Anche Blutec a Termini Imerese finisce nel ‘buco nero’ della Sicilia alla frutta

Anche Blutec a Termini Imerese finisce nel ‘buco nero’ della Sicilia alla frutta
12 marzo 2019

Il 28 febbraio scorso il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Aldo Penna, aveva chiesto a Blutec di fare chiarezza su come fino ad oggi ha utilizzato i fondi dello Stato. Parole quasi profetiche, se è vero che la stessa domanda, a quanto pare, interessa la magistratura. Come mai quasi tutte le iniziative patrocinate dal centrosinistra in Sicilia finiscono sempre male? 

Qualche giorno fa ci eravamo interrogati sull’eterna Cassa integrazione che va in scena a Termini Imerese dove, dal 2011, sulle ceneri dello stabilimento Fiat, si cerca di far rivivere a tutti i costi il rilancio di un’industria automobilistica che – di fatto – è stata sempre assistita in Italia e super-assistita in Sicilia. Ci interrogavamo, come già ricordato, sulla Cassa integrazione chiesta, tanto per cambiare, a gran voce dai sindacati tradizionali (QUI IL NOSTRO ARTICOLO). Ma non abbiamo avuto il tempo di trovare le risposte, perché la storia della Blutec a Termini Imerese – il gruppo che con il denaro pubblico avrebbe dovuto rilanciare l’industria automobilistica – è finita nel vortice di una vicenda giudiziaria.

I fatti di queste ore sono su tutti i giornali on line della Sicilia: i vertici di Blutec sono finiti agli arresti domiciliari. Ipotesi dell’accusa: malversazione di fondi pubblici ai danni dello Stato: i finanziamenti erogati da Invitalia – società che fa capo al Ministero dell’Economia – o meglio, una parte di questi fondi sarebbe stata “distratta”.

Chi, in un certo senso, ha anticipato quello che sta accadendo è stato lo scorso 28 febbraio il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Aldo Penna, che a proposito della Cassa integrazione chiesta per gli operai di Termini Imerese ha detto:

“Il polo automobilistico di Termini Imerese va sostenuto, ma, come ha detto correttamente Luigi Di Maio, prima di stanziare altri fondi pubblici per la Cassa integrazione, dobbiamo capire come siano stati spesi, fino ad oggi, le risorse statali erogate fin qui a Blutec e, soprattutto, quali siano le intenzioni, per il futuro, di questa iniziativa industriale” (QUI PER ESTESO LE DICHIARAZIONI DI ALDO PENNA DEL 28 FEBBRAIO).

Aldo Penna ha, di fatto, anticipato uno scenario poco chiaro. E oggi precisa:

“Nei giorni scorsi avevo chiesto che venissero pubblicati i resoconti della società Blutec, da parte dei suoi vertici, per accertare come fossero stati spesi i milioni di euro stanziati dallo Stato per il salvataggio aziendale.
Evidentemente, alla base di questa sospetta riservatezza, vi era qualcosa di losco, su cui è intervenuta la magistratura. L’auspicio e l’impegno già manifestato dal ministro Di Maio è che le sorti della società Blutec non compromettano quelle di settecento lavoratori e delle loro famiglie che meritano, dopo anni di annunci e promesse, di ritrovare stabilità e la dignità del lavoro”.

Noi non entriamo nel cuore di questa vicenda perché non ci avventuriamo quasi mai nella cronaca giudiziaria. Di questa storia vogliamo segnalare ai nostri lettori i contorni e i risvolti politici.

Cominciamo col dire che l’operazione Blutec nasce con il Governo nazionale di centrosinistra (Presidente del Consiglio Matteo Renzi) e con il Governo regionale siciliano di centrosinistra (presidente della Regione, Rosario Crocetta). E’ una delle tante avventure siciliane del PD finite male.

Al centrosinistra vanno ascritti anche due grandi appalti in Sicilia che stanno creando grandi problemi: la strada a scorrimento veloce Palermo-Agrigento e la strada a scorrimento veloce (o autostrada? non l’abbiamo mai capito) Agrigento-Caltanissetta.

In queste due grandi appalti c’è il gruppo CMC.

E la CMC la ritroviamo anche a Catania nei lavori della metropolitana.

Al Comune di Catania, con la passata amministrazione comunale di centrosinistra, è venuto fuori un ‘buco’ di un miliardo e 600 milioni di euro.

Al Comune di Palermo, dove amministra il centrosinistra, ci sono problemi finanziari.

Sempre a Palermo, con al governo del Comune il centrosinistra, si deve la realizzazione insolitamente veloce dei 15 Km di Tram costati 320 milioni di euro!

Ancora a Palermo – sempre con la ‘regia’ del Comune amministrato dal centrosinistra – vanno in scena gli appalti per la ‘chiusura’ di un Anello ferroviario che, finora, è costato oltre 100 milioni di euro: lavori che nessuno sa quando finiranno.

Il centrosinistra che ha amministrato la Regione siciliana dal 2009 al novembre del 2017 ha lasciato un ‘buco’ di 2,1 miliardi di euro.

A questo ‘buco’ si aggiungono i ‘Patti scellerati’ firmati da Renzi e Crocetta nel 2014 e nel 2016 che hanno fatto perdere altre risorse finanziarie alla Regione siciliana.

Al centrosinistra si deve il prelievo forzoso di un miliardo e 340 milioni di euro dal Bilancio della Regione che è ancora tale.

Al centrosinistra si deve il prelievo forzoso di oltre 250 milioni di euro all’anno a carico delle ex Province siciliane oggi in sostanziale default.

Insomma, la vera notizia, in questa storia, è che tutto quello che viene patrocinato o ‘toccato’ dal centrosinistra in Sicilia finisce sempre con sprechi e ‘buchi’ finanziari.

E’ come se la Sicilia, per il centrosinistra, sia stata e sia ancora, là dove gli appalti continuano (è il caso delle nuove sette linee di Tram a Palermo), una sorta di ‘mammella’ da spremere, ora con la gestione di appalti milionari, ora con la gestione di amministrazioni pubbliche.

Anche in Italia il PD non sembra diverso: tant’è vero che il primo atto di Nicola Zingaretti appena eletto segretario è stato quello di volare a Torino per andare a patrocinare gli appalti della TAV…

Ma in Sicilia il ‘senso degli affari’ del centrosinistra si colora di una ‘luce colonialistica’: dove la nostra Isola è una colonia da sfruttare, da sfruttare, da sfruttare…

Foto tratta da cronacaqui.it

 



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