Nell’accordo di libero scambio con la Cina agricoltura del Sud Italia e Dieta mediterranea sono state massacrate!

Nell’accordo di libero scambio con la Cina agricoltura del Sud Italia e Dieta mediterranea sono state massacrate!
8 gennaio 2018

Il grano duro, ma non soltanto il grano duro. Con il nuovo anno I Nuovi Vespri iniziano ad affrontare altri temi legati sempre a questo settore. Parleremo di agrumi, olio d’oliva extra vergine, ortofrutta, frutta secca. E degli accordi internazionali oltre i disastri del CETA. Gli accordi con la Cina, ad esempio. Illustrati dall’eurodeputato grillino, Ignazio Corrao. Ecco come il Governo nazionale ha svenduto l’agricoltura del Sud creando i presupposti per ridicolizzare la Dieta mediterranea  

L’Italia è invasa dal concentrato di pomodoro cinese. E anche da pomodorini di Pachino e datterini di Porto Palo di Pachino taroccati. Gli effetti, per l’agricoltura siciliana, sono ovviamente negativi: molto negativi. Il pomodoro da industria – tranne piccole aree – non è più economicamente conveniente (anche perché, nella nostra Isola, non sono tante le industrie che lavorano il pomodoro: anzi). E gli stessi pomodorini di Pachino e datterino di Porto Palo di Pachino vengono pagati agli agricoltori a prezzi irrisori, per essere poi rivenduti a prezzi maggiorati.

Questo del pomodoro, è chiaro, è soltanto un esempio. Buona parte dell’agricoltura siciliana, oggi, è in sofferenza. I Nuovi Vespri ha intrapreso una battaglia in difesa del grano duro, eccellenza del Sud Italia oggetto di speculazioni nazionali e internazionali.

La nostra battaglia per il grano duro del Mezzogiorno d’Italia continua. Da quest’anno, oltre che del grano duro, proveremo a raccontare altri settori dell’agricoltura siciliana.

Oggi cominciamo con alcune considerazioni di ordine generale. Cominciando dagli accordi internazionali: perché sono proprio gli accordi internazionali siglati dall’Italia e, soprattutto, dall’Unione Europea, che condizionano pesantemente la vita degli agricoltori.

Iniziamo con un comunicato di alcuni mesi addietro dell’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao:

“Nessun prodotto agroalimentare del Sud Italia – dice Corrao – rientra nella protezione delle indicazioni geografiche nell’ambito dell’accordo di libero scambio con la Cina. Proprio così. Siamo venuti in possesso del documento sottoposto all’agenda della Commissione Agricoltura convocata a Strasburgo in sessione straordinaria… E’ un documento che contiene le Indicazioni Geografiche Tipiche, ovvero quell’elenco di prodotti che ci mettono al riparo dagli effetti mortali degli accordi di libero scambio che l’Unione Europea continua a portare avanti. Il Governo Italiano ha infatti dato a Bruxelles un elenco di prodotti DOP e IGP che, avendo questo marchio, dovrebbero essere messi al riparo dalla concorrenza mondiale quando l’Europa fa accordi per commercio di libero scambio”.

“Questo elenco – prosegue l’europarlamentare grillino – contiene 100 prodotti da tutta Europa e 26 italiani. Sapete quali sono i riconoscimenti per i prodotti del Meridione d’Italia? A parte la mozzarella di bufala Campana, Zero! proprio così, Zero. Non v’è traccia del nostro ‘Nero D’Avola’, del nostro ‘Bianco d’Alcamo’, del nostro olio extravergine o delle nostre arance. Non v’è traccia degli oli pugliesi, dei prodotti del Salento, di quelli sardi, calabresi o della Basilicata. Zero tagliato”.

Come potete notare, a massacrare l’agricoltura del Sud Italia non c’è solo il CETA, il ‘famigerato’ accordo commerciale tra Unione Europea e Canada che, tra le tante cose, prevede l’importazione in Europa di grano duro canadese prodotto nelle aree fredde e umide di questo Paese (che in buona parte viene utilizzato dalle industrie della pasta): ci sono altri accordi commerciali, a cominciare da quello con la Cina.

Ebbene, in questi accordi l’Italia – il Governo italiano, il Ministro dell’Agricoltura uscente Maurizio Martina, e il vice Ministro, sempre dell’Agricoltura, il siciliano Giuseppe Castiglione – non ha tutelato il Mezzogiorno!

“Evidentemente – dice sempre Corrao – il Governo del nostro Paese non ritiene che il Sud Italia valga qualcosa. Anzi, ci lasciamo fregare dai tedeschi i cui politici sono stati capaci di far tutelare i loro vini che peraltro sono sofisticati a zucchero anziché a mosto concentrato come quelli italiani”.

Siamo al paradosso: i vini tedeschi, fatti con lo zucchero di barbabietola, vengono tutelati, per i vini siciliani tutela zero!

“Nella lista dei 100 prodotti che riconoscerà la Cina – racconta ancora l’eurodeputato grillino eletto in Sicilia – vi sono solo prodotti afferenti a grossi consorzi che hanno maggiore presenza nella Grande Distribuzione Organizzata, come ad esempio il Parmigiano Reggiano, prodotti che in sostanza hanno già la possibilità di farsi rispettare nell’esportazione, mentre i piccoli, come il pomodoro di Pachino, se vogliono affacciarsi al mercato cinese, non godono di alcuna tutela e se vengono clonati, i nostri produttori non hanno gli strumenti economici ed amministrativi per difendersi”.

Già, “se vengono clonati”: in realtà, il mondo è già pieno di prodotti dell’agricoltura italiana taroccati.

Intanto, i prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) e i prodotti IGP (Indicazione Geografica Protetta) della Sicilia non sono stati tutelati.

L’importante è che queste cose non vengano rese note. Al massimo un solo articolo, magari nei giornali specializzati. Poi il silenzio. Per gli agricoltori, se si comportano bene, ci sono sempre i fondi europei (quando arrivano).

Per i cittadini-consumatori – che nella Grande Distribuzione Organizzata acquisteranno prodotti ‘italiani’ taroccati che arrivano da chissà dove c’è solo il silenzio e l’assenza di informazione.

In questo accordo con la Cina – che ha un valore commerciale importantissimo per l’ampiezza di questo mercato – gli agricoltori del Sud Italia, e quindi gli agricoltori siciliani sono stati ignorati!

Dei 26 prodotti agricoli italiani che fanno parte della lista dei 100 prodotti è stata presa in considerazione la dimensione economica. Così sono state sacrificate le migliori produzioni agricole italiane, con in testa quelle del Sud: perché non tutte le produzioni di qualità hanno grandi dimensioni economiche.

Certo, i limoni e le arance rosse di Siracusa e Catania, le arance bionde di Ribera, i vini di qualità della Sicilia, alcuni segmenti dell’ortofrutta potrebbero entrale nel mercato cinese, ma non avranno la forza dei grandi consorzi per presentare i propri prodotti.

Già qui misuriamo il fallimento storico delle politiche agricole della Regione siciliana che in decenni non è riuscita a creare nemmeno i consorzi dei vari prodotti di qualità. Solo clientele e contributi ‘a pioggia’: un disastro totale!

“Tra i vantaggi che prevede il rientrare in quella lista (cioè nella lista dei 100 prodotti agricoli italiani riconosciuti dalla Cina ndr) – sottolinea sempre Corrao – ci sono anche la possibilità di sovrapprezzo che arriva sino al 2000%. Sul piatto ci sono 100 prodotti europei e 100 prodotti cinesi, riconosciuti reciprocamente. A chi sta in quella lista, viene assicurato dalle autorità cinesi ed europee il massimo livello di protezione per il problema della contraffazione. Se ci sono ad esempio casi di clonazione del marchio, del packaging o contraffazione, non occorre che l’imprenditore italiano vada a fare un’azione giudiziaria, a cercarsi lo studio legale cinese o a studiarsi il sistema giudiziario cinese, ma gli basterà un’azione amministrativa. Basterà notificare cioè l’esistenza di contraffazione per ottenere il giusto risarcimento, cosa che per un imprenditore piccolo sarebbe fondamentale”.

“La lista dei negoziati con la Cina – leggiamo sempre nel comunicato dell’europarlamentare grillino – prevede che, fra quattro anni, possa essere allargata ad altri 160 prodotti sempre da tutta Europa. Quindi, stando a queste premesse, la possibilità che possano essere inseriti anche prodotti del Meridione d’Italia si affievolisce notevolmente. Morale, IGP e Dop non vengono presentati per quello che potrebbero rappresentare realmente, ovvero una tutela per la filiera corta e per le produzioni piccole e d’eccellenza che dovrebbero promuovere anche il territorio, ma come una forza negoziale da barattare per altri settori, da quello siderurgico a quello chimico”.

“Tutti questi accordi – dice sempre Corrao – negli anni sono passati nel silenzio generale dei media italiani e per volontà politica del nostro Paese. I partiti, dal Partito Democratico a Forza Italia hanno in sostanza ammazzato la nostra agricoltura. Quando vedo agricoltori con le lacrime agli occhi per dover lasciare marcire i loro prodotti mi sale una rabbia incredibile e vorrei che fossero tra le mura e i vetri del Parlamento Europeo per fargli vedere cosa votano i loro rappresentati a Bruxelles e Strasburgo. Il Movimento 5 Stelle è qui per rompere il gioco sporco dei partiti. Dateci una mano a diffondere queste battaglie”.

Questi sono i fatti. L’accenno agli europarlamentari del PD e di Forza Italia non è casuale. Ricordatevi che gli europarlamentari di questi due partiti hanno votato per inondare l’Unione Europea di olio d’oliva tunisino (in calce ci sono gli articoli): ricordatevi che gli europarlamentari del PD e di Forza Italia sono quelli che hanno votato in favore del CETA (sempre in calce altri articoli).

Ricordatevi che la Dieta mediterranea, celebrata a parole – e anche protetta dall’Unesco – non ha alcun senso se la pasta è prodotta con il grano duro canadese (che peraltro contiene glifosato e micotossine DON), o se il pomodoro arriva dalla Cina eccetera eccetera eccetera.

Da oggi comincia un nuovo impegno. Al grano duro aggiungeremo riflessioni e spunti sul altri prodotti dell’agricoltura siciliana. Invitiamo gli agricoltori e i lettori a segnalarci fatti e vicende che possono interessate la nostra vita.

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