Giusto celebrare Borgo Parrini, ma noi vogliamo ricordare il Piano colore di Aurelio Pes

Giusto celebrare Borgo Parrini, ma noi vogliamo ricordare il Piano colore di Aurelio Pes
9 ottobre 2020

Una ventina di anni fa Aurelio Pes, scrittore, letterato, profondo conoscitore dell’arte e della storia della Sicilia – allora lavorava presso l’assessorato regionale ai Beni culturali – aveva elaborato un progetto molto interessante: il Piano colore. Se la politica siciliana del tempo l’avesse seguito, oggi tante aree della nostra Isola avrebbero un altro volto. E forse riscuoterebbero l’interesse di Borgo Parrini  

La notorietà che si va conquistando Borgo Parrini, piccola frazione di Partinico, in provincia di Palermo, un piccolo caseggiato abbandonato fino agli anni ’70 del secolo passato e rinato con le forme del Gaudì, con colori sgargianti ci ha fatto tornare in mente una storia siciliana di una ventina di anni fa che ha come protagonista Aurelio Pes, scrittore, letterato, profondo conoscitore della cultura, dell’arte e della storia della Sicilia (nella foto sotto).

La Regione siciliana, allora, aveva la fortuna di avere tra i suoi dipendenti Aurelio Pes, che lavorava presso l’assessorato ai Beni culturali. In quegli anni questo straordinario personaggio elaborò un progetto che la politica siciliana dell’epoca non capì e non si sognò nemmeno di approfondirlo: il Piano colore.

Sappiamo tutti qual è la condizione urbanistica di ampie parti della Sicilia. Noi siciliani – o almeno chi trova il tempo di osservare e riflettere su tali argomenti – sa benissimo che nella nostra Isola, accanto a splendide e irripetibili testimonianze del passato e a tesori ambientali (si pensi ai Parchi e alle Riserve naturali, aree in alcuni casi sono mal gestite), ci sono anche espressioni del ‘dolore degli occhi’: coste ‘cementificate’, intere cittadine che si sono allargate all’insegna dell’abusivismo, insomma brutture senza fine.

Aurelio Pes aveva immaginato un Piano colore anche (ma non soltanto) per tentare un recupero delle zone trasandate della Sicilia all’insegna del bello, utilizzando i colori.

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo subito appoggiato tale idea: ma noi eravamo nessuno. Un po’ di speranza, in verità, si materializzò quando all’assessorato regionale ai Beni culturali arrivò Fabio Granata, politico che proveniva da una destra siciliana illuminata.

Fu la volta buona? Ma quando mai! Era il 2002 quando chi scrive, una sera, a cena, parlò di questo progetto all’onorevole Nino Croce, politico di grande sensibilità scomparso una decina di anni addietro. Allora Croce ricopriva la carica di presidente della Commissione Bilancio e Finanze dell’Assemblea regionale siciliana.

Qualche giorno dopo ci siamo rivisti. Ci disse:

“Ne ho parlato in una riunione politica. Mi hanno risposto che non è una priorità. Ho insistito un po’. Mi hanno guardato con sufficienza”.

A noi l’idea di Aurelio Pes piaceva tantissimo. Ne parlammo anche con altri parlamentari. Ma non ci fu verso. Qualche anno prima il Governo regionale di Giuseppe Provenzano aveva posto in liquidazione gli Enti economici regionali storici della Sicilia: EMS, ESPI e AZASI. Quando si chiuse la legislatura, nel 2001, ci fu la promessa solenne:

“Mai più clientelismo con le società regionali”.

Quando si aprì la nuova legislatura, tutta la politica siciliana di quegli anni, di maggioranza e di opposizione (governava il centrodestra e il centrosinistra fingeva di fare opposizione), era impegnatissima a costituire nuove società regionali (tutte spa, così si poteva assumere personale a iosa senza concorsi, a spese della Regione) da riempire con i pecari in cambio di voti.

Che se ne dovevano fare i politici siciliani di quegli anni del Piano colore? Ricordiamo di aver giocato anche la carta che va sempre al cuore della vecchia politica-politicante della Sicilia: la sanatoria edilizia!

Provammo a illustrare che, con il Piano colore – proprio in forza della dimensione artistica ed estetica del progetto – si sarebbe potuto provare a recuperare una parte – non tutto – del costruito fuori legge.

Ma, anche in questo caso, solito buco nell’acqua.

Oggi leggiamo che i tanti visitatori di Borgo Parrini vengono colpiti piacevolmente non soltanto dalle forme che si ispirano al grande genio catalano (ci riferiamo sempre a Gaudì), ma anche dai colori. E con disappunto pensiamo a quante zone ‘cementificate’ della Sicilia si sarebbero potute recuperare all’insegna del bello.

Non è facile creare qualcosa di bello in Sicilia mettendolo a disposizione di tutti. C’è riuscito in parte Antonio Presti, il grande mecenate della Fiumara d’Arte, ma a sue spese, subendo anche processi.

Complicata, la Sicilia e ancora più complicati i siciliani, come aveva capito benissimo Scipio di Castro negli “Avvertimenti a Marco Antonio Colonna quando andò Vicerè in Sicilia…

Foto tratta da grenMe

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