profondamente sbagliato, che affida la porta d’accesso all’Europa a trafficanti che sono criminali senza scrupolo. Questo è l’aspetto sbagliato delle cose che non risponde né a senso di umanità né di solidarietà. E non parlo di inchieste in corso, non lo farei con i giornalisti, ma di un fenomeno generale. È necessario che non sia questo, che venga interrotto questo tipo di canale di afflusso e che invece nei Paesi che sono direttamente coinvolti dalle partenze di questi migranti si aprano degli hot spot nei quali si possa effettivamente fare un primo esame delle richieste e poi dividere le varie quote secondo ovviamente le esigente e le disponibilità dei Paesi europei. Se non combattiamo il traffico dei migranti non riusciremo mai a debellare un fenomeno che sta avendo effetti devastanti di corruzione anche in Paesi ovviamente meno strutturati, parlo della Libia e non solo della Libia purtroppo”.

Foto tratta da L’Antidiplomatico 

 

 

 

 

 


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