Il grano duro, i prezzi, la produzione mondiale in discesa, il glifosato e la battaglia sulla CUN in corso/ SERALE

Il grano duro, i prezzi, la produzione mondiale in discesa, il glifosato e la battaglia sulla CUN in corso/ SERALE
28 settembre 2020

Facciamo il punto della situazione sul grano duro nel Sud Italia e in Sicilia (per noi il grano duro del Nord Italia è una ‘aporia agronomica’…) a partire dallo scenario mondiale. Dove, come scrive Mario Pagliaro, la produzione si riduce. Ma la battaglia a tutela di produttori e consumatori è ancora lunga e dura, tant’è vero che in Puglia gli agricoltori sono in rotta di collisione con industriali e commercianti. La difficile battaglia sulla CUN che il Nord Italia cercherà di controllare 

Un post su Facebook di Mario Pagliaro, chimico, ricercatore presso il CNR e appassionato di climatologia, torna a fare previsioni sul prezzo del grano duro:

“Il #Pakistan cancella la gara per la fornitura di svariate centinaia di migliaia di tonnellate di #grano: tutte e 3 le offerte vengono ritenute a prezzo #esorbitante. Fra poche settimane il Paese dovrà scegliere se comprare grano e sfamare la popolazione, o definanziare vasti settori della sua economia. Il prezzo del grano ha già raggiunto livelli eccezionali. E adesso, con l’Europa e l’intero emisfero Nord sotto la #neve il 26 di Settembre, volerà a livelli insostenibili per la gran parte dei Paesi che non lo producono o che, come l’Italia, hanno perso la capacità di coprire il loro #fabbisogno”.

Pagliaro è stato uno dei pochi, in tempi non sospetti, ad affermare, dopo quattro anni di stasi, che il prezzo del grano duro sarebbe aumentato. Il suo è uno discorso che riguarda la produzione di grano duro di tutto il Pianeta, perché si basa sull’andamento climatico. Le sue previsioni sono andate bene anche per il Sud Italia, anche se con un andamento altalenante.

Ricordiamo che fino alla scorso anno il prezzo del grano duro del Sud Italia e della Sicilia non si è ‘schiodato’ da 18-20 euro al quintale. Quest’anno, invece, il prezzo è andato su, con punte di 28-30 euro al quintale. Anche se negli ultimi giorni, nella piazza di Foggia – il mercato di grano duro più importante d’Italia – le polemiche sono roventi, perché i commercianti e gli industriali – che hanno già ottenuto un ribassamento del prezzo – chiedono ulteriori ribassamenti del prezzo.

La risposta degli agricoltori è stata picche e, ormai, lo scontro tara agricoltori da una parte (sostenuti dalle organizzazioni agricole) e commercianti e industriali dall’altra parte prosegue senza sosta (come potete leggere in questo articolo). Su questo argomento torneremo alla fine di questo articolo.

Proviamo adesso a illustrare qual è l’andamento del mercato del grano duro nel mondo e in Italia. E lo facciamo citando un articolo di Terra e Vita dello scorso 10 Settembre.

LA PRODUZIONE MONDIALE – “L’IGC (International Grains Council) – leggiamo su Terra e Vita – stima per il 2020 una produzione mondiale di 34,3 milioni di tonnellate, in leggero aumento rispetto all’anno precedente (+2%), soprattutto per le maggiori semine in Nord America. Ciononostante la produzione rimarrà al di sotto della media quinquennale, a causa dei raccolti inferiori alla media in Nord Africa e nell’Ue. La produzione mondiale di grano duro degli ultimi due anni è inferiore rispetto ai consumi, che sono stimati a 35 milioni di tonnellate. Questa situazione è una novità dopo 4 campagne (2015/16 – 2018/19) in cui la produzione era stata costantemente superiore ai consumi e le scorte erano abbondanti”.

Insomma, i prezzi del grano duro, nel mondo, sono aumentati. All’inizio c’è stata un’impennata, poi i prezzi si sono lievemente abbassati. Anche se in Puglia, come già accennato, commercianti e industriali cercano in tutti i modi di fare abbassare il prezzo ancora di più.

E in Sicilia? Il prezzo del grano duro, nella nostra Isola, non è mai andato oltre i 25-26 euro al quintale.

Torniamo alla situazione nel mondo:

“La produzione di grano duro – leggiamo sempre su Terra e Vita – è stimata in leggera diminuzione nell’Unione europea (-4%), in aumento in Canada (+22%) per effetto delle maggiori semine, mentre si registra una forte diminuzione in Nord Africa. La diminuzione delle produzioni in Europa deriva da una sostanziale stabilità delle superfici investite e da una leggera diminuzione delle rese. Nell’Unione europea la superficie e la produzione di grano duro si concentra per oltre il 50% in Italia (1,2 milioni di ettari e 3,8 milioni di tonnellate), a seguire la Francia, la Spagna e la Grecia. L’Europa aumenta il proprio deficit di grano duro e sarà costretta ad aumentare le importazioni. Anche l’Italia importa annualmente circa 2 milioni di tonnellate, in parte dal resto dell’Ue, ma per la maggior parte dal mercato extracomunitario”.

Questo dato – e cioè che l’Italia importa ogni anni 2 milioni di tonnellate di grano duro dall’estero – ci dice matematicamente che non tutta la pasta industriale italiana è prodotta con grano duro italiano: tanto che alcuni marchi, nel promuovere la propria pasta, dicono che la loro pasta è prodotta anche con il grano duro statunitense (Desert Durum).

IL GRANO DURO IN ITALIA – E in Italia qual è la situazione? “La superficie italiana a grano duro – leggiamo ancora di Terra e Vita – nell’ultima campagna agraria 2019/2020 è stabile a 1,23 milioni di ettari (dati Istat). Dopo tre anni di diminuzione, soprattutto a causa dei bassi prezzi di mercato, le semine di grano duro si sono stabilizzate ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio; ciononostante il grano duro rimane la principale coltura italiana a seminativo. I bassi prezzi dell’ultimo triennio non hanno fatto crollare le superfici, anche per effetto della scarsa convenienza economica delle colture alternative (mais, sorgo, girasole, leguminose da granella). Il 73% della superficie a grano duro si concentra nel Sud Italia, soprattutto in Puglia (28%) e in Sicilia (22%). Segue il Centro Italia con il 21% e il Nord con il 6% . Il Nord Italia, comunque, grazie alle migliori rese, raggiunge il 12% della produzione nazionale”.

Su quest’ultimo punto – le maggiori rese del grano duro nel Nord Italia – ci piacerebbe conoscere anche le caratteristiche organolettiche di questo grano e se, eventualmente, ci sono problemi di micotossine (leggere effetti dell’umidità) e – sempre eventualmente – come vengono affrontati tali problemi.

I dati ufficiali raccontano che, in Italia, quest’anno, la produzione di grano duro si è attestata intorno a 3,7 milioni di tonnellate, contro i 3,9 milioni di tonnellate dello scorso anno. Questo a fronte di un fabbisogno dell’industria molitoria di poco più di 5,8 milioni di tonnellate.

La differenza tra 5,8 milioni di tonnellate e 3,7 milioni di tonnellate dovrebbe essere il quantitativo di grano duro importato dall’Italia.

“Il bilancio nazionale di autoapprovvigionamento di grano duro – scrive Terra e Vita – rimane deficitario; l’offerta nazionale è insufficiente a soddisfare il fabbisogno interno ed obbligano la dipendenza delle industrie di prima e seconda trasformazione per il 38% della materia prima da altri Paesi (circa 2,2 milioni di tonnellate di importazione)”.

LE NAVI CARICHE DI GRANO DURO ESTERO – C’è un passaggio dell’articolo di Terra e Vita a nostro avviso importante:

“Nonostante una produzione più bassa dei consumi, il mercato mondiale del grano duro ha risentito ancora delle consistenti scorte degli anni precedenti, che ha condizionato anche il mercato nazionale”.

In effetti, quest’anno, nonostante la pandemia di Coronavirus, tante navi cariche di grano duro estero sono arrivate nei porti pugliesi e siciliani. Manovra degli industriali per ridurre il prezzo del grano duro del Sud Italia e della Sicilia. Ma anche ennesima dimostrazione che, in Italia, i derivati del grano duro non sono prodotti con solo grano duro italiano!

IL FUTURO – “I prezzi di mercato del grano duro nei prossimi mesi – conclude Terra e Vita – sono segnati, come già detto, da una diminuzione dell’offerta e delle scorte. Le previsioni dei prezzi saranno fortemente influenzate dai dati finali sui raccolti nordamericani (Canada e Usa) che, al momento (agosto 2020), si annunciano di buon livello. Il calo dell’offerta mondiale di grano duro rappresenta un fattore fondamentale per la tenuta dei prezzi”.

Insomma, alla fine i prezzi del grano duro dovrebbero crescere. Ma, come sottolineato, non è così in Italia, dove commercianti e industriali non sembrano molto contenti. In particolare, gli industriali vorrebbero poter produrre pasta con il grano duro italiano, perché il mercato, oggi, chiede questo (non sono solo i consumatori italiani a chiedere pasta prodotta con il grano duro dell’Italia del Sud e della Sicilia, ma anche i consumatori di altri paesi del mondo.

ETICHETTE ANCORA POCO CHIARE – Nessuno, insomma, vuole la pasta prodotta con il grano duro che contiene glifosato e, magari, micotossine DON. Ed è meno facile, rispetto al passato, ingannare i consumatori. L’obbligo di segnalare nelle etichette l’origine del grano duro con il quale è prodotta la pasta ha cominciato a produrre qualche effetto, anche se le informazioni sono carenti.

Le dizioni pasta prodotta con “Grano duro Ue” e pasta prodotta con “Grano duro extra Ue” servono fino a un certo punto. Certo, nel secondo caso – pasta prodotta con “Grano extra Ue” – i consumatori possono scegliere di non acquistarla: e spesso così è, tant’è vero, come già ricordato, che qualche grande marchio di pasta industriale, fa sapere che produce pasta, oltre che con il grano duro italiano, anche con il grano duro di California e Arizona, cioè con il Desert Durum, considerato uno dei migliori grani duri del mondo, insieme con il grano duro del Sud Italia.

Resta il problema della pasta prodotta con il “Grano duro Ue”. Con tutto il rispetto, infatti, non c’è categoria tra il grano duro francese o del Nord Italia con il grano duro del Sud Italia e della Sicilia: quest’ultimo ha una qualità di gran luna superiore.

LA BATTAGLIA SULLA CUN – Torniamo, così, a una battaglia che va avanti da tre anni, da quando è stata approvata la legge sulla CUN grano duro, la Commissione Unica Nazionale che dovrebbe porre fine alle speculazioni al ribasso sul prezzo del grano.

Non dobbiamo dimenticare che il prezzo del grano duro italiano – che per il 50% e oltre è pugliese e siciliano – quest’anno, dopo quattro anni di speculazioni al ribasso, è cresciuto. Ma ci sono pressioni fortissime per tenerlo basso da parte di commercianti e industriali.

In questi giorni si stanno raccogliendo tra i produttori di grano duro le deleghe per dare il via alla Commissione Unica Nazionale sperimentale per il prezzo del grano duro. La battaglia è solo all’inizio, perché commercianti e industriali vogliono sì il grano duro del Sud Italia e della Sicilia, ma vogliono essere loro a decidere il prezzo.

E qui c’è tutta una contraddizione economica tutta italiana: da un lato la produzione di grano duro mondiale in diminuzione (e quindi, secondo la legge della domanda e dell’offerta il prezzo dovrebbe salire); ma commercianti e industriali vogliono i prezzi bassi.

La CUN dovrebbe monitorare il volume degli scambi e, in base a questi, fissare il prezzo. A questo punto bisognerà capire dove avrà sede la CUN e come verrà gestita.

A nostro avviso, la sede della CUN non potrà che essere in Puglia o in Sicilia. E sarebbe bene che non ci siano le sole organizzazioni agricole tradizionali nella gestione, ma anche altri soggetti, se non altro perché ci sono organizzazioni professionali che, proprio sul grano duro…

QUI L’ARTICOLO DI TERRA E VITA

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