Ai bolognesi il grano Senatore Cappelli: chi vuole i semi certificati deve passare da loro!

Ai bolognesi il grano Senatore Cappelli: chi vuole i semi certificati deve passare da loro!
17 gennaio 2018

L’operazione sembrava sventata, perché non si è mai visto un brevetto su un essere vivente. Invece l’operazione è riuscita e i primi contraccolpi, pesantissimi, stanno colpendo gli agricoltori della Sardegna. Succederà la stessa cosa con le varietà di grano duro antiche della Sicilia, dalla Tumminìa al Russello, dal Perciasacchi al Maiorca? A nostro modesto avviso, visto che è passato un principio assurdo, il pericolo c’è

Quello che temevamo si sta verificando: una società di Bologna ha messo le mani su uno dei più noti grani antichi del Sud Italia – la varietà Senatore Cappelli – e adesso impedisce la commercializzazione di questo grano duro per la semina: tutto deve passare da loro! Sembra incredibile ma è vero: una società del Centro Nord Italia ha, di fatto, posto un brevetto su un essere vivente (una pianta, fino a prova contraria, è un essere vivente) per lucrare a scapito degli agricoltori del Mezzogiorno d’Italia!

Per I Nuovi Vespri – che da tempo conduce insieme con l’associazione GranoSalus una battaglia per la valorizzazione del grano duro del Sud Italia – quello che sta succedendo in queste ore non è una novità, né desta stupore. Viviamo in un tempo di ‘Pirateria’ economica e la ‘Biopirateria’ fa ormai parte di questo mondo di speculatori senza scrupoli.

Il 22 luglio del 2016 abbiamo in un certo senso anticipato quello che oggi sta succedendo (COME POTETE LEGGERE QUI). Un anno dopo questo nostro articolo gruppi imprenditoriali del Nord Italia hanno provato a ‘brevettare’ alcune della varietà di grano duri antichi che costituiscono la storia della granicoltura in Sicilia: le varietà di grano duro Tumminìa (o Timilia) e Russello e la varietà di grano tenero Maiorca (in calce potete leggere gli articoli che abbiamo scritto tra l’estate e l’autunno del 2017).

L’operazione è stata fermata (ma non bloccata, perché non sappiamo ancora come finirà questa storia: perché se l’operazione è riuscita con la varietà Senatore Cappelli, perché non dovrebbe riuscire anche con la Tumminìa, la varietà Russello, la varietà Maiorca e via continuando?

Vediamo adesso cosa sta succedendo. A dare la notizia che a vendere il grano duro per la semina della varietà Senatore Cappelli potrà essere solo una società, cioè la società bolognese SIS, che ha partecipato a un bando del Crea di Foggia e l’ha vinto, aggiudicandosi per 15 anni l’esclusiva di riproduzione e certificazione del grano duro Senatore Cappelli.

Insomma: chi pensava di produrre grano duro Senatore Cappelli per rivenderlo per la semina è servito! E quello che sta succedendo in Sardegna, dove questa varietà è molto diffusa. Leggiamo su La Nuova Sardegna edizione Sassari:

“TUILI. Montagne di grano duro Senatore Cappelli invenduto: 8000 quintali. L’appello viaggia sui social: aiutateci. È il risultato dell’operazione che ha portatola bolognese Sis all’acquisizione dei diritti di certificazione sulla pregiata qualità, bloccando una filiera che, solo a livello regionale (in questo caso parliamo ovviamente della Sardegna ndr) conta un centinaio di aziende, ma ci sono ripercussioni anche nel settore bio nazionale”.

Leggiamo ancora nel giornale sardo:

“Prima potevamo venderlo in tutta Italia come grano da semina – dice la giovane presidente del Consorzio sardo Grano Cappelli, Laura Accalai -, era un punto fermo, riconosciuto a livello nazionale, perché è difficile farlo bene. Ora non è più possibile perché l’esclusiva l’ha vinta la Sis. Possiamo commerciarlo solo come grano da macina. Un’operazione che va esattamente nel senso contrario di ciò che dovrebbero essere le politiche agricole e che ha di fatto privato il Consorzio e la ditta sementiera Selet di Tuili di un bene creato con un lavoro trentennale che cominciava a dare i suoi frutti”.

Su La Nuova Sardegna si racconta, per grandi linea, la storia di questa cultivar, o varietà, che è stata selezionata in Puglia nei primi del ‘900 (QUI LA STORIA DELLA VARIETA’ SENATORE CAPPELLI), che è stata messa da parte negli anni passati perché piuttosto alto (e quindi soggetto al cosiddetto allettamento) e anche perché poco produttivo e rivalutato negli ultimi anni perché, alla fine, si è scoperto che per la produzione della pasta – ovviamente di qualità – il Senatore Cappelli è tra le migliori varietà di grano duro del mondo, se non la migliore in assoluto.

“Tutto nacque grazie all’intuizione di Santino Accalai, che recuperò da un anziano contadino la varietà ormai abbandonata negli anni ’60 per altre considerate più redditizie. In 30 anni quel grano ha riacquistato valore, sfondando in tutta Italia. Ma ha attirato l’attenzione di qualcuno che ne ha capito le potenzialità. Un bando istruito con condizioni considerate inaccettabili per la piccola realtà sarda ha di fatto consegnato il piccolo gioiello, che stava creando lavoro e rappresentava un modello di efficienza, nelle mani degli emiliani della Società italiana sementi, dietro la quale ci sono potentati del mondo agricolo nazionale cui è difficile opporsi”.

Cosa c’entrino i bolognesi con la varietà Senatore Cappelli, sotto il profilo agronomico, non è facile capirlo. C’entra – eccome se c’entra! – l’avere, di fatto, acquisito, per quindici anni, il controllo del grano da semina di questa varietà.

Pensate un po’ che storia: la produzione di grano duro interessa per l’80% il Mezzogiorno d’Italia. Solo che, dopo aver capito che alcune varietà di grano duro sono un grande affare – e segnatamente le varietà di grano duro antiche: e la Senatore Cappelli è una di queste – i gruppi del Centro Nord prima si sono messi a coltivare il grano duro (e sarebbe interessante studiare la qualità del grano duro prodotto nel Centro Nord, soprattutto nel Nord!) e ora si sono impossessati, per quindici anni, del grano da semina del Senatore Cappelli!

Così, in Sardegna, si assiste al paradosso: i produttori hanno tanto grano duro Senatore Cappelli da seme di qualità eccezionale da vendere, ma non lo possono vendere perché qualcuno ha, di fatto, brevettato un essere vivente!

“L’annata è stata ottima – leggiamo sempre su La Nuova Sardegna – solo da noi, con 20 quintali di resa a ettaro. È il primo anno che abbiamo così tanto grano – commenta Laura, figlia di Santino -. E invece dobbiamo vivere nell’ansia. Dopo quello che è accaduto ci sono 8000 quintali di Cappelli invenduti”.

Il motivo? L’esclusiva, finita in altre mani:

“Senza certificazione – si legge sempre nel giornale sardo – il nostro grano non è tracciabile, gli agricoltori dopo il raccolto non potrebbero scrivere nella documentazione che è un Cappelli, insomma – spiega Laura – si ritroverebbero con un grano duro qualsiasi che a quel punto riterrebbero non conveniente da seminare. Solo con l’auto-dissemina puoi prorogare la qualità, ma per un anno. Nel frattempo il piano di semina da mille ettari è sceso a zero: con questo invenduto non possiamo prendere altri impegni con gli agricoltori”.

Il grano duro Cappelli della Sardegna resta nei magazzini. Ed è a rischio:

“Siamo a gennaio – scrive ancora il quotidiano sardo – e ci sono anche 20 gradi e parecchia umidità, che certo non aiutano la conservazione di un grano biologico, che oltretutto non può essere trattato contro il punteruolo. Il grano è bellissimo, ma occorre vendere in fretta, non sappiamo se dura sino a giugno”.

Quello che sta succedendo rischia di avere effetti negativi in tutta la filiera che coinvolge agricoltori, panificatori e agriturismi.

“Sono tutti arrabbiati e sperano che la situazione torni quella di prima – dice Laura – . Abbiamo mosso i nostri passi sul piano legale e chiesto, ad esempio, a Crea, che ha istruito il bando, l’accesso agli atti per verificarne la regolarità, senza avere avuto per ora risposte”.

La chiusura dell’articolo de La Nuova Sardegna è illuminante:

“Il loro progetto era di chiudere chissà quanti contratti nel biologico, ma sappiamo che la nuova esclusiva non ha portato alla chiusura di contratti nel biologico. Nessuno ha accettato la loro intenzione di fare monopolio, anche se il ministro Martina afferma che non esiste alcun monopolio nell’azione della Sis. Mah…”.

Maurizio Martina è il Ministro delle Politiche agricole, PD.

Ma una ‘botta’ gli agricoltori la riservano pure alla Regione Sardegna:

“Tante promesse – leggiamo ancora nel quotidiano sardo – ma alla fine la Regione non ha fatto nulla. Lo affermo senza polemica. Dicono che la politica ha i suoi tempi. Così come sembra inutile che la questione sia finita in Parlamento”.

Quello che sta succedendo ci amareggia, ma non ci stupisce. In un articolo che abbiamo scritto nel novembre dello scorso anno (CHE POTETE RILEGGERE O LEGGERE QUI) abbiamo anticipato lo scenario che si sta prospettando. Riportando il pensiero dei protagonisti di GranoSalus:

“La Sis, a seguito del bando, considera ‘cosa loro’ la genetica di un grano antico patrimonio di tutti! Che peraltro ha nutrito il mondo! Quel miracolo italiano appartiene ‘a tutti’ e non può essere prerogativa di pochi. Oggi, in questa avventura tesa a presidiare una nicchia molto remunerativa, la Sis non è da sola. Negli accordi di esclusiva c’è di mezzo Coldiretti, Consorzi Agrari d’Italia (Lombardo-Veneto) & Proseme, Molino Grassi, Molino De Vita e Pastificio Sgambaro”.

E nel finale delle proprie considerazioni i vertici di GranoSalus scrivevano:

“Lo scippo del Cappelli, comunque, potrebbe finire ben presto. Anche perché ci sono già delle interrogazioni parlamentari, che chiedono al Ministro di revocare gli atti, anche se la cosa potrebbe un po’ turbare il business di Coldiretti & Company. Una lapide all’esterno della casa di Strampelli reca la scritta: ‘Dove cresceva una spiga di grano ne fece crescere due’. Gli affaristi di oggi, invece, siccome non conoscono le regole della concorrenza, ‘Dove cresce una spiga ne fanno morire due’! E noi abbiamo il dovere di proteggere la diffusione delle spighe, non la loro restrizione”. (QUI POTETE LEGGERE L’ARTICOLO PER ESTESO).

Invece lo scippo del Senatore Cappelli continua. Mentre il Sud si conferma la ‘colonia’ del Centro Nord Italia, esattamente come dopo la ‘presunta’ unificazione italiana del 1860. Allora i piemontesi spedivano in Sicilia Cialdini di turno per scannare i contadini meridionali che si rifiutavano di andare a servire per sette anni – tanto durava il servizio militare – un regno che il Sud non riconosceva.

Oggi le industrie del Centro Nord tengono basso il prezzo del grano duro ordinario per potere fare affari con il grano duro canadese, regalando ai consumatori pasta industriale con glifosato e micotossine.

I grani duri antichi sfuggono al controllo dell’industria e, qual che è peggio, si vendono a un prezzo tre quattro volte superiore (e a un prezzo addirittura più alto se i grani duri antichi sono coltivati in biologico).

Così hanno iniziato a coltivare i nostri grani antichi nei loro umidi territori (andremo a verificare cosa producono con le analisi: è solo questione di tempo); e si sono presi il controllo delle sementi del Senatore Cappelli: mossa, questa, che avrebbe dovuto scatenare le ire del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: che però è del PD, come il ministro Martina…

Si fermeranno al Senatore Cappelli? Se è passato il principio per questa varietà, perché non si dovrebbero prendere il controllo di altre varietà di grani antichi, a cominciare da quelle siciliane?

Da leggere:

GranoSalus: alcune linee della pasta di Gragnano contengono glifosato. E Oscar Farinetti…

Articolo de La Nuova Sardegna 

Grani antichi siciliani: la UE (almeno per ora) blocca gli speculatori. La CUN bloccata dalla grande industria

 

Com’era prevedibile, il Nord Italia vuole rubare i grani antichi alla Sicilia! Si comincia con la Tumminìa…

 

‘Cas Tumminìa: la società di Verona ‘Terre e Tradizioni’ rinuncia alla difesa dei marchi

 

I marchi sui grani antichi della Sicilia: la vicenda non è chiusa, parola dell’avvocato Musso!

 

Grani antichi siciliani: troppi interessi in gioco. Servono controlli sulla pasta e sulle semole

 

L’inghippo del grano Tumminìa: vogliono imporre le royalties agli agricoltori siciliani?

 

Grani antichi siciliani sotto scacco: Mario Di Mauro di TerraeLiberAzione si rivolge all’Antitrust

 

Il furto dei grani antichi: interrogazione all’UE di Corrao, unico eurodeputato Siciliano doc

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