Gilet Gialli: non sanno più cosa inventarsi per denigrarli e li chiamano antisemiti. Ma in crisi è la UE/ MATTINALE 298

Gilet Gialli: non sanno più cosa inventarsi per denigrarli e li chiamano antisemiti. Ma in crisi è la UE/ MATTINALE 298
3 marzo 2019

Secondo la televisione e le sue ‘verità’ i Gilet Gialli dovrebbero essere già scomparsi, dal momento che, ogni sabato, “in piazza, nelle città della Francia, sono sempre di meno”. In realtà, ogni sabato, i Gilet Gialli sono in piazza e fanno un ‘mazzo così a Macron’. La verità è che i Gilet Gialli sono la spia di un malessere economico e sociale che cova in tutta la UE. La protesta che potrebbe accendersi in Sicilia    

Ormai da qualche settimana i Gilet Gialli sono diventati antisemiti. Non sapendo più cosa inventarsi per denigrarli, i dispensatori di verità della televisione hanno trovato la formula per gettare discredito su un movimento che, da tre mesi, ogni sabato, ‘fa un mazzo così’ a Macron e alla sua banda di massoni-europeisti-predoni.

In Francia, dall’affare Dreyfus in poi, quando c’è bisogno di screditare personaggi o movimenti scomodi, si ricorre alle accuse di antisemitismo. Nella testa di chi comanda, i francesi, nel sentire ‘odore’ di antisemitismo, si dovrebbero allontanare. Purtroppo per Macron e per la sua ‘banda’, nemmeno il tentativo di ‘antiseminizzare’ i Gilet Gialli sta sortendo effetti positivi. I francesi, per usare un ‘francesismo’, sinni futtinu, e continuano a scendere in piazza.

Anche se la televisione, ogni sabato, ci dice che “nelle strade della Francia c’è sempre meno gente”, la gente, in strada, scende lo stesso. Se dovessimo dare retta alle “verità della televisione”, la protesta dei Gilet Gialli dovrebbe già essere scomparsa. Considerato che quella di ieri è stata la quindicesima settimana consecutiva di proteste – e considerato che ogni sabato “in strada c’è sempre meno gente” – come si direbbe dalle nostre parti, ‘mmenzu ‘i strati r’a Francia un c’avissi a essiru chiù nuddu (tradotto: la protesta dovrebbe essere finita).

Invece, anche ieri, in tante città della Francia la gente è scesa in strada. Il Movimento dei Gilet Gialli è più vivo che mai ed è più che mai intenzionato ad arrivare alle elezioni europee in assetto rivoluzionario.

In Francia la parola “rivoluzione” non è mai passata di moda. In Francia, quando il potere eccede nel farsi i cavoli propri, la gente prende i forconi – quelli veri, non quelli metaforici – e scende in strada: e comu finisc si cunta…

Confessiamo che noi siamo amaramente divertiti nell’osservare quello che sta accadendo in Francia e in tanti altri Paesi d’Europa. Proviamo a ‘dipingere’ questo quadro europeista…

L’Unione Europea dell’euro è un fallimento integrale. Lungi dall’unire i Paesi che ne fanno parte, nel nome del liberismo e degli interessi delle multinazionali, la UE ha aumentato la povertà, le contraddizioni e ha fatto crescere la disoccupazione.

Sembra incredibile, ma nell’Unione Europea di oggi si contano quasi 120 milioni di poveri su una popolazione di 500 milioni di persone (qui un nostro articolo).

In Europa queste cose succedevano solo dopo le guerre e dopo le carestie. Di fatto, l’Unione Europea dell’euro è riuscita a sintetizzare, un poco più che un ventennio, i danni provocati da guerre a carestie.

Il malessere sociale ed economico è diffuso in quasi tutta l’Europa. E si vede. Tranne che in Grecia – dove un finto Partito Socialista ha consegnato il Paese ai predoni del liberismo europeo ‘selvaggio’ (basti pensare alle svendite di infrastrutture, dai porti agli aeroporti), nascondendo con cura i drammi sociali – in quasi tutto il resto d’Europa covano i semi della rivolta.

In Vallonia, ad esempio, una rivolta degli agricoltori contro il CETA è stata domata con le ‘buone maniere’ nel silenzio generale (qui un nostro articolo).

Il CETA, per la cronaca, è il trattato commerciale internazionale tra UE e Canada voluto dalle multinazionali per consentire a queste ultime di fare affari in Canada nel settore degli appalti pubblici, dell’industria e dei servizi; in cambio, però, i canadesi hanno chiesto e ottenuto di esportare in Europa i propri prodotti agricoli, a cominciare dal grano, duro e tenero.

Morale: per consentire alle multinazionali di andare a fare i cavoli propri in Canada bisogna sacrificare un segmento dell’agricoltura europea. Naturalmente – e ti pareva! – a Bruxelles hanno scelto di sacrificare, in prevalenza, le agricolture mediterranee.

In prevalenza. Perché anche gli agricoltori belgi della Vallonia sono stati sacrificati: e infatti hanno cercato di opporsi; ma la loro protesta è stata soffocata nel silenzio generale.

Il Sud e la Sicilia, per esempio, con il CETA hanno tutto da perdere, come abbiamo raccontato in questo articolo. Ha fatto tutto il passato Governo nazionale del PD di Renzi che, in generale, ha sacrificato l’agricoltura, facendo in modo, però, che a pagare il conto siano gli agricoltori del Sud, agricoltori siciliani in testa.

La Sicilia può esportare in Canada solo le arance rosse, il Pomodoro di Pachino e il Cappero di Pantelleria. Superfluo aggiungere che a esportarli ci pensano i commercianti, gli agricoltori non ci guadagnano nulla! Un classico.

Ovviamente, un sistema del genere – parliamo dell’Unione Europea dell’euro – non può reggere. E infatti perde ‘pezzi’ giorno dopo giorno.

Quella dei Gilet Gialli è una delle tante proteste contro l’Europa dell’euro, forse la più eclatante. Ma – come già accennato – i semi della rivolta sociale covano in tante aree del Vecchio Continente.

Il Regno Unito ha già lasciato direttamente l’Unione Europea (gli inglesi, insieme con altri Paesi del Nord Europa, con lungimiranza, non sono mai entrati nel ‘lager’ monetario dell’euro).

In Austria l’Unione Europea non è molto ‘gettonata’: anzi.

In Spagna non hanno nemmeno il tempo di occuparsi dei fallimenti della UE perché sono alle prese con alcune Regioni che chiedono l’indipendenza (Catalogna in testa).

Il ‘populismo’ è arrivato pure in Olanda, che pure – come diremo più avanti è, insieme con la Germania, con l’euro ha guadagnato.

Proteste si registrano anche in Germania, anche se non se ne parla.

Sorvoliamo sulla Grecia che, come già accennato, è stata massacrata nel silenzio generale.

In Svezia i socialdemocratici – che per decenni hanno avuto la maggioranza assoluta – devono fronteggiare due problemi tra loro legati: alcune zone del Paese ormai controllate dai migranti che non si sono affatto integrati, ma hanno creato zone dove gli svedesi non sono affatto accettati di buon grado; e la contestuale avanzata dei ‘Populisti’.

Non parliamo di quello che succede nell’Europa orientale, dove i quattro Paesi di VisegràdPolonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – vanno per i fatti loro.

Ovviamente c’è anche l’Italia, dove i mezzi d’informazione ‘europeisti’ hanno fatto e continuano a fare una guerra spietata al Movimento 5 Stelle. I grillini hanno perso voti che, però, sono finiti alla Lega. Gli ‘europeisti’, in Italia, continuano a perdere voti (la faccia l’anno già persa da tempo).

La situazione è in divenire anche in Italia. Checché cerchino di farci credere, la protesta dei pastori sardi non è finita. La trattativa è sì in corso, ma i pastori sardi non dovrebbero accettare l’accordo sul prezzo del latte di pecora a 0,75 euro: sarebbe una sconfitta.

Sta venendo fuori, piano piano, anche la protesta in Sicilia. I Forconi siciliani vanno riprendendo forza e, il 7 e l’8 marzo, saranno in piazza (ne abbiamo parlato in questo articolo).

Molto istruttiva la sceneggiata – tutta italiana – che ha trasformato i contributi a fondo perduto a un gruppo di giornali e a Radio Radicale in “libertà di stampa”. In pratica, se si erogano circa 200 milioni di euro all’anno a questi mezzi d’informazione (i conti li ha fatti il sottosegretario Vito Crimi, come potete leggere qui) c’è libertà di stampa; se si tagliano tali contributi a fondo perduto finisce la libertà di stampa…

E a proposito dell’Italia, della UE e dell’euro, è interessante uno studio Centrum für europäische Politik (Cep). Che cosa ci dice? Lo spiega bene il sito d’informazione Un’Europa diversa:

“Che non avessimo fatto proprio un bell’affare ad aderire all’Euro lo avevamo capito tutti. Ma quanto ci fosse costato, quello no, non eravamo ancora riusciti a quantificarlo. Ora il Centrum für europäische Politik (Cep) ha fatto i conti e ha scoperto che a noi italiani la moneta unica è costata un’enormità: 73mila euro a testa, in vent’anni. Gli unici a guadagnarci sono stati Tedeschi e Olandesi, che hanno portato a casa, rispettivamente, 23mila e 21mila euro pro capite”.

E ancora:

“Ce lo racconta, in un interessante articolo pubblicato martedì dal Messaggero e firmato da Roberta Amoruso: ‘Non è un caso se a vent’anni dall’introduzione dell’euro gli italiani sono meno entusiasti di avere scelto la moneta unica di altri europei – scrive la giornalista -. Così come non è un caso se Germania e Olanda sono i due partner che hanno maggiormente spinto per l’ortodossia di bilancio e criticato il salvataggio dei partner più indebitati. Tedeschi e olandesi sono infatti i veri e unici beneficiari di quella scelta: in questi vent’anni ogni cittadino tedesco ha infatti guadagnato in media oltre 23 mila euro, mentre l’olandese ha accresciuto il suo patrimonio di 21.000 euro”. (qui il testo per esteso dell’articolo).

In questo scenario di crisi, in vista delle elezioni europee ormai alle porte, gli europeisti dell’euro si sono inventati un sondaggio grottesco – forse più grottesco dell’attuale Commissione Europea – in base al quale i partiti politici che negli ultimi cinque anni hanno portato nel baratro l’Europa dovrebbero vincere, mentre i populisti dovrebbero perdere.

Il ‘succo’ di questo tragicomico sondaggio è che il PPE, il Partito Popolare Europeo, manterrebbe la propria forza elettorale. Perché? Non si capisce. Si sa, ad esempio, che il leader dell’Ungheria, Orban, resterebbe nel PPE e, quindi, i voti di Orban (e magari quelli di tutti i Paesi di Visegràd) verrebbero conteggiati nel PPE.

Il fatto che i Paesi di Visegràd non vogliono più migranti, mentre il PPE fa parte del sistema che non si è mai opposto agli affari internazionali organizzati con i migranti non conta più nulla: così hanno deciso i massoni della UE.

E i finti e venduti socialisti del PSE? Lì hanno trovato la formula ‘vincente’: li hanno sostituiti con i Verdi, che sono la stessa cosa dei finti socialisti e che dovrebbero gabbare il voto agli ingenui che si illuderanno di votare a sinistra e, invece, si ritroveranno le stesse facce che hanno portato l’Europa allo sbaraglio con una ‘riverniciatina’ di verde. Ridicoli!

E i grillini italiani? Sono già scomparsi. Questa la ‘lettura’ degli europeisti. In realtà, fino ad oggi, stanno comparendo Forza Italia e il PD: ma questo non conta…

Foto tratta da occhidellaguerra.it

LA MONETA UNICA CI È COSTATA 73MILA EURO A TESTA



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