I buoni sentimenti di De Amicis? Falsi. La “secessione” letteraria degli scrittori del Sud

I buoni sentimenti di De Amicis? Falsi. La “secessione” letteraria degli scrittori del Sud
13 marzo 2020

Ad evidenziare la “secessione” letteraria che percorre l’Italia è il professore Giovanni Capecchi, docente di Letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia. Insomma, anche gli scrittori del Mezzogiorno, ognuno con il proprio stile, mettono in evidenza il sentimento di grande ingiustizia verso il Sud da parte dello Stato italiano a partire dalla sua nascita

di Michele Eugenio Di Carlo

La circostanza che l’Università per Stranieri di Perugia abbia in questi giorni reso omaggio ad Andrea Camilleri mi ha felicemente toccato, ridestando in me le emozioni ancora vive di una città che ha saputo accogliermi ventenne e dove ho passato cinque anni della mia esistenza, spesso frequentando amici ospitati dall’Università per Stranieri. Ma, ancor di più, mi ha fatto piacere sapere che ad introdurre l’evento fosse il professor Giovanni Capecchi, di cui ho sottolineato l’importante lavoro in un mio piccolo saggio presente nel testo La Questione Meridionale, curato dall’amico Carlo Capezzuto e appena pubblicato dalla Magenes.

Giovanni Capecchi, docente di Letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia, nei suoi studi ha espresso la tensione culturale che dal Foscolo al Leopardi, dal Manzoni al Giusti, dal Carducci al giovane Verga, era condivisa con poeti, scrittori e letterati accomunati nel sentimento comune di un’Italia da unificare politicamente dalle Alpi alla Sicilia.

Con il risultato acquisito dell’Unità, è proprio il professor Capecchi a mettere in evidenza che «la letteratura, unita nell’Italia divisa» si divide. Da allora in poi si assiste ad una “secessione” letteraria frutto dell’amara delusione di democratici, repubblicani e autonomisti, falliti gli ideali della «rivoluzione» promessa e non mantenuta.

Capecchi scrive anche della delusione più contenuta che percorre la letteratura settentrionale e che si manifesta chiaramente «attraverso un ritiro silenzioso e triste alla vita privata da parte di intellettuali che avevano lottato per l’unificazione nazionale… ».

Resta il fatto che ad emergere sarà, invece, la narrazione di Edmondo De Amicis, che con il romanzo Cuore del 1886 metterà in luce un presente falsato farcito di buoni sentimenti quali patria, famiglia, doveri. Un’opera dal successo straordinario, possentemente divulgata attraverso i moderni programmi della Pubblica Istruzione. Abilmente De Amicis diffonderà nel sentire comune la percezione alterata di un Risorgimento edulcorato e romantico, risultato di un ampio movimento popolare, non di una minoranza elitaria.

Nel campo della poesia saranno i componimenti lirici del marchigiano Luigi Mercantini , una figura di secondo piano nel panorama letterario, ad essere apprezzati e diffusi negli ambienti liberali e governativi della seconda parte dell’Ottocento. La spigolatrice di Sapri e L’Inno di Garibaldi saranno le poesie più apprezzate grazie alla loro ispirazione di natura patriottica e saranno presenti in tutte le edizioni delle antologie scolastiche fino ai giorni nostri.

Grande successo sarà riservata persino all’opera memorialistica scritta da Giuseppe Cesare Abba: Da Quarto al Volturno: noterelle di uno dei Mille, pubblicata in forma definitiva nel 1891, quando al trasformismo politico in atto serviva propagandare un’impresa dei Mille epica e leggendaria, priva di quegli elementi distintivi che avevano caratterizzato la feroce contrapposizione tra i cosiddetti «padri della Patria».

Eppure nel Sud, che subisce drammaticamente il peso di politiche fiscali e doganali inique, la «secessione» letteraria evidenziata da Capecchi sarà poderosa ed irreversibile, passando da Giovanni Verga a Matilde Serao, Federico De Roberto e Luigi Pirandello; dal calabrese Corrado Alvaro all’abruzzese Ignazio Silone e al torinese Carlo Levi; da Leonardo Sciascia a Tomasi di Lampedusa; da Carlo Alianello al lucano Rocco Scotellaro; da Vincenzo Buccino ad Anna Banti passando da Vincenzo Consolo fino a giungere proprio ad Andrea Camilleri con Un filo di fumo del 1980, Il birraio di Preston del 1995, La concessione del telefono del 1998.

Foto tratta da Insieme Ragusa

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