L’Italia dopo il referendum: tutto peggio di prima con il Sud e la Sicilia sempre più abbandonati/ MATTINALE 447

L’Italia dopo il referendum: tutto peggio di prima con il Sud e la Sicilia sempre più abbandonati/ MATTINALE 447
22 settembre 2020

Adesso gli attuali parlamentari approveranno una nuova legge elettorale. Ripristineranno il voto di preferenza? Non ci crediamo. E’ più probabile che ‘blindino’ il prossimo Parlamento con la solita maggioranza di liste bloccate. Grillini e Renzi sempre più irrilevanti. Intanto l’economia italiana andrà alla deriva grazie anche alla seconda ondata di Coronavirus. E il Sud e la Sicilia? Verranno ulteriormente penalizzati 

Come tanti nostri lettori sanno, noi de I Nuovi Vespri non siamo mai stati ‘innamorati’ di questo referendum sul taglio dei parlamentari. Abbiamo scritto più volte che è una vicenda politica tutta italiana e tutta interna all’incontro-scontro tra PD e Movimento 5 Stelle. Per la prima parte del nostro ragionamento – considerare il referendum un fatto italiano e non siciliano – abbiamo ricevuto tante critiche.

Alla fine anche noi siamo andati a votare, anche se di malavoglia: e abbiamo votato No. Immaginavamo un esito diverso? Certo, ci sarebbe voluto un mezzo miracolo: e noi abbiamo sperato in un mezzo miracolo. E il motivo è semplice: perché una vittoria del Sì, come gli italiani proveranno sulla propria pelle, porterà ad altre riforme – a cominciare da una nuova legge elettorale – con una riduzione degli spazi di democrazia.

PER LA SICILIA NON CAMBIERA’ NULLA – Noi siamo andati a votare, certo, ma ribadiamo un concetto: per la Sicilia – che è l’unica cosa che ci interessa – non cambierà niente. Cerchiamo di essere onesti: veramente c’è qualcuno che pensa che gli attuali parlamentari nazionali eletti in Sicilia rappresentano la Sicilia e fanno gli interessi della Sicilia? 

Il fatto che si ridurrà il numero dei parlamentari nazionali eletti in Sicilia non avrà alcun effetto: la Sicilia abbandonata è oggi dallo Stato e abbandonata continuerà a restare. La situazione, lo ribadiamo, sarà sempre la stessa. Non è in questa Italia – oggi più che mai alla deriva – che la Sicilia troverà la soluzione ai suoi problemi.

La vicenda dei migranti è emblematica: l’assalto a Lampedusa e alla Sicilia, da parte dei migranti, si è fermato per una decina di giorni, per non appesantire l’attuale Governo nazionale a ridosso del voto. Ma già da ieri sono ripresi gli sbarchi di migranti, che dureranno fino a metà Novembre a ritmi serrati, per ridursi solo durante l’inverno.

Ci saranno problemi in Italia? Certamente. Come scriviamo spesso, la legge costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari è stata approvata dal 97% degli attuali deputati della Camera e dagli attuali senatori. Che poi, in massima parte, si sono pentiti di averlo fatto e hanno cercato di bloccare la legge con il referendum.

Ma siccome l’Italia è ormai un Paese ridotto con le pezze nel sedere, il disprezzo per i politici – e non le indicazioni del Movimento 5 Stelle – ha convinto tanti italiani a votare Sì.

La vittoria del Sì, insomma, non è una vittoria dei grillini, che infatti, nello stesso giorno, alle elezioni amministrative, hanno perso ovunque: la vittoria del Sì, insomma, è solo un calcio che la ‘pancia’ degli italiani delusi ha assestato all’attuale classe politica, accentuando ancora di più il divario tra Paese reale e classe politica.

LA RETE NON ‘LEGGE’ LA POLITICA ITALIANA – La vittoria del Sì è anche una sconfitta della rete, dove si registrava un’evidente maggioranza in favore del No. Questa stranezza l’abbiamo notata qualche giorno prima del voto e l’abbiamo segnalata: un’eventuale vittoria del Sì – abbiamo scritto – avrebbe smentito la teoria in base alla quale la rete rappresenta gli umori del nostro Paese: e la smentita è arrivata.

Ammettiamolo: la rete lasciava presagire una maggioranza di No, invece hanno vinto i Sì e anche con un vantaggio notevole.

Che succederà, adesso? Un dato politico è sotto gli occhi di tutti: l’alleanza tra PD e Movimento 5 Stelle ha rafforzato il Partito Democratico ridandogli la guida dell’Italia, ma sta determinando l’irrilevanza politica dei grillini. 

Attenzione: una parte del Movimento 5 Stelle l’ha capito benissimo: tant’è vero che solo in Liguria questi due partiti sono andati insieme. Ma il distacco dei grillini dal PD è stato troppo tardivo e, soprattutto, troppa è la delusione che i grillini hanno provocato tra gli italiani che li hanno sostenuti fino al Marzo del 2018.

A nostro modesto avviso – a meno che non succeda qualcosa di eclatante – il destino del Movimento 5 Stelle è ormai segnato: altri due anni circa di Governo dell’Italia e poi la scomparsa. 

Un altro dato da segnalare è la secca sconfitta di Italia Viva di Matteo Renzi. Gli elettori non hanno gradito le ‘riforme’ che ha regalato all’Italia quando era capo del Governo e segretario del PD e continuano a non gradire le sue idee.

Sulle elezioni regionali c’è un pareggio, ma c’è una Lega che va bene nel Centro Nord e non entra al Sud. L’Unione europea cerca di indebolire la leadership di Matteo Salvini nel centrodestra: ma crediamo che farà un buco nell’acqua.

Tutto questo va in scena in un’Italia destinata al declino. Ieri abbiamo segnalato un dato economico che è sotto gli occhi di tutti, ma che in tanti ignorano: mentre si favoleggia sui 200 miliardi di euro che l’Unione europea dovrebbe erogare all’Italia nel 2022 (cioè tra oltre un anno), lasciando intendere che si tratta di un’occasione unica nella storia, la stessa Italia, in meno di sei mesi di emergenza Coronavirus, si è indebitata di altri 300 miliardi di euro circa, portando il proprio debito pubblico oltre la soglia di 2 mila e 500 miliardi di euro. 

Il fatto che la ‘Grande informazione italiana’ non racconti quello che sta succedendo ai conti pubblici del nostro Paese non significa che il problema non c’è. Il problema c’è, anche se non se ne parla. Questo scenario aggraverà la situazione economica dell’Italia, già molto precaria, e la esporrà a nuove, folli politiche di rigore che l’Unione europea, in un modo o nell’altro, adotterà.

Per ora non succederà nulla perché, con qualche mese di anticipo, in Europa si è già abbattuta la seconda ondata del Coronavirus. I segnali sono bruttissimi, se è vero che ci sono Paesi europei che già mettono nel conto il blocco della vita civile e dell’economia.

CORONAVIRUS E CONTRADDIZIONI DELLA UE – E qui non possiamo non notare la contraddizione dell’Unione europea: ha riaperto tutto per non bloccare l’economia ma, di fatto, ha provocato solo un aumento del numero dei contagi (peraltro in anticipo sull’Inverno!) e, adesso, rischia un secondo, pesantissimo blocco dell’economia.

Non sappiamo cosa succederà in Inverno: non sappiamo cosa succederà quando all’aumento dei contagi di Coronavirus si sommerà l’arrivo dell’influenza stagionale: non lo sappiamo e non ci vogliamo nemmeno pensare.

Ma una cosa pensiamo di averla capita: se i contagi aumenteranno in tutta l’Europa – e per ora i segnali dicono purtroppo questo – è evidente che i provvedimenti adottati sono stati sbagliati. Se la situazione peggiorerà bisognerà avere il coraggio di ammettere che, bloccando l’economia, si sarebbe tutelata meglio la salute e anche la stessa economia.

In questo scenario, dicevamo, non succederà nulla di nuovo. L’Italia – senza soldi, perché, come già accennato, i fondi del Recovery Fund arriveranno nella Primavera del 2022 – continuerà a indebitarsi, a perdere competitività, a perdere posti di lavoro: in una parola, il declino procederà più rapidamente.

L’attuale classe politica, da parte sua, cercherà di auto- conservarsi con la solita legge elettorale truffaldina: i capi partito proveranno a conservare le proprie poltrone e le poltrone dei propri sodali, limitando al minimo la scelta dei candidati da parte degli elettori, riproponendo la liste bloccate.

Senza il ripristino dei voti di preferenza, i parlamentari nazionali che verranno eletti continueranno ad essere quello che sono oggi: soggetti che non rappresentano gli elettori, ma i padri-padroni dei vari partiti. Assisteremo, ancora una volta, ai candidati catapultati nei vari collegi diventati più ampi grazie al taglio dei parlamentari. Con i parlamentari eletti che continueranno a non avere collegamenti con i territori.

I grillini, come già accennato, spariranno (a meno che non mettano tutto in discussione: ma ci sembra impossibile) e avremo sempre centrodestra e centrosinistra. Il Sud Italia andrà sempre più indietro, perché appena la pandemia allenterà la morsa, centrodestra e centrosinistra, di comune accordo, applicheranno l’Autonomia differenziata scippando alle Regioni del Sud un’altra caterva di soldi!

Sarebbe servito, in queste elezioni regionali, un partito del Sud: a cominciare dalle elezioni di Calabria, Puglia e Campania. Ma i ‘meridionalisti’ hanno preferito puntare sul PD: contenti loro…

Foto tratta da Pagella Politica

 

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