Uomini contro: Giuseppe ‘Peppe’ Arnone, Salvatore Totò Petrotto e Costantino Guzzo/ MATTINALE 269

Uomini contro: Giuseppe ‘Peppe’ Arnone, Salvatore Totò Petrotto e Costantino Guzzo/ MATTINALE 269
1 febbraio 2019

Cos’hanno in comune questi tre personaggi? Che, per motivi diversi e su terreni diversi, si sono scontrati con la vecchia politica siciliana. Andando, per dirla con De Andrè, in “direzione ostinatamente contraria”. Cosa succederebbe se i tre, oggi, invece di proseguire su fronti diversi, unissero le proprie forze? Al di là di tale interrogativo proviamo a raccontare le storie di questi tre personaggi, vere e proprie anomalie in una terra dove in tanti, troppi si genuflettono alle “maschere”

La vita vera, secondo Luigi Pirandello, è costantemente messa a rischio da meccanismi sociali che imprigionano l’uomo in una rete di convenzioni e, quasi meccanicamente, gli impongono un’identità che non è la sua. Nasce da qui l’idea pirandelliana delle “maschere”. L’uomo è considerato tale dalla società solo se dimostra di essere disposto ad accettare i compiti, spesso sbagliati, che la stessa società gli indica: è “uomo della società” solo se si genuflette ai “bisogni sociali” del momento, decisi e ordinati da chi decide di “vivere” la vita degli altri. Ma ci sono momenti in cui certi uomini riescono a liberarsi dalle visioni volute dalla società, riuscendo a guardare oltre le “maschere”: e allora viene fuori la forza sotterranea della vita e sono dolori per loro e per gli altri…

La Sicilia di oggi – la Sicilia come metafora della vita – ci consegna tre uomini che hanno messo a soqquadro il complicato mondo delle “maschere”. Ognuno nel proprio campo ha creato un focolaio di “caos”, regalando problemi enormi al mondo delle “maschere”. Tre uomini, insomma, in “direzione ostinatamente contraria”.

I tre uomini in questione si chiamano Giuseppe ‘Peppe’ Arnone, Salvatore Totò Petrotto e Costantino Guzzo. Tre persone fuori dalla norma, spasso sopra il rigo, un po’ sognatori, un po’ gladiatori, alla costante ricerca della verità. Ma la verità è una brutta bestia: “Voi conoscerete la verità, e la verità vi renderà folli”, dice lo scrittore inglese Aldous Huxley.

Giuseppe ‘Peppe’ Arnone, nei primi anni ’80 del secolo passato, sembrava destinato a una carriera politica nel vecchio PCI. Ma così non è stato. Perché? Sin da ragazzo, nelle file di Legambiente – associazione ambientalista che allora era tradizionalmente vicina alla sinistra comunista – Arnone ha sempre cercato di fare emergere la verità.

Ma questo lo ha reso, piano piano, incompatibile non solo con la sinistra agrigentina, ma non la politica di questa provincia molto ‘complicata’.

La politica agrigentina nasconde segreti inconfessabili. Storie strane, dove la verità, forse, è stata sfiorata. Come i delitti di Accursio Miraglia e Vito Montaperto. O come l’attentato al vescovo di Agrigento, Monsignor Peruzzo, dalle parti della “Quisquina”.

La sinistra siciliana comunista e post comunista è complicata. Se ne accorse, a proprie spese, Giuseppe Montalbano, grande dirigente del PCI siciliano che, alla fine degli anni ’70 del secolo passato, darà alle stampe un volume – “Mafia, politica e storia” – dove la sinistra comunista siciliana ne esce a pezzi.

La sinistra comunista e poi post comunista di Agrigento è dentro questo filone: indecifrabile, misteriosa, imprevedibile e, soprattutto, perfettamente integrata nelle “maschere” della politica siciliana.

ARNONE – Oggi la sinistra agrigentina è inesistente. Di questa sinistra post comunista che si è prima trasformata (si trasformano anche le “maschere”) e poi si è quasi estinta Arnone – e questo è un suo merito – non ha fatto parte. Anche se lui – da qui l’apparente contraddizione – ha sempre cercato di farne parte. E non è facile capire se la “fortuna”, come la intendeva Machiavelli, l’abbia alla fine aiutato o ostacolato.

Di sicuro c’è che, Arnone, ha sempre cercato la verità: e questo non lo ha aiutato. Non lo ha aiutato negli anni ’80, quando, difendendo l’ambiente da leader di Legambiente, ha finito col mettersi contro tutta la politica siciliana, compresa la sinistra post comunista della quale faceva parte.

Nei primi anni ’90 sembrava il matematico sindaco di Agrigento. Ma i post comunisti agrigentini gli hanno tagliato la strada.

Arnone, ancora oggi, continua ad essere un uomo contro. Nel settembre dello scorso anno, nel Palazzo Reale di Palermo, sede del Parlamento siciliano, nel corso di un convegno pubblico, il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, gli ha strappato il microfono dalle mani. Stava per raccontare fatti politici di questi anni, ma Miccichè gliel’ha impedito: TUTTO DOCUMENTATO IN QUESTO VIDEO.

Le cronache ci raccontano di uno scontro tra Arnone e i magistrati. Arnone è stato anche arrestato e poi rilasciato: alla fine aveva ragione lui.

PETROTTO – Altro personaggio scomodo è Salvatore ‘Totò’ Petrotto. Anche lui agrigentino. Di Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia. Anche lui sempre pronto a “smascherare” chi si nasconde dietro le “maschere”. protagonista di lotte titaniche, contro avversari impossibili.

Da sindaco del suo paese Petrotto si è trovato a combattere contro i comitati di affari dell’acqua e dei rifiuti. E l’ha fatto quando la Regione siciliana era amministrata dal centrosinistra. Errore gravissimo, perché dal discorso a Messina di Palmiro Togliatti in poi, fino a prima dell’esplosione del ‘caso’ di Antonello Montante, chi si è scontrato con la sinistra post comunista siciliana ha sbattuto contro un muro di gomma.

Che c’entra Togliatti? E che c’entra il suo “discorso di Messina”? C’entrano, eccome! E’ il momento storico in cui il leader del PCI, che le cose le capiva molto prima degli altri, arriva in Sicilia a Messina e… e si rende conto che la Sicilia è una “Nazione”.

Tante sono state le interpretazioni del discorso di Messina di Togliatti. Ma forse il leader politico che l’ha interpretata meglio è stato Massimo D’Alema che, negli anni ’90, lascia intendere che la Sicilia è bene lasciarla ai siciliani…

Il ‘caso’ Montante – che in questo momento è in piena evoluzione – segna una svolta. Montante è stato, piaccia o no, un protagonista del centrosinistra siciliano: è stato tra i protagonisti del Governo del ribaltone di Raffaele Lombardo, dal 2009 al 2012; ed è stato tra i protagonisti della campagna elettorale che, nel novembre del 2012, ha portato Rosario Crocetta alla presidenza della Regione siciliana.

Tutti sappiamo che Confindustria Sicilia – allora presieduta da Antonello Montante – aveva un proprio rappresentante nella Giunta regionale. E tutti conoscono gli scontri tra l’ex assessore regionale, Nicolò Marino, e Confindustria Sicilia in materia di gestione dei rifiuti.

E proprio sui rifiuti si consuma lo scontro tra l’allora sindaco di Racalmuto, Petrotto, e il potere siciliano di quegli anni. Con Petrotto che ne uscirà perdente. Il Comune di Racalmuto verrà sciolto per mafia.

Lo scioglimento di un Comune per mafia non è prerogativa della magistratura. E’ una prerogativa che la politica ha tenuto per sé: è il Ministro degli Interni che decidere di sciogliere un Comune per mafia: la politica che interviene sulla politica.

Oggi – tornando a Montante – l’ex presidente di Confindustria Sicilia è sotto processo. Proprio in questo momento il suo processo è sospeso. Si attende che la Cassazione decida sulla richiesta di remissione.

Da notare che la parte politica della quale Montante ha fatto parte – non certo in posizione secondaria – è presente ed attiva. Il passato non è passato: è ancora presente.

Per la cronaca, Petrotto è stato anche tra i primi a denunciare la gestione dell’acqua ad Agrigento e provincia. Ma nonostante le inchiesta giudiziarie che interessano questo settore il sistema, in questa provincia, è ancora in piedi.

GUZZO – Storia completamente diversa è quella di Costantino Guzzo. Che nella vita lavorava in un ente di Formazione professionale. Come Arnone e Petrotto, Guzzo si sta scontrando con una forza titanica: la forza della vecchia politica siciliana: quella vecchia politica che, per decenni, ha utilizzato gli enti formativi no profit e che, a un certo punto, ha deciso di sostituirli con altri soggetti. In alcuni casi per gestire direttamente i corsi di Formazione professionale.

Le cronache ci hanno consegnato il caso giudiziario di Francantonio Genovese, già sindaco di Messina, già parlamentare nazionale del PD, primo segretario regionale del Partito Democratico in Sicilia. Genovese era diventato uno dei protagonisti – ma non il più importante – della Formazione professionale siciliana gestita direttamente dalla politica siciliana.

Finito sotto inchiesta, di fatto ha dovuto lasciare l’agone politico dell’Isola, sostituto dal giovane figlio. Ma – lo ribadiamo – non è il solo politico che è entrato direttamente nel mondo della Formazione.

E qui entra in scena Costantino Guzzo, un lavoratore che è stato licenziato e al quale hanno trattenuto la liquidazione. L’ente formativo del quale faceva parte è stato dichiarato fallito. Lo schema, in questi casi, prevede che i lavoratori licenziati e lasciati senza retribuzioni e senza Tfr si dovranno accontentare del poco che quello che la gestione fallimentare riuscirà a trovare.

Ma Guzzo – e qui torniamo a Pirandello – si rifiuta di genuflettersi ai “bisogni sociali” di chi ha deciso di “vivere la vita degli altri”. Così ha iniziato una battaglia solitaria contro i giganti. Come Arnone e come Petrotto qualche volta fa un po’ sopra il rigo. Ma non molla: combatte come un gladiatore, ora sotto la sigla di un’organizzazione sindacale, ora in solitudine.

Che dire in conclusione? Nel passato Arnone e Petrotto si sono anche scontrati. La domanda di oggi è: cosa succederebbe se i tre unissero le forze?

Al di là di tutto, la loro è stata ed è una battaglia ‘politica’, nel senso nobile del termine. Perché i loro avversari sono i politici della vecchia politica siciliana.

Foto tratta da baskenet.it

 



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