Catania, dopo il ‘caso’ Mario Ciancio e il default del Comune scoppia la ‘bomba’ Francesco Russo Morosoli

Catania, dopo il ‘caso’ Mario Ciancio e il default del Comune scoppia la ‘bomba’ Francesco Russo Morosoli
2 dicembre 2018

Da due giorni quello che è stato il protagonista di un impero economico si trova agli arresti domiciliari. Francesco Russo Morosoli è un personaggio molto noto all’ombra dell’Etna. Un imprenditore che gestisce una sorta di monopolio nel settore del trasporto/guida/turismo sciistico. Le accuse della magistratura inquirente e le dichiarazioni di Mario Di Mauro, di TerraeLiberazione    

Dopo il ‘caso’ Mario Ciancio – editore-direttore del quotidiano La Sicilia – e mentre il Comune si accinge a dichiarare il default, un’altra ‘tempesta’ si è abbattuta su Catania. Coinvolgendo un personaggio che, dalle parti della “Montagna” (così nella Città Etnea viene chiamata l’Etna), ha fatto il bello e il cattivo tempo per decenni. Il suo nome è Francesco Russo Morosoli.

Chi è? Così lo descrivono i pubblici ministeri di Catania (virgolettato tratto dal quotidiano La Sicilia):

“…in virtù della disponibilità di mezzi finanziari ed economici e di relazioni consolidate con soggetti pubblici”, è il promotore di un’associazione a delinquere finalizzata a “mantenere e consolidare il monopolio delle aziende del gruppo” sull’Etna, “impartendo direttive agli altri partecipi, definendone i compiti, mantenendo i rapporti con esponenti del mondo politico e istituzionale, utilizzando l’emittente Ultima Tv per denigrare potenziali concorrenti ed in generale curando e programmando in prima persona la realizzazione delle condotte delittuose”.

Francesco Russo Morosoli ha ereditato una sorta di impero economico dal padre, che era uno stimato imprenditore. Da due giorni si trova gli arresti domiciliari. Con lui sono finiti nei guai due dipendenti del gruppo, Salvatore Di Franco e Simone Agatino Lo Grasso). Tutto questo a conclusione di un’indagine, leggiamo sempre su la Sicilia, su “una serie di reati perpetrati” per “garantire il monopolio nel settore del trasporto/guida/turismo sciistico dell’Etna, interferendo sui periodici bandi di gara e acquisendo notizie riservate su operatori concorrenti”.

Dopo Antonello Montante, spunta un altro soggetto che acquisiva “notizia riservate”. A quanto pare il protagonista di questa storia di grandi affari all’ombra dell’Etna era molto informato. Secondo il Giudice per le indagini preliminari (Gip), la vicenda giudiziaria ha subìto un’accelerazione “perché gli indagati venivano a conoscenza delle indagini in corso”.

Lo stesso Gip sottolinea infatti anche il “pericolo di inquinamento delle prove” rilevando che gli indagati “risultavano a conoscenza da tempo delle indagini del presente procedimento grazie alle capillari infiltrazioni all’interno degli uffici giudiziari”. Tanto che lo stesso Gip parla di “allarmante accesso abusivo al sistema informatico della Procura” di Catania per “captare aggiornamenti sul fascicolo e sugli indagati”.

Francesco Russo Morosoli, secondo la ricostruzione dei magistrati, pur di mantenere il potere sull’Etna, ne combinava di tutti i colori. Come “l’attività di dossieraggio”, annotata dal Gip, “che l’imprenditore – leggiamo su La Sicilia – quasi da epigono etneo del ben più noto Antonello Montante organizza contro Cettino Bellia, ex sindaco di Castiglione ed ex presidente del Parco dell’Etna, ‘per screditare lui, l’attività escursionistica della Etna Mobilty e ostacolare la sua partecipazione al project financing, rendendo pubbliche tramite l’emittente Ultima Tv (riconducibile al Russo Morosoli) le vicende giudiziarie del Bellia risalenti agli anni ’90′”.

Sulla vicenda interviene, con una nota, Mario Di Mauro, di TerraeLiberazione:

“ARRESTI ECCELLENTI. In possesso dell’Etna per oltre 20 anni: Russo Morosoli (che è padrone anche di Ultima TV) e dirigenti Parco dell’Etna e Linguaglossa. Manette anche al sindaco di Bronte…”

“SULL’ETNA – scrive sempre Di Mauro – LO SAPEVANO DA DECENNI ANCHE GLI ALBERI E LE PIETRE! E QUANDO SE NE PARLAVA C’ERA UN ‘MURO DI GOMMA’!.
Avevamo ragione! Ora vigiliamo, prima che diventi un Far West: da un eccesso all’altro!”.

“Il Sospetto che si tratti di una guerra per nuovi equilibri e nuovi m…onopoli è più che legittimo – scrive sempre Di Mauro -. Beninteso la Procura sta facendo un eccellente lavoro, da tanti di noi sperato da oltre 20 anni. Resta anche da chiedersi come mai ora, in concomitanza con il project financing faraonico? La buona novella è che stanno scoperchiando i pupi anche ai fautori delle ‘alternative’. La prima industria turistica Catanese fa gola. Per farti avere una idea, Nicolosi frutta 60.000.000 di euro l’anno. Quelli a vista si intende. Speranzosi sì, ma cum grano salis. Il cuore della Questione è la riforma dei Parchi: ma è un campo minato. Ne riparliamo”.

“Non c’è un normale servizio di autobus pubblici che colleghi CATANIA alla sua ‘MUNTAGNA’ ogni ora. 24 H. Punto – scrive sempre Di Mauro -. Il motivo è semplice ed è lo stesso che ha impedito ai Treni di collegare – sebbene ancora “in tempi da Far West” – Catania e Palermo, fin quando una frana non ne bloccò l’autostrada! Totem e Miracoli dello Spettacolo coloniale che paralizza la sicilietta italienata… ma qui, alla fine, ci pensa la Natura a governare e regolare i conti! Se l’Etna non è ‘cementificata’ è sol perché si difende da sola! FORZA ETNA!”.

“Il cuore della Questione – conclude Di Mauro – è la riforma dei Parchi: ma è un campo minato. Ne riparliamo”.

Foto tratta da sensesicily.com

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