Storia e fallimento dell’MpA (Movimento per l’Autonomia): la resa dei conti con Raffaele Lombardo

Storia e fallimento dell’MpA (Movimento per l’Autonomia): la resa dei conti con Raffaele Lombardo
29 agosto 2017

E’ la storia di un politico siciliano che, sfruttando la passione politica di un gruppo di autonomisti e di indipendentisti, li ha utilizzati per fini personali di potere. E’ la storia di un grande tradimento ai danni dei Siciliani. E’ la storia di Raffaele Lombardo e dei suoi sodali, che hanno utilizzato un’intuizione politica giusta per farsi i cavoli propri. Per poi finire – il Lombardo – alleato di Cracolici & Lumia. Passando per Berlusconi. Con il fedele avvocato Gaetano Armao sempre al suo fianco. E rieccolo oggi, sempre con Armao e con Berlusconi, alla riconquista della Sicilia…

di Beppe De Santis

E’ l’ora della RESA DEI CONTI della storia e del fallimento dell’MPA.
L’MPA ha suscitato, in Sicilia, una straordinaria speranza (periodo 2005-2008, fase di incubazione e sviluppo) ed è risultato, alla fine dei conti, un TITANICO FALLIMENTO (periodo 2009-2012, fase di governo di Raffaele Lombardo).

LE RAGIONI DELLA NASCITA E DELLO SVILUPPO DELL’MPA E LE DUE FASI DIVERSE

Vanno distinte, dunque, due fasi e due realtà e vicende diverse, seppure intrecciate.
Attorno al 2005, il sistema di potere politico e politico-mafioso siciliano era in piena crisi.
La base del sistema di potere siciliano, impostosi dal 1994 (clamorosa discesa in campo di Berlusconi) era fondato sul berlusconismo trionfante, su Forza Italia e sul quadrumvirato Silvio Berlusconi-Marcello Dell’Utri-Gianfranco Miccichè-Antonio D’Alì. E’ il tempo disgraziato del “61 a 0” a favore del centrodestra, a trazione berlusconiana.

Questo sistema, nel 2005, era già in crisi verticale. Per reggersi, lo scricchiolante sistema di potere berlusconiano in salsa sicula dovette far ricorso, malvolentieri, peraltro, all’inedito duopolio BERLUSCONISMO-CUFFARISMO (il fenomeno prende nome dal mitico e sciagurato Totò Cuffaro, governatore siciliano dal 2001). Una riclassificazione, quest’ultima, del peggiore mix tra degenerato, vetero-popolarismo di antica schiatta democristiana (della peggiore specie), clientelismo globale e totalitario, assistenzialismo sistemico e depravato, disinvoltura totale nei rapporti proattivi con la trama affaristico-mafiosa.

Ma attorno al 2005 anche il cuffarismo è in crisi: era difficile, improbo reggere all’infinito la titanica-e geometricamente espansiva- CONFEDERAZIONE SICULA DELLE CLIENTELE, in versione “Totò vasa vasa” (nomignolo derivante dalla prassi incontenibile del nostro Totò governatore di baciare tutto e tutti, una vera e propria incontinenza, un inquietante “governar baciando”). Frattanto, dopo un decennio di infondate speranze (1995-2005), l’assetto economico e sociale siciliano comincia a precipitare verso l’abisso.

Il malessere e il furore popolare prima serpeggia e, poi, si comincia a sentire diffusamente nell’aria, come veleno.

LE TRE DISTINTE RADICI DELL’MPA
In questo contesto germina l’idea, il progetto e il percorso promozionale dell’MPA.
L’MPA germina da tre distinte radici.

1-L’AUTONOMISMO e il sicilianismo genuino, democratico e progressivo, anche con una forte componente di sinistra, rappresentato dalla comunità politica, che già nel lontano 1996 aveva fondato il Movimento e la Lista “Noi Siciliani” (circa 72.000 voti al Senato e circa 47.000 voti alle regionali, con l’elezione di 1 deputato). “Noi Siciliani” era costituito da 3 componenti: la componente autonomista democratica e progressiva (Erasmo Vecchio, Giuseppe Scianò e altri); la componente laburista di sinistra (Beppe De Santis, cioè che scrive); la componente cattolico popolare (i fratelli Andrea e Antonio Piraino). Erasmo Vecchio, più degli altri, assicurò generosa continuità operativa all’impegno autonomista, quale autorevole co-promotore di “Nuova Sicilia” (100.000 voti alle regionali del 2001, con 3 deputati).

2-Il POPOLARISMO CATTOLICO-DEMOCRATICO di ascendenza ACLISTA, rappresentato dal compianto on. Lino Leanza e da altri.

3-Gli SCISSIONISTI EX-UDC, di remota e vaga provenienza dalla sinistra democristiana e cislina, aggregati attorno a Raffaele Lombardo (euro-parlamentare nel 1999 e nel 2004 e anche Presidente della Provincia di Catania dal 2003).

Nella costruzione dell’MPA, la squadra di “Noi Siciliani” ci mise l’anima, la visione, il progetto, gran parte del programma. E quadri e militanti, l’entusiasmo, la generosità romantica, perfino. Tant’è vero che chi scrive divenne, nella pratica e nell’immaginario collettivo, l’ideologo per eccellenza, lo stratega, il tessitore, l’uomo-programma, il mediatore.

Questa fatica è dimostrata dalla mole impressionante di documenti elaborati, di piattaforme, di libri (in gran parte pubblicati dalla casa editrice Arianna gestita da Pietro Attinasi e sua figlia Arianna), convegni, seminari. Una parte della documentazione è facilmente reperibile in WEB.

Tra i libri, basti citare: “10 buoni motivi per la nascita e il successo del Movimento per l’Autonomia” (2005), “Autonomia è Ambiente” con Rossana Interlandi (2008), “Una Sicilia libera e forte. Per il rinnovamento della Sicilia” (2008), “La Sicilia siamo noi. Profilo storico e culturale della Sicilia (3 voll. 2008), “La Sicilia ai giovani siciliani” ( 2008), “L’ultimo treno del Sud e della Sicilia. La programmazione 2007-2013”.

Lino Leanza e la sua squadra ci misero l’approccio sinceramente popolare, responsabile, mediatorio, ragionevole, la concretezza e la generosità operativa a favore dei disoccupati e dei giovani, in particolare.

Raffaele Lombardo – sempre affiancato dal servile e traditore Giovanni Pistorio – ci mise, soprattutto, le truppe, in gran parte cammellate e trasformiste (c’est la vie), nonostante gli appassionati e roboanti impegni autonomisti e para-rivoluzionari degli inizi (periodo 2005-2008). Tutti genuinamente reperibili in WEB e nella documentazione ufficiale del Governo regionale e dell’Assemblea regionale siciliana. Ci mise, poi, il Lombardo, la più incontinente avidità e smania di potere, protervia, accidia, mania del potere per il potere, solipsismo paranoico, la mania di grandezza in sé e perse (l’hybris) di vera e propri violenza del potere (periodo 2008-2012).

LA PIATTAFORMA TRADITA DELL’MPA
Resta il fatto che la prima fase dell’MPA (2005-2008, prima della conquista del governatorato regionale) fu complessivamente positiva, propulsiva, creativa, democratica, partecipata, densa di idealità e di buona progettazione, almeno da parte dei promotori dell’MPA in buona fede (magari, i classici “utili idioti”). In questo quadro si attivarono centinaia e centinaia di militanti di buona volontà, che diedero l’anima per l’MPA, e anni di impegno gratuito e appassionato. Ne ricordo due tra i tanti: Giuseppe Prestigiacomo e Rossana Interlandi.

L’obiettivo del PRIMO MPA era quello di dare:
-dignità, orgoglio, responsabilità e identità alla Sicilia;
-di tutelare, senza guardare in faccia a nessuno, gli interessi sistemici della Sicilia;
-di tutelare l’agricoltura e l’agroindustria siciliana dalle multinazionali predatrici e dalle centrali oligarchiche;
-di animare e rinnovare la partecipazione del Popolo siciliano al governo della cosa pubblica;
-di realizzare un sistema generalizzato e serio di FISCALITA’ DI VANTAGGIO O DI SVILUPPO, come dir si voglia;
-di realizzare finalmente e bene, senza sè e senza ma, il PONTE SULLO STRETTO, ritenuto-sia pure tra riserve- la madre di tutte le infrastrutture- in modo ecocompatibile e al riparo dei comitati d’affari;
-di attuare radicalmente e integralmento lo STATUTO AUTONOMISTICO speciale;
-realizzare ,in un’ottica neomeridionalista, il massimo di sinergia e di alleanza possibile con le altre 7 Regioni meridionali;
-di “debellare definitivamente” il cancro della mafia, ”tutto in 10 anni al massimo”, così arringava le folle il Lombardo (vedere gli atti dei primi congressi dell’MPA).

Ebbene, DI QUESTO PROGRAMMA RIVOLUZIONARIO NON SI E’ REALIZZATO NULLA, O SI E’ REALIZZATO L’ESATTO CONTRARIO.
Tutto è stato vigliaccamente tradito. Un’ignominia.
Tant’è che, vista la mala parata, Erasmo Vecchio fu uno dei primi ad andarsene, sdegnano.

I 7 TRADIMENTI DI LOMBARDO E DEI LOMBARDIANI: L’UOMO SOLO AL COMANDO E LA LIQUIDAZIONE DELL’MPA

Cosa accadde, già nella tarda primavera del 2008, soltanto qualche mese dopo l’ascesa al potere del Lombardo?
1-In primis, il Lombardo liquidò il nuovo movimento-partito, cioè l’MPA stesso. Tutto il potere al Governatore. L’UOMO SOLO AL COMANDO, in forme estreme e paranoiche.
Ma, come si potevano combaattere i POTERI FORTI senza l’ausilio di un Partito forte, organizzato e combattivo?

L’idea poteva esser quella di affidare il partito ai quadri più generosi e disponibili, più vocati e adatti a questa funzione, come Leanza, De Santis, Interlandi, Prestigiacomo e altri bravissimi quadri e militanti. Ma quando mai! Lombardo impedì, con protervia, ogni ipotesi di svolgimento di qualche forma congressuale del morente (assassinato) MPA.

LA LIQUIDAZIONE DEI PARTENERS E COLLABORATORI PIU’ATTIVI E AUTONOMI

2-In secondo luogo, il Lombardo tolse potestà, mise in qualche cantuccio di secondo o terzo ordine, emarginò, o letteralmente liquidò tutti principali e sinceri promotori dell’MPA, a partire da Lino Leanza ,Giuseppe Prestigiacomo, Beppe De Santis e decine e decine di quadri e militanti che ci avevano creduto all’MPA. Ad altri, più deboli e consenzienti, riservò il ruolo di tappabuchi.

Il Lombardo, anche con i più brillanti collaboratori, usò la classica “tecnica della sarda”, di scuola manniniana (dal Ministro Calogero Mannino, maestro del Lombardo e del Cuffaro): fargli assaggiare il potere e lo svolgimento di una funzione autorevole e, poi, rimuoverlo dopo pochi mesi, senza ragione alcuna. Se non quella di fare “odorare la sarda” ai successivi malcapitati.

Alla “tecnica della sarda” fa da presupposto filosofico “la teoria de coglioni”: vale a dire, che i collaboratori e i partners è meglio, è d’uopo, che siano prevalentemente cretini, fragili, ricattabili, servili. Per quelli mediamente intelligenti e di carattere, non c’è posto. I partners e i collaboratori devono essere come i coglioni, devono essere coglioni.

In compenso, il Lombardo si tenne sempre tra i piedi (pardon tra i coglioni), il più infido e mellifluo e traditore tra tutti i compagni d’avventura, il già citato Giovanni Pistorio che, alla prima occasione, lo tradì clamorosamente.

Queste teorie e queste pratiche barbariche fanno da presupposti a fenomenologie governative ben più pericolose e destabilizzanti: il continuo, folle giro di valzer delle maggioranze governative, degli assessori, dei direttori, degli incaricati e dei collaboratori tutti i livelli. Il caos.

I TRADIMENTI E IL RIBALTAMENTO DELLE ALLEANZE
3-In terzo luogo, il Lombardo, preso dalla ybris (mania di grandezza di tipo paranoico) dell’uomo solo al comando, presto tradì la maggioranza che l’aveva eletto, con fiducia e entusiasmo, e convolò a nozze con il PD di Beppe Lumia e di Antonello Cracolici. Accade che, nel 2009, i centristi di Casini, avvertendo la crisi strutturale del berlusconismo e della ruolo dello stesso Berlusconi, osarono ipotizzare un CENTRO POLITICO autonomo dallo stesso Berlusconi. Apriti cielo!

Presto, e di nascosto, il Lombardo fece un patto col Cavaliere di Arcore, teso a liquidare l’UDC siciliana, perno dell’UDC nazionale e quindi perno del sognato CENTRO AUTONOMO. Il Lombardo approntò un vero e proprio TRADIMENTO, di stile borgiano, ai danni degli alleati più viciniori e simpatetici, i malcapitati dell’UDC. Che, infatti, con vari pretesti rivoluzionari, furono sbattuti fuori dal governo regionale. Quello che ci rimase più male fu soprattutto il povero Totò Cuffaro, già in altri – e ben più grossi – guai affaccendato.

Poi, sempre il Lombardo spaccò Forza Italia siciliana, sbattendone una parte fuori dal governo e tenendosene una parte, servile, dentro. Il fido Gianfranco Miccichè, allievo e cane di scorta del capo della mafia politica, il senatore Dell’Utri.

LOMBARDO E I LOMBARDIANI SERVI DELLE OLIGARCHIE NEOLIBERISTE, FINANZCAPITALISTE SPECULATIVE
4-In quarto luogo, il Lombardo, abbandonate miserevolmente le istanze autonomistiche, adottò tutte le politiche austeritarie e di tagli della spesa pubblica, antimeridionaliste e anti-siciliane, imposte dal nuovo governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, governo, peraltro, a truce trazione leghista. A cominciare dai durissimi tagli alla Sanità e ai Comuni.

Per la sanità, adottò, come assessore, un rozzo tagliatore di testa, un certo Massimo Russo, magistrato rampante, completamente ignavo delle cose sanitarie. A distanza di anni, quando gli operatori sanitari siciliani sentono il nome del sunnominato, si toccano freneticamente le pudenda.

Il Lombardo, da rodomontico guerriero autonomista, assunse il ruolo di servo totale e gagliaardo delle oligarchie neoliberiste speculative romane e europee che, tra il 2008 e il 2012 (dal 2011, con truce Mario Monti) fecero definitivamente a pezzi l’Italia, il Sud e la Sicilia.

Peraltro, il Lombardo, essendo molto superbo e ignorante, come gran parte della classe politica predatoria nostrana, quando nel 2008 (formalmente il 17 settembre 2008, con l’affondamento della Lehman Brothers), scoppio la GRANDE CRISI GLOBALE, NON NE CAPI’ MINIMAMENTE LA PORTATA, più devastante della crisi del 1929, sebbene alcuni dei suoi collaboratori più volenterosi e informati l’avessero messo sull’avviso, suggerendogli anche di leggere qualche libro illuminante di Gallino, Bagnai, Piketty, Screpanti. Nulla da fare. S

Lombardo se ne stracatafottò altamente, come direbbe il maestro Camilleri. Continuò ad andare avanti a testa bassa, contribuendo ad affondare definitivamente la Sicilia.

Alcuni dei più ingenui e testardi (“utili idioti” per l’allievo preferito di Calogero ‘Lillo’ Mannino) collaboratori d’allora conservano ancora caterve di email indirizzate ufficialmente al Signor governatore con suggerimenti, indicazioni, proposte, finite nel nulla della NULLITA’ AUTODISTRUTTIVA DEL LOMBARDISMO. Forse è tempo di pubblicarle, queste email.

L’ARMATA BRANCALEONE DI LOMBARDO HA TRADITO COMPLETAMENTE L’AUTONOMIA SICILIANA E IL POPOLO SICILIANO
5-In quinto luogo, il Lombardo riempì il Parlamento regionale, gli assessorati, gli enti regionali, perfino qualche anfratto del Parlamento nazionale e del governo nazionale di autentici ascari e collaborazionisti venduti al colonizzatore di turno. Tutti anti-siciliani, servili, ignavi e pericolosi, un autentico circo Barnum di soggetti a tutto vocati, meno che a fare i guerrieri autonomisti e sovranisti, veri e propri personaggi in cerca d’autore e, proprio per questo, dannosi, dannosissimi alla causa del bene comune, del bene pubblico. Figuriamoci alla difesa dell’Autonomia siciliana!

Ne ricordo soltanto alcuni, come in un incubo, ad occhi aperti: il già citato Giovanni Pistorio (senatore, deputato all’Ars e pluriassessore), il senatore Vincenzo Oliva, il sottosegretario Giuseppe Reina, Roberto Di Mauro, Carmelo Lo Monte, Riccardo Minardo, Pietro Rao, Angelo Lombardo, Angelo Attaguile, Antonino Rizzotto, Marianna Caronia, Giovanni Greco, Salvatore “Toti” Lombardo, Paolo Ruggirello, Totò Lentini, Giuseppe Federico, Vincenzo Figuccia, Giuseppe Gennuso, Mimmo Russo, Paolo Colianni, Gaetano Armao.

Sì, proprio lui, l’avvocato Armao, allora assessore del Governo di Raffaele Lombardo, figura centrale dell’Armata Brancaleone lombardiana, l’uomo che oggi Berlusconi vorrebbe imporre al centrodestra siciliano come presidente della Regione. Su di lui tornerò in un prossimo articolo per raccontarvi chi è veramente questo personaggio!

Tutti costoro, insieme con un altro centinaio di soggetti almeno, HANNO TRADITO COMPLETAMENTE L’AUTONOMIA SICILIANA. Hanno ingannato il popolo siciliano. Sono dei traditori della Patria siciliana.

LOMBARDO E I LOMBARDIANI AL SERVIZIO DI MATTEO RENZI
6-In sesto luogo, il Lombardo, nel corso della presente legislatura nazionale ha allocato e dislocato i suoi residui, pochissimi, servi, ancora presenti nel Parlamento nazionale (2-3 scherani), tramite la banda parlamentare di Denis Verdini AL SERVIZIO DELLA MAGGIORANZA E DEI GOVERNI RENZI.

Raffaele Lombardo e i lombardiani sopravviventi sono, dunque, renziani. Sono corresponsabili di tutte le malefatte del governo Renzi e contorni. Altro che Autonomia!

LOMBARDO E I LOMBARDIANI PER IL “SI’” AL REFERENDUME E QUINDI NEMICI DELLO STATUTO AUTONOMISTICO
7-In settimo luogo, il Lombardo e i suoi scagnozzi hanno baldanzosamente sostenuto il SI’ nel referendum anticostituzionale del 4 dicembre 2016, in perfetta combutta con la banda Renzi.
Ora, svuotare e distruggere la Costituzione italiana del 1948 significa contestualmente distruggere lo Statuto autonomistico siciliano. Non è molto difficile a afferrare.

L’ARMATA BRAANCALEONE LOMBARDIANA DI NUOVO IN AGGUATO
Adesso giungono notizie per cui gran parte di questa gentaglia, capitanata dietro le quinte sempre dal solito Lombardo, intende ripresentarsi alle elezioni, per farsi rieleggere e continuare ad ingannare il Popolo siciliano. Sempre in nome dell’Autonomia, dell’Autonomia tradita.
Se hanno tradito una volta, due volte, tre volte, continueranno a tradire.

Vi rendete conto? Di nuovo, Colianni, Rizzotto, Gennuso, Lombardo junior. E naturalmente gaetano Armao che, dal 2009 ad oggi, è stato il vero braccio destro di Lombardo.

IL TEMPO DELLA “BESTIA”
Anni fa, nel lontano fine 2008, quando in pochi mesi capii e capimmo il tradimento in corso del Lombardo, ciascuno in buona volontà cercò di correre ai ripari.

Ci fu chi mollò immediatamente l’MPA e il Lombardo e andò altrove a svernare.

Chi abbandonò, schifato, e per sempre, l’attività politica.

Chi tentò di opporsi alla deriva lombardiana provando a rimediare.

Chi, come il sottoscritto, tornò agli studi di taglio sovranista costituzionale (come si sarebbero chiamati fra poco), al lavoro di progettista dello sviluppo locale, cercò di contribuire alla nascita e allo sviluppo del nuovo movimento contadino che sfociò nei FORCONI. Anche a ipotizzare, progettare e promuovere una sommossa meridionalista (sulla falsariga di libri di Pino Aprile) prima dell’insorgenza grillina, a intraprendere la lunga marcia della rivoluzione sovranista costituzionale.

A partire dal Natale del 2008, nel mondo ormai semidistrutto dell’ex MPA, gli improperi e gli epiteti contro il Lombardo si sprecarono. Un appellativo ebbe particolare successo: “La Bestia”. E’ stato, per un lungo periodo, l’appellativo più gentile e diffuso per qualificare il traditore di Palazzo d’Orleans.

Lombardo “La Bestia”. Ora, io alla “Bestia”, intanto, dico: “Non molestare il cane che dorme”.
Ma “La Bestia” non sa, non può resistere a fare del male, a molestare, a provocare, a violentare, a malignare, a trafficare, a “pupiare”. Per cui, poiché “La bestia” non molla, sono stato costretto, durante questo afoso agosto 2017, a scrivere un libro di oltre 200 pagine, tutte dedicate alla “Bestia”. Il Libro è già in tipografia e uscirà in autunno. In piena campagna elettorale. E’ già prevista la presentazione in una settantina di Comuni di Sicilia.

Questo umile e sintetico articolo è soltanto l’antipasto della storia della “Bestia”.
Anticiperemo, nelle prossime settimane, alcuni contenuti del Libro. Sui Blog e in Facebook.
Peraltro, siamo costretti a questo tipo di scrittura, per legittima difesa. In altri termini, non ne possiamo più dell’impostura di questi cattivi soggetti, di questi satrapi falliti e traditori.

Vi dò, per ultimo, nel successivo post-scriptum, alcuni esempi miserabili del modo d’essere e agire di questi miserabili soggetti.

Post-scriptum
Mi dicono che il Lombardo (“La Bestia”) ad un rozzo candidando di Siracusa, piombandogli in casa, gli abbia intimato di non perdere tempo con quei “saltimbanchi” di Beppe De Santis e Erasmo Vecchio. Povera la mia “Bestia”, come ti sei malridotta. Vedrai, Vedrai…

Questi saltimbanchi, questi meschini pagliacci, ti faranno saltare il Banco.

Mi dicono che il Lombardo (“La Bestia”), ad un cretino che si crede un rivoluzionario, abbia suggerito che “il problema non è tanto Erasmo Vecchio, che è un buono. Il problema è De Santis. Che bisogna abbattere. Isolare. E’ lui l’estraneo ai nostri interessi (?), l’alieno. Pericoloso”. Il Lombardo ignora, o fa finta, che Erasmo e Beppe sono fratelli siamesi. Vedrai, vedrai…

Sì, siamo magnificamente estranei ai suoi interessi (?).

Attenzione, cara “Bestia”, a quel che scrive – il 30 settembre 2005 – il noto pidocchio Matteo Messina Denaro, attuale capo assoluto di Cosa Nostra, nel suo epistolario “Lettere a Svetonio”, poi intercettate e trascritte – col noto Tonino Vaccarino, ex sindaco colluso e ‘tragediatore’ di Castelvetrano (a suo tempo, attivo sodale del Lombardo e cacciato dalle file dell’ MPA per iniziativa di De Santis e altri), riferendosi alla nascita e sviluppo dell’MPA, a trazione lombardiana:

“ n.b. Mi piace il nuovo cammino (l’MPA), escluso De Santis”.
“Con accresciuta stima e l’immenso affetto di sempre un bacio- ad maiora.
suo Alessio”.
(alias Matteo Messina Denaro).

 

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